DDL Gelmini sull’Università: il rinvio della discussione è una vittoria ma adesso bisogna rilanciare

19 ottobre 2010

Roma, 14 Ottobre 2010

Care compagne e cari compagni,

il presidio di questa mattina a Montecitorio, promosso dalla FLC, è diventato una grande manifestazione di tutte le sigle della docenza, dei ricercatori strutturati e precari e di tutti i gruppi studenteschi. Per le caratteristiche della partecipazione e per le parole d’ordine emerse negli interventi, possiamo dire che la giornata di oggi rappresenta la base per un rilancio dell’iniziativa. Come sapete la discussione sul DDL Gelmini è stata rinviata a dopo l’approvazione della legge finanziaria. La ragione di questo rinvio è la mancanza pressoché totale della copertura finanziaria dell’emendamento (proposto dalla maggioranza) che prevede l’istituzione di un fondo finalizzato alla copertura di 9000 posti nel periodo 2011−2016 da professore associato destinati agli attuali ricercatori. Si trattava del tentativo esplicito di spaccare il fronte della protesta ma neanche questo gli è riuscito. Come abbiamo sempre detto questa legge è fatta per tagliare ulteriormente le risorse e quindi non poteva prevedere oneri aggiuntivi.

Il dirimente parere negativo questa volta è stato espresso nientedimeno che dal Ministero del Tesoro, che ha praticamente bollato come vane le promesse fatte dal Ministro Gelmini a una parte di tutti quelli che in questi mesi si sono fermamente opposti all’approvazione dello sciagurato disegno di legge. L’ultimo sigillo è stato apposto dalla commissione Bilancio della camera che ha preferito rinviare definitivamente la discussione. E’ evidente che la protesta dei ricercatori, fondata sulla indisponibilità alla didattica aggiuntiva, ha avuto un ruolo determinante ma altrettanto importante è stato l’ impegno costante della nostra organizzazione finalizzato a costruire una vera coesione tra le diverse componenti e a promuovere la mobilitazione. Ciò ha consentito di evitare la corporativizzazione delle rivendicazioni. Le assemblee organizzate nelle ultime settimane insieme agli studenti e ai ricercatori strutturati e precari (ultima quella di Bologna) hanno avuto un ruolo importante nella costruzione di un fronte di lotta unitario.

A questo punto la vittoria di oggi, per molti insperata, dovrà essere capitalizzata attraverso una nuova e più intensa campagna di assemblee in tutti gli atenei.

L’obiettivo principale è recuperare le risorse scippate con la legge 133 legandole ad un nuovo discorso pubblico sull’università. Il DDL può e deve essere ritirato. L’università può e deve essere riformata a partire da un confronto vero con tutte le sue componenti.

Francesco Sinopoli

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Bologna calling. 8 Ottobre 2010 Assemblea nazionale dei precari dell’università

29 settembre 2010

I Precari della Ricerca e della Docenza delle Università italiane esprimono tutta la loro contrarietà rispetto ai contenuti  della conferenza stampa tenuta il 22 Settembre 2010 dal Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca e da quello dell’Economia, e rilevano che:

  • il ricatto esplicitamente formulato “prima la riforma e poi i soldi” è inaccettabile, perché la presunta “riforma” altro non è che un gigantesco progetto di smantellamento dell’università pubblica, che peggiorerà la qualità della didattica, cancellerà l’autonomia della ricerca scientifica, impedirà l’accesso ai ricercatori precari ed alle nuove generazioni e imporrà tasse sempre più alte agli studenti, selezionando per censo l’ingresso all’università e privando fasce consistenti della popolazione, in particolare molti tra i giovani delle regioni meridionali, del diritto ad un’istruzione di qualità;
  • l’imposizione al Parlamento dell’approvazione in tempi rapidissimi della riforma (alla Camera il 5 ottobre) si configura come l’ennesima forzatura di una maggioranza che non intende prestare il minimo ascolto ai soggetti interessati dal provvedimento;
  • i ministri hanno chiarito che per molti anni non ci saranno nuove assunzioni nelle università (di per sé un’affermazione inconcepibile in quasi tutti i paesi del mondo) dando così compimento all’operazione di licenziamento dei precari, che ricordiamo sono tra 60000 e 90000 (dati MIUR 2009), che dalla scuola viene definitivamente estesa anche all’Università.
  • Governo (e rettori) chiedono quindi ai ricercatori strutturati di scambiare le proprie prospettive di carriera con il futuro dell’istituzione in cui lavorano. Noi precari, invece, auspichiamo che i colleghi strutturati indisponibili respingano uno scambio così indecente e continuino a schierarsi, come ribadito nell’assemblea nazionale a Roma il 17 Settembre 2010, a difesa dell’università pubblica, mantenendo ferma la loro protesta ad oltranza;
  • è inaccettabile la doppiezza di molti Rettori che negli Atenei si sono dichiarati contrari al DdL, mentre la CRUI con la mozione del 23/9 si è pronunciata decisamente a favore della “riforma”.  La CRUI, anziché rendersi complice delle politiche della maggioranza, vigili piuttosto sul rispetto della legge 311/58 che, lo ricordiamo, consente ai rettori di proseguire il mandato oltre l’età della pensione solo se al momento dell’elezione si trovavano nella oramai abrogata posizione di fuori ruolo.

