La Sapienza e il suo nuovo statuto

Ecco il testo del nuovo statuto della Sapienza che il Senato Accademico dovrebbe ratificare il 23 Marzo.

Da una attenta lettura si evidenzia che i precari  (CoCoCo, Assegnisti di ricerca e ricercatori a tempo determinato) non sono minimamente presi in considerazione nelle rappresentanze in tutti gli organismi collegiali (SA, CdA, CdD, CdF).

Scaricatelo, leggetelo e fate le vostre considerazioni

10 risposte a La Sapienza e il suo nuovo statuto

  1. Intervista a Elena Monticelli su Statuto Frati scrive:

    Al seguente link è possibile vedere un servizio realizzato da uniroma.tv
    All’università La Sapienza Elena Monticelli è stata intervistata riguardo allo statuto Frati che sarà approvato a breve.

    http://www.uniroma.tv/?id_video=15583

  2. Gianluca scrive:

    Il fatto che nella proposta di statuto i precari non siano menzionati (purtroppo) non stupisce, visto che tale statuto dovrebbe essere in linea con il DDL; il quale toglie a RTI e ad associati buona parte della rappresentanza, figurarsi se la danno ai precari …

    Il punto e’ perche’ Frati voglia far approvare lo statuto mentre il DDL e’ in discussione in parlamento: spera probabilmente in (o gli e’ stata promessa) una favorevole redistribuzione della quota premiale del FFO… cio’ che mi preoccupa e’ che se vogliono approvare lo statuto prima del DDL, temo voglia dire che avranno avuto rassicurazioni dal governo che il parlamento non cambiera’ il DDL piu’ di tanto (leggi maxiemendamento) …

    Non e’ un caso, credo, che anche al Polito, il rettore sia nuovamente “partito in quarta” con la revisione dello statuto (lettera di oggi a tutto il personale) …

  3. Guido Baccelli scrive:

    Ecco i miei commenti in merito ad un eventuale documento FLC sullo statuto della Sapienza.

    Il Rettore Frati – da considerarsi anche un Immaginifico Rettore – ha presentato alla comunità scientifica e ai lavoratori della Sapienza un nuovo Statuto richiedendo l’approvazione del testo al SA già dalla riunione di Martedì 23 Marzo.

    Lo statuto si compone di 5 parti (Titoli) e 27 articoli.

    In generale è il tentativo di anticipare la riforma della Governance presente nel testo della proposta di Legge Gelmini, n. 1905, attualmente in discussione al Senato.

    Si osserva che in più punti del testo (ad es. comma 2 articolo 1 titolo Primo) si fa riferimento ad un rapporto stretto fra università pubblica e “interessi privati”, ad istituzioni partecipate (Comma 3 articolo 1, Titolo Primo). Fino a far entrare 3 componenti “privati” nel Consiglio di amministrazione “scelti direttamente dal Rettore” (comma 4, articolo 15, Titolo Terzo).

    Si crea una Scuola di Studi Avanzata (Comma 9, articolo 1, Titolo Primo) che va ad aggiungersi con statuto speciale alle normali facoltà e dipartimenti. Si propone quindi una scuola speciale con corsi di studio di serie A rispetto agli altri corsi di studio (di serie B?).

    Una Scuola superiore avrebbe senso solo se si dichiarasse che essa non fosse finalizzata ad aprire corsi di studio alternativi – ma anche elitari rispetto agli altri “normali” corsi di Laurea. Ciò mette in crisi il concetto di eguaglianza dei titoli di studio.

    Nel comma 8 articolo 3 Titolo Primo si colpisce il direttore di dipartimento o il preside di facoltà se le organizzazioni da essi dirette non raggiungessero “non ben specificati” obiettivi o “non ben chiarite” valutazioni secondo criteri internazionali. Ciò creerà conflitto all’interno dei dipartimenti e delle nuove facoltà (che si accorpano secondo criteri ragionieristici e non culturali, senza aver sentito in modo sistematico le parti sociali, né i soggetti e la base degli accorpamenti).

    L’articolo 6 del titolo Primo stabilisce (comma 3) il blocco della carriera come esito delle valutazioni locali della didattica e della ricerca, senza considerare che già il disegno di legge Gelmini vuole triennalizzare gli scatti e aumentare i carichi didattici e gli obblighi dei docenti senza differenziare fra ruoli della docenza. Lo statuto si sovrappone quindi in modo peggiorativo l’impianto dello stesso DDL.

    Il Titolo secondo stabilisce una riduzione del numero delle facoltà e dei dipartimenti sovrapponendo e non differenziando i ruoli svolti finora separatamente dai due organismi.

