L’Europa, il Senato e noi…

21 luglio 2010

In attesa dell’avvio del confronto in Senato sul Disegno di Legge “Gelmini” 1905 vi segnaliamo un documento la Comunicazione della Commissione Europea al Parlamento Europeo “Un nuovo slancio per la cooperazione europea in materia di istruzione e formazione” e la nota congiunta della Flc Cgil e del Dipartimento Formazione e Ricerca della Cgil inviata alla Commissione con le osservazioni sul documento. Nella nota sono sottolineati la genericità, i punti di debolezza ma anche gli elementi positivi del documento.

Dal sito della Flc vi segnalo invece una nota con cui facciamo il punto della situazione prima dell’avvio del confronto in Senato. Facciamo, insomma, un pochino di chiarezza. Buona lettura…

Nelle prossime ore il Disegno di Legge 1905 sull’Università, c.d. “Gelmini”, andrà al voto del Senato. In queste settimane è cresciuto un forte movimento di opposizione tra i ricercatori a tempo indeterminato, che ruota intorno al rifiuto degli incarichi didattici. Molti Atenei non sono in grado di presentare il Manifesto degli Studi, e si susseguono prese di posizione degli Organi accademici ovunque. La Crui ed i singoli Rettori, in grande affanno, esprimono tentativi di far rientrare la protesta dei ricercatori, senza tuttavia prendere posizione esplicita contro il DDL. A seguito della manovra economica e dei tagli retributivi previsti, e anche come effetto della protesta dei ricercatori, ora anche associati e ordinari cominciano in misura crescente ad aderire alla protesta.

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14-07-2010 ore 15.13 – sala stampa – Maxiemendamento

14 luglio 2010

Mentre il Presidente Napolitano chiede al governo di temperare i tagli alle Università e ai “giovani di avere fiducia”, giunge come ciliegina sulla torta il testo del maxiemendamento alla mavovra. Sul sito del Sole 24 Ore

peraltro, in una giornata di iniziative di lotta praticamente ovunque in Italia, il link ai lavori del senato –  http://www.senato.it/lavori/21415/38479/genpagina.htm – mostra come giovedì 22 sia stata calendarizzata in aula la discussione in aula del DDL 1905. Entro martedì devono essere presentati eventuali emendamenti.

A voi il testo, buona lettura…. e abbiate fiducia (che tanto non ci resta altro…


del caos e della lenta morte: tra Lippi, Gelmini e Tremonti

27 giugno 2010

Ora che l’Italia è fuori dal mondiale possiamo con certezza affermare che il nostro paese  è in crisi.  E’ certamente colpa del figlio di Lippi, ma anche il padre qualche colpa ce l’ha. Per non parlare di un governo il cui capo dell’esecutivo è anche il presidente di una delle più importanti e ricche squadre del nostro campionato. E poi di Sky, che io non mi posso permettere e che mi ha fatto perdere le migliori partite del mondiale… Ma ci pensate?! ognuno di quei calciatori vale quanto una intera annata di reclutamento straordinario “Mussi”!

Del resto le colpe dei padri e quelle dei figli vanno spesso insieme, e in un paese familista come il nostro ci sono pochi padri e i loro rispettivi figli a tenere tutto in mano. E da qualche decennio a questa parte le crisi causate dai padri di alcuni le pagano i figli di tutti gli altri. Un esempio? la manovra Tremonti. 

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Docenti solidali con i ricercatori. Oltre 500 corsi rischiano di saltare il prossimo anno accademico a Unito

18 giugno 2010

http://torino.repubblica.it/cronaca/2010/06/18/news/universit_a_rischio_500_corsi-4939722/?rss&ref=HRPE-3

Quattrocento professori contro la riforma Gelmini
di STEFANO PAROLA

Foto: da SI-Studenti Indipendenti, Unito

Docenti solidali con i ricercatori. Oltre 500 corsi rischiano di saltare

Ora anche i professori dell’Università scendono in campo contro il disegno di legge Gelmini. In 409 hanno aderito alla protesta dei loro colleghi ricercatori che da settimane hanno dichiarato la propria indisponibilità a tenere lezioni nel corso del prossimo anno accademico. Non solo, ma i docenti solidali si sono anche impegnati a non tenere i corsi lasciati scoperti dal personale di ricerca, o almeno a farlo soltanto in minima parte. Dettaglio che mette a rischio tra i 500 e i 700 insegnamenti.