Affinché la necessaria solidarietà dei precari verso i ricercatori indisponibili si traduca in azioni concrete, i precari devono diventare parte attiva della protesta. Per opporci allo smantellamento dell’università pubblica invitiamo perciò i precari  di tutte le università italiane a mobilitarsi nei giorni 4, 5 e 6 Ottobre 2010 con iniziative di protesta e assemblee locali che dovranno accompagnare tutto il percorso del DdL alla Camera.

Indiciamo per il prossimo Venerdì 8 ottobre 2010 a Bologna un’Assemblea Nazionale dei Precari della Ricerca e della Docenza delle Università, aperta a tutte le componenti dell’Università, della Ricerca e della Scuola, i cui studenti manifesteranno nelle città italiane proprio in quella giornata, per raccogliere la partecipazione alle iniziative locali e organizzarne di ulteriori, coordinandoci a livello nazionale, e per sostenere i 5 punti del documento introduttivo allegato, con l’obiettivo prioritario di rafforzare la mobilitazione unitaria di tutto il mondo accademico contro lo smantellamento di Università e Ricerca pubblica.

Infine, esprimiamo la nostra solidarietà verso tutti i lavoratori, precari e non, che durante questo durissimo periodo di crisi stanno difendendo il proprio lavoro, e riteniamo che l’unificazione delle lotte sia l’unica strada efficace per rispondere all’aggressione che tutti stiamo subendo. In particolare auspichiamo che la nostra assemblea possa rappresentare un momento di confronto con i precari che già si sono organizzati in settori vicini al nostro, come scuola ed enti di ricerca, oltre che con i tanti precari e lavoratori in appalto che lavorano negli atenei italiani.

Precari universitari della Ricerca e della Docenza
ricercatoriprecari-dibattito@googlegroups.com

Ricercatori Precari Bologna

ADI – Associazione dottorandi e dottori di ricerca italiani

Assemblea dei ricercatori e docenti precari dell’Università di Pisa

Coordinamento Nazionale Precari dell’Università FLC-CGIL

Coordinamento Precari della Ricerca Catania

Coordinamento Precari della Ricerca del Politecnico di Torino

Coordinamento precari dell’Università di Torino

Coordinamento Ricercatori Precari Unife – Ferrara

FLC Cgil Catania

FLC Cgil Padova

FLC Cgil Pisa

FLC Cgil Veneto

Gruppo degli assegnisti e dei ricercatori non strutturati di Siena

Laboratori Precari (ROMA)

LINK – Coordinamento Universitario

Precari Invisibili della Ricerca (UNICAL)

Rete29Aprile – Ricercatori per una Università Pubblica, Libera, Aperta

 


L’appetito vien lottando!

1 settembre 2010

Edizione straordinaria,

al PoliTO i ricercatori precari non fanno più la fame!

Dopo mesi di dura lotta, con occupazioni del rettorato e notti insonni ad organizzare le mobilitazioni, i precari del Politecnico di Torino ottengono concretamente il primo risultato: dal primo settembre almeno non moriranno più di fame!

Le criticità rimangono molte al Politecnico: centinaia sono i precari della ricerca che stanno perdendo il posto per mancato rinnovo contrattuale. Ma una prima vittoria, piccola e sincera, li rafforza, li unisce e mostra quale sia la strada giusta per imporre la loro piattaforma rivendicativa!

Qui sotto un primo comunicato del coordinamento precari Polito.

Buon appetito!

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Carissimi,

il rientro dalle vacanze porta una sorprendente notizia positiva.

Da oggi (1 settembre) gli *assegnisti post-doc* hanno diritto ai BUONI PASTO da 4,33 euro!