    Il dipartimento avrà solo parte del budget per il personale dalle facoltà che, tra l’altro, dovranno ratificare l’operato in merito alle stesse chiamate da parte dei dipartimenti.

    Fan parte dei consigli di dipartimento i docenti e i ricercatori che dovranno decidere e ratificare due volte le stesse decisioni in assemblee diverse per ampiezza e costituzione. I ricercatori a tempo determinato e gli assegnisti di ricerca non sono rappresentati né eletti in nessun organo accademico a partire dai consigli di facoltà, dai consigli di dipartimento, fino al Senato Accademico.

    L’articolo 10 del Titolo Secondo stabilisce che riguardo ai corsi di studio deliberano parallelamente tre istituzioni, i consigli di corso di studio, i consigli di dipartimento e i consigli di facoltà. In ciò si sovrappongono i ruoli degli organismi e si obbligano i docenti alle medesime decisioni in tre tipi di assemblee deliberative di differente ampiezza e rappresentatività.

    Il comma 2 dell’articolo 13 del Titolo Terzo demanda al solo Rettore la pianificazione degli obiettivi a cui devono corrispondere sia dipartimenti che facoltà (tale pianificazione è secondariamente approvata dal SA). In ciò amplificando i poteri personali dello stesso Rettore anche al di là della proposta di legge Gelmini.

    Il Titolo Terzo all’articolo 16 si istituisce un Art. 16 Comitato di supporto strategico e valutazione che svolge “pericolose” e oscure funzioni di controllo delle performance del personale e si aggiunge a tutti gli altri organismi di controllo già stabilità (anche questo organismo eccede rispetto alle richieste del ministero rispetto alle funzioni di valutazione stabilite nel DDL Gelmini). Come viene nominato tale “comitato”?

    Quale è la sua necessità? Seriamente sembra un comitato di “salute pubblica” di oscura memoria!

    Il Titolo quarto, articolo 20, stabilisce ulteriori valutazioni per il personale dirigenziale e punizioni se non si raggiungono obiettivi non altrimenti specificati.

    L’articolo 27 titolo quarto ribadisce che i Ricercatori TD e gli Assegnisti non sono compresi fra i ruoli del personale docente. Lo stesso articolo stabilisce che i fuori ruolo hanno le stesse funzioni degli ordinari in ruolo.

    L’articolato è tuttavia molto complicato e abbisogna di una ulteriore e attenta lettura! :-X

  4. marco scrive:

    allucinante.
    il sindacato nulla può fare in questo senso?

    • insorgere scrive:

      frati è il peggio del peggio, incarna ciò che c’è di più ributtante e disgustoso nel nostro sistema accademico.
      ma da uno così che davvero vi aspettavate qualcosa di diverso?

  5. fra(N)ti scrive:

    il punto è che il ministero va dicendo in giro, sul modello nota 160, che saranno “premiati” quegli atenei che meglio di adatteranno allo spirito della riforma…
    insomma minacce.

    Il punto che si deve far valere sul nuovo statuto è che è assurdo che in un sistema che – ci piaccia o no – attribuisce a docenti a contratto, assegnisti di ricerca e ricercatori TD un ruolo preciso (vedi il ddl gelmini), non trovi sul punto della rappresentatività alcun riscontro….

  6. RivoluzioneSpuntata scrive:

    Quella proposta da Frati è una rivoluzione spuntata.

    Non innova per nulla la riforma Gelmini.

    Cambia solo alcune funzioni dei dipartimenti ma poi complica i rapporti fra facoltà e dipartimenti.

    Le facoltà controllano i dipartimenti con un nuovo CdF ingestibile.

    Fa riferimento a pratiche di valutazione internazionale senza entrare nel merito. Il problema è entrare nel merito perché le pratiche di valutazione costano e non esiste un paradigma internazionale condiviso.

    I precari…semplicemente non esistono !!! E tutti i dibattiti degli ultimi 15 anni sul precariato…qualcuno alla Sapienza li ha minimamente sentiti, metabolizzati, elaborati?

    Insomma c’era veramente bisogno di questo statuto e in cosa sarebbe effettivamente innovativo…forse nello stabilire che la Sapienza è anch’essa università telematica…effacciamone un’altra di università telematica😦.

    Chiedo lumi ai colleghi, cerchiamo di capire… perché si è sentita l’esigenza di questo “nuovo” statuto.

    Non mi pare che sia risolutivo dei problemi strutturali e finanziari di cui soffre il cosiddetto “più grande ateneo d’Europa”.

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