Un appoggio decisivo, quello del personale docente, che aumenta il numero di buchi presenti nell’offerta formativa dell’ateneo torinese. Oggi il rettore Ezio Pelizzetti presenterà le novità sulle immatricolazioni del prossimo anno e cercherà di fare un punto sulle lauree messe a rischio dalla mobilitazione del personale di ricerca. Per adesso a fare un conto provvisorio ci prova Alessandro Ferretti, portavoce dei ricercatori “indisponibili” : “A rifiutarci di insegnare l’anno prossimo siamo in 450, il 53 per cento del totale. Se aggiungiamo i professori che hanno accettato di non coprire la didattica al posto nostro possiamo stimare che come minimo salteranno 500 corsi, ma il numero sale a 700 se si tiene conto del fatto che a quasi tutti noi è affidati almeno un corso e in molti casi anche due”.

Insomma, professori ordinari e associati si stanno mobilitando a loro volta. E lo si è visto anche nelle ultime riunioni dei consigli di facoltà. Nonostante la componente dei ricercatori che vi partecipa sia minima, a Economia e a Scienze politiche non sono riusciti ad approvare il Manifesto degli studenti, ossia quel documento che contiene l’offerta didattica. A Scienze della formazione docenti e personale di ricerca sono andati oltre: hanno votato per la non approvazione del manifesto, dando mandato al preside di portare a conoscenza del rettore e del ministro il fatto che la facoltà non è in grado di far partire l’anno accademico.

Al Politecnico le acque non sono meno agitate. Anche lì i ricercatori contestano la riforma Gelmini perché “riduce la democrazia e l’autonomia degli atenei”, perché viene fatta “in assenza di adeguati finanziamenti” e perché prevede che il ricercatore diventi “una figura a tempo determinato, che “scade” dopo sei anni”. Nella facoltà di Architettura aderisce la quasi totalità del personale di ricerca e, denuncia il Collettivo che coordina la protesta, “almeno 130 insegnamenti risultano scoperti: i corsi di laurea in Architettura e Disegno industriale rischiano di non poter essere attivati”. In quelle di Ingegneria, invece, “sono in bilico le esercitazioni e i laboratori di fisica, mentre l’astensione alla didattica dei ricercatori di matematica potrebbe far saltare una ventina di corsi. Situazioni analoghe si verificano anche nelle aree dell’ingegneria elettronica e della meccanica”.


Se non cambiera’… l’anno accademico non partira’!!!

24 maggio 2010
PROVE GENERALI DI RETTORATI ASSEDIATI!

Ore 15:00 18/5/10 - Studenti, ricercatori, precari, T/A dell'Universita' di Torino occupano il rettorato. Siamo in 1.000

18 Maggio 2010Giornata di mobilitazione nazionale contro il DDL Gelmini con occupazione dei rettorati.

Torino, Milano, Verona, Bologna, Genova, Firenze, Pisa, Siena, Roma, Napoli, Cagliari, Cosenza, Catania…. Da Nord a Sud una serie lunghissima di iniziative, rettorati e rettori assediati da un grande movimento di protesta contro le riforme antidemocratiche del sistema universitario italiano. Un grido unanime di condanna dei tagli indiscriminati al sistema universitario pubblico, che avranno come unico risultato lo stato di crisi degli Atenei. Studenti, ricercatori precari e strutturati, tecnici/amministrativi, esternalizzati… tutti, uniti nel rifiutare il processo di privatizzazione degli Atenei portato avanti dall’attuale Governo. Nel difendere la liberta’ di ricerca e docenza, fuori dalle logiche di mercato, gli studenti denunciano inoltre il rischio quanto mai attuale di aumento delle tasse universitarie.

18/5/10 - Rettorato del Politecnico occupato da 400 lavoratori e studenti

Mentre al Politecnico di Torino si organizza il pranzo precario prima dell’occupazione del rettorato, all’Universita’ di Torino, unico ateneo ad essere ancora occupato ad oltranza da martedi’ 18 maggio, il Rettore Pelizzetti e’ stato costretto a scrivere una lettera al Ministro Gelmini, dopo che aveva ricevuto mandato dal Senato Accademico.

Il 19 maggio si e’ tenuto invece un presidio di protesta di ricercatori, precari e studenti sotto il Senato a Roma, dove era in corso una seduta della VII Commissione. Nonostante la Commissione abbia ricevuto una delegazione di ricercatori, precari e studenti, non sono stati fatti significativi passi di apertura nei confronti dei lavoratori in mobilitazione e alcun passo indietro nelle politiche di tagli e privatizzazione al sistema universitario ne’ sulla cancellazione della figura di ricercatore a tempo indeterminato.