E’ un risultato importante che abbiamo conseguito con mobilitazioni, discussioni, incontri. Non l’avremmo ottenuto senza l’impegno del Coordinamento, l’apporto sostanziale delle RSU e dei sindacati ed il supporto e la partecipazione di tutti. Vogliamo pensare però che sia solo il primo risultato concreto di una lunga serie (diritti, trattamento delle criticità, bandi da ricercatore, ecc.), per cui avremo sempre più bisogno dell’appoggio ATTIVO e PARTECIPE di tutti.

Come fare per ottenere i buoni pasto: dal 1° di settembre 2010, presso gli Uffici dell’Area PAF ubicati in C.so Montevecchio n° 77 – 3° piano (si entra dal cortile), saranno distribuiti a tutti gli aventi diritto i primi 20 buoni pasto cartacei. Occorre comunicare la data di conseguimento del dottorato. ANDATE A RITIRALI AL PIU’ PRESTO!!!

L’amministrazione centrale aveva garantito che avrebbe mandato un mail a tutti  gli assegnisti per avvisarli.
Credo che nessuno di voi abbia ricevuto questa mail, non sono stati in grado…

Mi raccomando, continuiamo a lottare per i nostri diritti: tenetevi pronti!

– il Coordimento Precari della Ricerca del Politecnico di Torino

precari-polito@googlegroups.com
http://groups.google.it/group/precari-polito?hl=it?hl=it
Il forum di discussione è su http://precaripolito.forumattivo.com/


Prove per gli stati generali sul precariato della conoscenza FLC CGIL

9 luglio 2010

Convocazione riunione precari FLC CGIL di scuola e universita’ Piemontesi per il 13 luglio 2010

carissime-i precarie e precari della conoscenza
tenuto conto della grave situazione in cui versa il precariato della scuola e dell’università e delle proposte di riforma ancora in cantiere e che con ogni probabilità verranno varate nei prossimi mesi, riteniamo necessario incontrarci prima dell’inizio del nuovo anno scolastico per conoscerci meglio e per discutere del seguente odg:

1-formulare la richiesta di nascita di un coordinamento regionale della FLC-CGIL piemonte nei tempi più rapidi possibili
2- aggiornamento sui temi sviluppati nel corso dell’assemblea della scuola di Parma il 4 luglio
3- confronto sulla bozza di decreto sulla formazione iniziale docenti
4- manifestazioni e volantinaggio durante le prossime operazioni di nomina dei docenti

l’incontro si terrà martedì 13 luglio alle ore 16,00 presso la saletta RSU del politecnico di torino, in via castelfidardo a Torino.

fraterni saluti
mauro miglio,

precario scuola FLC CGIL Novara


Ricercatori dell’Università di Catania. Lettera aperta agli studenti e alle loro famiglie

3 luglio 2010

Cara studentessa/caro studente,
Gentile genitore,

come probabilmente sapete l’università italiana vive una fase di tremenda crisi.

Il governo, con le ultime leggi finanziarie, ha ridotto del 20% i finanziamenti all’università.
Del 20% !!! C’è da chiedersi: quale altra parte del sistema statale – Trasporti, Sanità, Giustizia – potrebbe reggere un taglio di questo tipo? Basta pensare che la scuola italiana è in una crisi estrema con dei tagli del 10% circa.
Questa scelta avrà delle conseguenze di cui tutti voi dovete essere coscienti.

La prima conseguenza è quella di un aumento costante e progressivo delle tasse universitarie; le tasse aumenteranno già dal prossimo anno di circa il 20%. A tale aumento ne seguiranno altri negli anni successivi, di entità eguale e forse maggiore. Tra trecinque anni le tasse universitarie di uno studente proveniente da una famiglia di reddito medio saranno aumentate del 100%.
Che senso ha aumentare le tasse universitarie, già da quest’anno, con le famiglie in crisi e la sofferenza economica in atto? È questa la soluzione alla crisi del nostro paese? Perché gli altri paesi avanzati (USA, Germania, Francia) stanno invece aumentando le risorse per l’istruzione, l’Università e la ricerca? Con questi tagli l’Italia è il paese europeo che investe di meno nella ricerca e nell’Università: solo lo 0,8% del Prodotto Interno Lordo, cioè della ricchezza del paese. La media europea è l’1,4%.

