Meno bandi, più bindoli. Centinaia di corsi gratuiti confermati d’ufficio, senza il consenso dei prof (precari)

19 giugno 2010

Alla Facoltà di Architettura di Firenze cade ogni parvenza di istituzionalità: per il prossimo anno accademico, più di cento cattedre saranno assegnate d’ufficio a docenti esterni senza il loro consenso formalizzato. E senza bandi. Si tratta di quei docenti che già avevano svolto l’insegnamento nell’a.a. 2009-2010, attribuito loro tramite un contratto annuale di docenza, per di più a titolo gratuito (gratuità prevista dalla L. 230/2005, art. 1, c. 10). Eppure il corpus delle leggi che regola lo spinoso capitolo delle docenze a contratto impedirebbe di fatto questo tipo di automatismo: il decreto del luglio 2008, che disciplina a livello nazionale l’affidamento delle docenze, secondo quanto già stabilito dal D.M. 242/98 (art. 2, c.1), prevede che gli incarichi di insegnamento, gratuiti o retribuiti, annuali o pluriennali, siano affidati tramite “procedure di selezione, anche con appositi bandi, assicurando la pubblicità degli atti, la valutazione comparativa dei candidati” (è viva l’eco dell’art. 97 della Costituzione). All’art. 3, c. 2, del D.M. luglio 2008 si accenna alla possibilità di “conferimento diretto di incarichi di insegnamento”, limitata però esclusivamente ad “eminenti studiosi, italiani o stranieri, a fronte di riconoscimenti scientifici e/o professionali dagli stessi ottenuti in “ambito nazionale ed internazionale”. Facendo leva su tale comma, il regolamento di Ateneo (Regolamento in materia di incarichi di insegnamento e di attività didattica integrativa, 22 maggio 2009, n. 674), prefigura l’eventualità del rinnovo diretto “previa valutazione dell’attività svolta” (R.R. 674/09, art. 7, c. 5), senza specificare tuttavia le modalità di tale rinnovo, né di tale valutazione, né la qualità scientifica del futuro contrattista (come invece specifica il D.M., art. 3, c. 2): il rinnovo è d’ufficio (come sta accadendo) o si tratta più ragionevolmente di un atto consensuale? Chi valuta, e secondo quali criteri, l’attività del docente esterno da confermare? Sarebbero tutti “eminenti studiosi” (D.M. luglio 2008, art. 3, c. 2) di fama internazionale i cento, e più, prof. reclutati automaticamente dalla facoltà? 

La mancata retribuzione (che abbiamo già contestato in molteplici sedi istituzionali), l’assenza di trasparenza negli atti pubblici, gli automatismi non consensuali, infliggono a centinaia di contrattisti una condizione lavorativa ben al di sotto del limite della dignità; acuiscono la già esistente competizione tra contrattisti e ricercatori in mobilitazione che, come segno di protesta contro l’indegna riforma universitaria, stanno dichiarando l’indisponibilità a sostenere gli incarichi didattici; abbassano la garanzia della qualità della didattica che l’università pubblica avrebbe il dovere di assicurare alla popolazione italiana, e contribuiscono perciò al disegno berlusconiano di smantellamento del sistema dell’istruzione pubblica.

Basta lavoro non retribuito, basta automatismi autoritari! Basta precariato!

17 giugno 2010

Coordinamento Docenti Precari Unifi

Qualche dato riferito alla Facoltà di Architettura di Firenze:

docenti strutturati (associati, ordinari, ricercatori), a.a. 2009-10: 197 (fonte: MIUR);

docenze a contratto messe a bando nell’a.a. 2009-2010: 230 (fonte: Unifi);

docenze messe a bando nell’a.a. 2010-2011: 83 (fonte: Unifi);

docenze confermate con la modalità sopra esposta, nell’a.a. 2010-2011: dato non “rivelato” (ma non è distante da 230 – 83 = 147);

ricercatori che rinunciano agli incarichi di docenza (ad oggi, 17 giugno 2010): 54 su 76 (fonte: Coordinamento Ricercatori Unifi).


CORSI E RICORSI. L’iniziativa del CODACONS per i docenti a contratto

15 giugno 2010

Il Codacons invita i docenti a contratto a ricorrere al TAR per il riconoscimento di «una giusta retribuzione e del trattamento previdenziale e assistenziale, oltre al pagamento delle differenze retributive già maturate»,  come ha dichiarato il suo presidente Carlo Rienzi.
La notizia sarebbe una vera bomba, se non fosse che ancora una volta il tentativo di costruire una dimensione collettiva di rivendicazione si infrange sulla strutturale frammentarietà dell’universo dei contratti universitari.

E non potrebbe essere altrimenti. A ciascuno il suo: visto il contratto, fai il ricorso.

Si legge, infatti, su «La Repubblica» del 13.o6.2010 che la strategia processuale proposta dal Codacons si articola in due fasi: la prima “a carico individuale” del docente e la seconda “collettiva e nazionale”. Insomma si tratterebbe di una class action senza la class, almeno nella prima fase. Oppure di una azione collettiva prioritariamente individuale?

Seppure apprezzabile nell’esito mediatico – riportare ancora una volta alla ribalta lo sproposito del ricorso ai contratti di insegnamento per tappare i buchi dell’offerta didattica negli atenei –  la proposta del Codacons suscita numerose perplessità proprio perché, delegando al singolo l’avvio dell’azione legale,  non affronta il nodo principale della questione dei docenti universitari precari: come rappresentare gli interessi di una categoria –  e chiamiamola classe, infine – di lavoratori che tale ancora non è.

Sparse le proprie opportunità di lavoro tra un’infinita varietà di contratti e consegnato il proprio futuro ad un’orda di “furbetti del contrattino”, quanti tra i docenti che guadagnano anche solo poche centinaia di euro sono disponibili ad intraprendere un’azione presso il TAR a proprie spese?

Quanti tra quelli che dall’anno prossimo rientrano nel taglio del 50% di co.co.co e “tempo determintato” imposto dalla finanziaria aggiuntiva?

Senza un progetto sul riconoscimento del ruolo dei docenti “in sub-appalto” come docenti universitari, questa iniziativa rischia di risolversi solo nell’ennesimo casus mediatico.

Ma forse i numeri delle adesioni potrebbero smentirci? Dateci notizia se partecipate.