Intanto novita’ da macelleria sociale arrivano con le nuove bozze di DDL (vedi post sopra). E’ quanto mai necessaria un’apertura da parte del Governo, altrimenti le occupazioni continueranno a oltranza. Studenti, ricercatori e precari sono stati chiari: il prossimo anno accademico non partira’ finche’ non verranno accolte le loro rivendicazioni!


Torino Ribelle!

7 maggio 2010

A Torino si apre una SETTIMANA DI PRE-MOBILITAZIONE!!!

Lunedì 10 e martedì 11 maggio si terranno 2 assemblee al Politecnico e Università di Torino rispettivamente, che vedranno la partecipazione di tutte le componenti degli Atenei in mobilitazione contro il DDL Gelmini.
Il Coordinamento dei Precari della Ricerca del Politecnico di Torino indice l’ASSEMBLEA GENERALE dei precari della ricerca (ASSEGNISTI, BORSISTI, CO.CO.CO., DOCENTI A CONTRATTO) e dei dottorandi del Politecnico
 
lunedì 10 maggio
ore 12,30 – 14,30
aula 3s al Politecnico
 per discutere e decidere delle azioni di protesta contro il DDL 1905 (c.d. Gelmini) di riforma dell’Universita’ attualmente in discussione alle camere. L’assemblea e’ aperta a tutte le componenti dell’Ateneo.

 

Questa la pagina web del Coordinamento relativa alla protesta contro il DDL Gelmini:
http://sites.google.com/site/precaripolito/Home/protesta-contro-ddl-gelmini

Da tale pagina è possibile scaricare l’invito con i dettagli della motivazione ed il testo della mozione votata dai ricercatori a Milano il 29 Aprile durante l’assemblea nazionale. In questo articolo gli ultimi sviluppi della protesta dei ricercatori all’Universita’ di Torino:
http://www3.lastampa.it/torino/sezioni/cronaca/articolo/lstp/205732/

In questo articolo gli ultimi sviluppi della protesta dei ricercatori a livello nazionale:
http://www.repubblica.it/scuola/2010/05/04/news/universit_una_settimana_di_blocco_i_ricercatori_per_noi_nessun_futuro-3818367/

Coordinamento Precari della Ricerca del Politecnico di Torino

———- Forwarded message ———-
Date: Thu, 6 May 2010 16:39:44 +0200 (CEST)
From:
Subject: Assemblea d’Ateneo martedi’ 11 maggio ore 14:00

Carissim*,

come saprete, il DdL Gelmini e i tagli al fondo di funzionamento dell’Universita’ minacciano di creare una situazione insostenibile per l’Universita’ pubblica e in particolar modo per i ricercatori. In risposta a questa situazione, a partire da febbraio molti ricercatori di Torino hanno deciso di dichiarare l’indisponibilita’ a ricoprire incarichi didattici non obbligatori per legge. Questa forma di protesta e’ ormai ampiamente diffusa a livello nazionale in piu’ di 30 atenei (compresi tutti i piu’ grandi), come potete verificare sul sito http://wpage.unina.it/apezzell/sito/unidoc/index.html A Torino l’adesione alla protesta e’ stata manifestata dai colleghi delle facolta’ di Agraria, Economia. Farmacia, Lettere e Filosofia, Lingue, Psicologia, Scienze della Formazione, Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali, Scienze Politiche e Veterinaria. Attualmente coinvolge piu’ di 450 ricercatori sui 900 totali.

Le richieste dei ricercatori sono state delineate il 29 aprile in un’assemblea nazionale a Milano che ha visto la partecipazione di piu’ di 200 delegati provenienti da 35 universita’, e si e’ conclusa con l’approvazione di un documento in cui trovate un elenco dei punti critici sollevati e le richieste dei ricercatori indisponibili. Il DdL Gelmini, nel quale sono contenute le varie norme lesive per l’Universita’ pubblica e in particolar modo per i ricercatori strutturati e precari, e’ in fase di discussione al Senato e presto approdera’ alla Camera: in quella sede ci sara’ l’ultima occasione per ottenere modifiche sostanziali, prima di dover mettere in atto l’annunciata  indisponibilita’ . Ad oggi sono in corso da parte del Ministero prese di contatto con vari esponenti del movimento dei ricercatori, finalizzate a creare le condizioni per una trattativa diretta ministero-ricercato ri indisponibili sulla base del documento di Milano.  Per dare forza alle richieste dei ricercatori, tutte le associazioni sindacali e della docenza hanno indetto una settimana di mobilitazione unitaria per la settimana del 17 al 22 maggio, alla quale i ricercatori torinesi riuniti in assemblea hanno deciso di partecipare astenendosi da tutta l’attivita’ didattica (corsi ed esami) e organizzando iniziative per informare gli studenti e l’opinione pubblica sul grave pericolo che incombe sugli Atenei italiani. Per avere l’opportunita’ di discutere ed informarsi sulla situazione attuale e le prospettive future vi invitiamo ad intervenire ad una