La seconda conseguenza è quella della riduzione dei servizi agli studenti. Diminuiranno le borse di studio, le mense, le case dello studente, verranno tagliati molti corsi di laurea, verrà istituito il numero chiuso in tutti i corsi di studio. Perché il governo afferma che vuole tutelare il diritto allo studio quando in 60 anni di vita repubblicana non è mai stata fatta una seria politica in tal senso? Non si vergogna? Senza queste forme di assistenza, infatti, solo le famiglie ricche e non troppo numerose potranno affrontare la scelta di una formazione universitaria di qualità dei figli. Questo non è giusto, non è civile, non è dignitoso.

La terza conseguenza è il licenziamento di migliaia di persone che lavorano nell’università e la riduzione della qualità dell’offerta didattica. Troppo spesso la televisione e i giornali danno un’immagine distorta dell’università. L’università dei “baroni”, l’università del nepotismo, l’università dei figli dei figli, degli amici degli amici. Nell’università esistono certo dei casi di gestione poco trasparente, come in altre parti del nostro sistema statale. Ma nell’Università lavorano, con sacrificio e con retribuzioni penose, migliaia e migliaia di giovani.
Forse voi studenti non sapete che il 40% di quelli che giustamente chiamate “professori” sono precari, “contrattisti”, il cui posto di lavoro è messo a rischio dai tagli ai finanziamenti dell’Università pubblica previsti dal governo già a partire da quest’anno. E forse voi genitori ignorate che senza quel 40 % l’offerta didattica rischierebbe, a fronte di un aumento delle tasse, di essere affidata a soggetti estranei all’università e assolutamente non qualificati che certamente non potrebbero garantire quell’alto livello di formazione che oggi più che mai il mercato del lavoro richiede.
L’Università attende una riforma; una riforma che punisca i baroni, i privilegi, le cricche, e incentivi la qualità della didattica e della ricerca.
In realtà la riforma del ministro Gelmini punirà sopratutto i deboli, quelli che non sono tutelati, facendo pagare il conto solo alla nuova generazione, cioè agli studenti e ai giovani precari in attesa di assunzione.

Per queste ragioni noi ricercatori abbiamo deciso di protestare.

Chi siamo noi ricercatori?
Per legge siamo stati assunti e siamo valutati solo per fare ricerca, con la possibilità di svolgere attività didattica integrativa di supporto ai professori associati ed ordinari. In realtà una parte molto consistente dei docenti di ruolo che insegnano nelle Università sono ricercatori. E la maggior parte, e forse la miglior parte della ricerca in Italia, è portata avanti dai ricercatori, questa strana specie di “mezzi-professori”, più giovani e molto meno retribuiti degli altri docenti strutturati.

La Gelmini ci vuole mettere ad esaurimento, senza riconoscere da nessun punto di vista il lavoro didattico che svolgiamo da diversi anni. Abbiamo deciso – la legge ce lo consente – di rifiutare gli insegnamenti. Abbiamo deciso di attenerci a quello che la legge prevede per il nostro ruolo. Abbiamo deciso di mostrare a tutti che l’Università, con questi tagli folli e senza un’attenzione agli studenti e alle nuove generazioni, rischia il collasso. Molti colleghi associati e ordinari in tutta Italia stanno aderendo alla nostra protesta, rifiutando di assumere i nostri insegnamenti scoperti. Moltissimi tra i colleghi precari condividono e sostengono la nostra protesta. Molti atenei sono già sull’orlo della chiusura. Molte Facoltà chiudono. Decine di corsi di laurea vengono tagliati. Con questa politica l’Italia diventerà presto un paese sottosviluppato.

Vogliamo una università che aiuti il paese a crescere e a diventare forte; una università che dia benessere e futuro ai nostri giovani. Perché l’università è il cervello di un paese moderno; l’università e la scuola sono l’unico strumento per rispondere alle sfide culturali ed economiche del futuro.
Non siamo ingenui: il futuro e il benessere non ce li regalerà certo la televisione!

Per questo, cari studenti, cari genitori, vi chiediamo di sostenere la nostra protesta. La nostra protesta è a vostra disposizione; la nostra protesta ha un senso se diventerà la protesta degli studenti, delle famiglie, di tutta l’università. Non lasciamo che nessuno rubi il nostro futuro!