ASSEMBLEA GENERALE – Martedi’ 11 Maggio, ore 14:00 presso
l’Aula Magna Primo Levi, via Giuria 7

aperta a *tutte* le componenti dell’Universita’ , nel quale verra’ discussa la situazione attuale e le prospettive della protesta a livello locale e nazionale, le richieste da portare al ministero, le iniziative di supporto da intraprendere nei prossimi giorni e il coordinamento tra le varie componenti universitarie. Sperando di vedervi numerosi, un caro saluto

Alessandro Ferretti per il Coordinamento Ricercatori UniTo


Lettera aperta agli atenei italiani

23 aprile 2010

23-04-2010 | Università

Senza progetto non c’è futuro.

E’ il momento di bloccare i licenziamenti dei precari dell’università e della ricerca!

L’11 marzo 2010 si sono chiusi i termini per la presentazione in VII Commissione degli emendamenti al disegno di legge 1905 sulla riforma universitaria. Il testo delle proposte di maggioranza e opposizione e del relatore in commissione è ora visibile sul sito del Senato.

Sebbene siano circa 800 gli emendamenti presentati, appare subito evidente come nessuno di questi introduca alcun elemento di reale contraddizione e come resti confermato l’impianto della proposta di legge, costruita a misura dei soli tagli al finanziamento pubblico del sistema universitario italiano. E nonostante i primi segni di sofferenza in molti atenei il Governo, ad oggi, non ha compiuto alcun passo indietro e insiste con l’irresponsabile politica di riduzione delle risorse per università e ricerca.

A conclusione dei lavori della commissione sono fatti salvi, invece, tutti i percorsi di accentramento dei poteri nella gestione degli atenei, il completamento del processo di privatizzazione delle università ed il controllo diretto del Ministero dell’Economia e delle Finanze sul sistema universitario, subordinando definitivamente il ruolo di produzione e promozione delle conoscenze scientifiche, proprio dell’Università pubblica, alle logiche di mercato e al profitto.

Nessuno degli emendamenti proposti affronta seriamente l’enorme problema dei precari impegnati nella ricerca e nella didattica in tutti gli atenei. Al contrario è particolarmente critico il complesso delle proposte sulle ipotetiche “soluzioni” del precariato e sul reclutamento dei docenti: restando confermata l’eliminazione della fascia dei ricercatori, introdotta dalla 230/05, si cancella l’approdo strutturato all’istituzione universitaria, istituzionalizzando ed allargando, di fatto, la piaga del precariato che già affligge più di una generazione di ricercatori.
Appare, dunque, evidente che l’unica ipotesi condivisa da maggioranza e opposizione sia la “soluzione” del problema del precariato universitario attraverso la cancellazione delle opportunità di lavoro ovvero attraverso l’eliminazione dei ricercatori e dei docenti precari. Resta, infatti, confermato il combinato disposto dall’art. 10 che pone un tetto massimo di dieci anni alla somma tra contratti a tempo determinato e assegni di ricerca; conteggiando questi ultimi in maniera retroattiva e precludendo, di fatto, a chi oggi abbia già svolto più di quattro anni di attività scientifica come assegnista l’accesso ai contratti a tempo determinato (TD).
Tutto ciò sembra preludere ad una sola cosa: l’espulsione di gran parte degli attuali precari, magari anche dei più qualificati, dall’università italiana.

Sono, poi, confermate tutte le forme attualmente vigenti di lavoro precario, particolarmente quelle più odiose come la docenza a contratto a titolo gratuito o le prestazioni d’opera. Anche la tanto discussa tenure track – il percorso certo verso l’immissione in ruolo – in assenza di una disposizione che renda immediatamente disponibili, sin dalla stipula del primo contratto TD, le risorse in programmazione per l’eventuale e definitiva conferma in ruolo, si configura ancora come l’ennesima trafila contrattuale di tipo subordinato che lascia aleatoria, imprevedibile e arbitraria l’assunzione.
In questo scenario l’istituzione della figura del ricercatore TD può, dunque, essere ritenuta accettabile solamente come forma unica, sostitutiva delle innumerevoli figure contrattuali atipiche e irregolari che caratterizzano l’attuale carriera dei ricercatori precari, dalla fase post-dottorato all’assunzione in ruolo, ed in nessun modo può, rimpiazzando quella del ricercatore a tempo indeterminato (TI), contribuire a far slittare oltre ogni umano limite di tempo l’opportunità di accesso alle posizioni TI.

L’astensione da un progetto per il futuro è tema dominante negli esiti del dibattito in commissione. Finanche la proposta di una parte dell’opposizione sul pensionamento a 65 anni di tutto il personale docente e ricercatore con 40 anni di contributi, rischia di convertirsi in una norma che, seppur condivisibile nell’intento di contribuire al ringiovanimento del corpo accademico e al riassorbimento del precariato, appare ancora insufficiente, dal momento che mancano vincoli chiari sulla destinazione delle eventuali risorse liberate per il reclutamento dei precari.
Ancora una volta manca il progetto. Ci si trova di fronte alla stessa lucida indifferenza che la classe politica, da anni in questo tragicamente fedele a se stessa, riserva ad intere generazioni di lavoratori che, inquadrati nelle forme contrattuali più “creative”, hanno contribuito in modo essenziale al funzionamento delle facoltà senza la speranza dell’accesso ai ruoli, impedita dalla sostanziale inadeguatezza dei concorsi per il reclutamento.

Il programma di questo Governo di riduzione delle prospettive di lavoro nell’università e nella ricerca pubblica resta, dunque, confermato e nessun passo avanti è stato fatto sul confronto in tema di precariato universitario; anzi il Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca rafforza il muro costruito intorno a sé ed evita di trattare sull’argomento ignorando le grida di allarme sollevate, ormai da anni, dalle diverse organizzazioni dei precari e le numerose, e anche queste ormai “storiche”, proposte di cancellazione del precariato attraverso l’unificazione delle forme contrattuali.
Tutto ciò non può che avvalorare un giudizio radicalmente negativo nei confronti dei provvedimenti governativi e sostenere la necessità di un’opposizione forte e radicale: questo DdL sulla riforma universitaria è da considerarsi inemendabile.

Alla luce di quanto emerso, e qualunque sia l’iter parlamentare del DdL, è sempre più evidente che i ricercatori e i docenti precari debbano conquistare i diritti essenziali di ogni lavoratore che, nell’Università, sono sempre stati loro negati: retribuzioni adeguate, tutele, misure previdenziali, rappresentanza negli organi accademici.
Come già anticipato nella nostra piattaforma nazionale, non solo è urgente aprire tavoli di trattativa a livello nazionale e locale, ma è giunto il momento di chiedere una moratoria sull’allontanamento, leggasi licenziamenti, dei precari dell’università e della ricerca. Qualunque ulteriore esitazione oggi è un lusso: un’intera generazione di lavoratori rischia di essere licenziata per fine contratto con la sola prospettiva della disoccupazione in un mercato del lavoro asfittico e indifferente verso l’esperienza formativa costruita negli anni.

Il coordinamento nazionale dei precari dell’università FLC-CGIL rilancia la necessità di un immediato e ampio confronto sul tema del precariato con i sindacati di categoria, le associazioni ed i movimenti tutti con la prospettiva di costruire un progetto per l’università pubblica in Italia. Qualsiasi riforma condivisa deve partire da un rifiuto delle politiche di tagli e riduzioni, così come da un riconoscimento, che porti ad una valorizzazione, del lavoro essenziale svolto dai docenti e dai ricercatori precari che ogni giorno sostengono sulle proprie spalle il sistema universitario. Si stima, infatti, che i precari della ricerca e della docenza negli atenei italiani siano oggi almeno 40. 000, numero forse sottostimato a causa della mancanza di un’anagrafe d’ateneo capace di includerli. In alcuni atenei, solo grazie all’impegno degli stessi precari, è stato possibile effettuare un censimento: almeno il 50 % del personale impegnato in ricerca e docenza è precario.

Occorre, dunque, rilanciare le iniziative di opposizione in tutti gli atenei italiani. In ogni singolo dipartimento, istituto, facoltà, la protesta deve dilagare coinvolgendo tutta la comunità scientifica nazionale e il mondo della scuola. Oggi gli obiettivi della mobilitazione delle università devono oltrepassare la dimensione della denuncia e della proposta per convergere verso uno stato di agitazione permanente che occupi quotidianamente tutti i luoghi e tutti i meccanismi, impegnando, solidali tra loro, tutti i soggetti in campo contro le riforme antidemocratiche del sistema universitario.

Roma, 23 Aprile 2010

Coordinamento Nazionale Precari Università FLC-CGIL