Catania, 2 Luglio 2010
Coordinamento dei Ricercatori Universitari di Catania
Coordinamento dei Precari della Ricerca di Catania


docenza a contratto: il quadro del disastro

29 giugno 2010

seminario di riflessione sulla docenza a titolo gratuito e sul precariato intellettuale in tempi di attacco al sistema culturale e di smantellamento dell’università pubblica

ne parliamo con:

Daniela TurazzaOrdine degli Architetti della Provincia di Firenze

Ilaria AgostiniCoordinamento Docenti Precari Unifi

Leonardo CroattoFederazione Lavoratori della Conoscenza – CGIL

sono invitati gli studenti, i dottorandi, i ricercatori e i professori, il personale tecnico e amministrativo, e tutti i lavoratori precari gravitanti intorno all’università 

martedì 29 giugno, ore 12
facoltà di Architettura di Firenze
sede di Santa Verdiana, piazza Ghiberti 27, aula 4V

a cura di: Coordinamento Docenti Precari Unifi e FLC CGIL Firenze


Meno bandi, più bindoli. Centinaia di corsi gratuiti confermati d’ufficio, senza il consenso dei prof (precari)

19 giugno 2010

Alla Facoltà di Architettura di Firenze cade ogni parvenza di istituzionalità: per il prossimo anno accademico, più di cento cattedre saranno assegnate d’ufficio a docenti esterni senza il loro consenso formalizzato. E senza bandi. Si tratta di quei docenti che già avevano svolto l’insegnamento nell’a.a. 2009-2010, attribuito loro tramite un contratto annuale di docenza, per di più a titolo gratuito (gratuità prevista dalla L. 230/2005, art. 1, c. 10). Eppure il corpus delle leggi che regola lo spinoso capitolo delle docenze a contratto impedirebbe di fatto questo tipo di automatismo: il decreto del luglio 2008, che disciplina a livello nazionale l’affidamento delle docenze, secondo quanto già stabilito dal D.M. 242/98 (art. 2, c.1), prevede che gli incarichi di insegnamento, gratuiti o retribuiti, annuali o pluriennali, siano affidati tramite “procedure di selezione, anche con appositi bandi, assicurando la pubblicità degli atti, la valutazione comparativa dei candidati” (è viva l’eco dell’art. 97 della Costituzione). All’art. 3, c. 2, del D.M. luglio 2008 si accenna alla possibilità di “conferimento diretto di incarichi di insegnamento”, limitata però esclusivamente ad “eminenti studiosi, italiani o stranieri, a fronte di riconoscimenti scientifici e/o professionali dagli stessi ottenuti in “ambito nazionale ed internazionale”. Facendo leva su tale comma, il regolamento di Ateneo (Regolamento in materia di incarichi di insegnamento e di attività didattica integrativa, 22 maggio 2009, n. 674), prefigura l’eventualità del rinnovo diretto “previa valutazione dell’attività svolta” (R.R. 674/09, art. 7, c. 5), senza specificare tuttavia le modalità di tale rinnovo, né di tale valutazione, né la qualità scientifica del futuro contrattista (come invece specifica il D.M., art. 3, c. 2): il rinnovo è d’ufficio (come sta accadendo) o si tratta più ragionevolmente di un atto consensuale? Chi valuta, e secondo quali criteri, l’attività del docente esterno da confermare? Sarebbero tutti “eminenti studiosi” (D.M. luglio 2008, art. 3, c. 2) di fama internazionale i cento, e più, prof. reclutati automaticamente dalla facoltà? 

La mancata retribuzione (che abbiamo già contestato in molteplici sedi istituzionali), l’assenza di trasparenza negli atti pubblici, gli automatismi non consensuali, infliggono a centinaia di contrattisti una condizione lavorativa ben al di sotto del limite della dignità; acuiscono la già esistente competizione tra contrattisti e ricercatori in mobilitazione che, come segno di protesta contro l’indegna riforma universitaria, stanno dichiarando l’indisponibilità a sostenere gli incarichi didattici; abbassano la garanzia della qualità della didattica che l’università pubblica avrebbe il dovere di assicurare alla popolazione italiana, e contribuiscono perciò al disegno berlusconiano di smantellamento del sistema dell’istruzione pubblica.

Basta lavoro non retribuito, basta automatismi autoritari! Basta precariato!

17 giugno 2010

Coordinamento Docenti Precari Unifi

Qualche dato riferito alla Facoltà di Architettura di Firenze:

docenti strutturati (associati, ordinari, ricercatori), a.a. 2009-10: 197 (fonte: MIUR);

docenze a contratto messe a bando nell’a.a. 2009-2010: 230 (fonte: Unifi);

docenze messe a bando nell’a.a. 2010-2011: 83 (fonte: Unifi);

docenze confermate con la modalità sopra esposta, nell’a.a. 2010-2011: dato non “rivelato” (ma non è distante da 230 – 83 = 147);

ricercatori che rinunciano agli incarichi di docenza (ad oggi, 17 giugno 2010): 54 su 76 (fonte: Coordinamento Ricercatori Unifi).