Della Crui, di Tremonti e altre drammatiche storie…

11 luglio 2010

Il notiziario della domenica! Prima di una settimana forse decisiva per le nostre sorti e quelle dell’Università pubblica. Intanto il dato dei tagli, aspettiamo di capire se sono confermate le voci che circolano ossia che anche le misure a termine di sostegno del finanziamento sono destinate a non essere rinnovate; ci riferiamo ai 550 milioni di euro/anno stanziati dal Governo Prodi per il triennio 2008-2010; e ai 400 milioni ricavati dallo scudo fiscale per il 2010. Se entrambe queste misure non verranno confermate e prorogate, il taglio del finanziamento 2011 rispetto al 2010 non sarà solo quello, pur consistente, previsto dalla L.133 (oltre 300 milioni in meno nel FFO), ma ammonterà all’incirca ad un miliardo e cento milioni di euro. Se a questo aggiungiamo la possibile non proroga della norma che permette agli atenei di computare solo in maniera parziale il personale medico dei policlinici nel calcolo del rapporto tra FFO e spese per personale (il famigerato 90%) appare evidente che l’anno prossimo il sistema collassa. Nel frattempo, in relazione a quanto segnalato dagli amici e colleghi di Apri, la V commissione del Senato ha approvato il seguente emendamento che posticipa di 3 anni l’età pensionabile, per fortuna solo nelle università private. Una velina del sole 24 Ore aveva lasciato intendere che l’emendamento valeva per tutte le università italiane. Sarebbe stato il colpo di grazia….

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Precari: ripartire dalla conoscenza! Vogliamo risposte concrete

11 maggio 2010

Senza investimenti nella formazione e nella ricerca non si esce dalla crisi.

Assemblea nazionale dei precari FLC CGIL

sabato 15 maggio dalle ore 10.00 a Roma


a 180′ dalla fine…

8 maggio 2010

A 180’ dalla fine del campionato, è giunto il momento di fare il punto della situazione. Se l’inter si avvia a vincere lo scudetto – e ci dispiace per il pupone che è quanto di meglio la pubblicità televisiva abbia prodotto negli ultimi anni – il sistema italiano dell’Univeristà è ormai stabilmente in zona retrocessione.

Prosegue, infatti, il lavoro in commissione Senato con l’approvazione o il rigetto degli emendamenti al Disegno di Legge Gelmini. Sul sito del CNU è possibile scaricare una versione del ddl “emendata”   sulla base del lavoro in commissione (anche se conviene far riferimento al link del Senato per gli aggiornamenti ufficiali). Siamo giunti all’art. 8. con la seduta del 5 maggio. Per fare una valutazione del lavoro fin qui fatto ci vorrebbe più tempo, ci sono limature sulla questione della governance – forse l’intervento più significativo è la modifica di quanto previsto per i membri esterni designati che deve essere “non inferiore a 3” (oppure 2 per gli Atenei più piccoli). Ci sono poi modifiche sostanziali allo stato giuridico. Insomma, avremo modo di commentare e analizzare più approfonditamente. Certamente l’impianto complessivo del ddl non ne viene modificato sostanzialmente.

La seconda questione è quella dei finanziamenti. Ancora, ad oggi, nessuna certezza sul FFO di quest’anno. Gli Atenei hanno approvato i propri bilanci di previsione senza alcun dato ufficiale relativo agli stanziamenti ministeriali di quest’anno. E avete forse letto della interrogazione parlamentare a firma Ghizzoni sul finanziamento al sistema Università per il prossimo anno: al deputato del Pd che segnala preoccupato una riduzione di oltre due punti e mezzo al FFO, l’onorevole Vito risponde che no, i tagli sono stati ridotti, e che la riduzione rispetto al 2009 è pari al 3,72 %. I segnali di sofferenza negli Atenei crescono, basti vedere quanto avviene a Pisa e Siena, la gestione provvisoria di bilancio di Atenei come La Sapienza e Federico II, il nuovo Prin.

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Torino Ribelle!

7 maggio 2010

A Torino si apre una SETTIMANA DI PRE-MOBILITAZIONE!!!

Lunedì 10 e martedì 11 maggio si terranno 2 assemblee al Politecnico e Università di Torino rispettivamente, che vedranno la partecipazione di tutte le componenti degli Atenei in mobilitazione contro il DDL Gelmini.
Il Coordinamento dei Precari della Ricerca del Politecnico di Torino indice l’ASSEMBLEA GENERALE dei precari della ricerca (ASSEGNISTI, BORSISTI, CO.CO.CO., DOCENTI A CONTRATTO) e dei dottorandi del Politecnico
 
lunedì 10 maggio
ore 12,30 – 14,30
aula 3s al Politecnico
 per discutere e decidere delle azioni di protesta contro il DDL 1905 (c.d. Gelmini) di riforma dell’Universita’ attualmente in discussione alle camere. L’assemblea e’ aperta a tutte le componenti dell’Ateneo.

 

Questa la pagina web del Coordinamento relativa alla protesta contro il DDL Gelmini:
http://sites.google.com/site/precaripolito/Home/protesta-contro-ddl-gelmini

Da tale pagina è possibile scaricare l’invito con i dettagli della motivazione ed il testo della mozione votata dai ricercatori a Milano il 29 Aprile durante l’assemblea nazionale. In questo articolo gli ultimi sviluppi della protesta dei ricercatori all’Universita’ di Torino:
http://www3.lastampa.it/torino/sezioni/cronaca/articolo/lstp/205732/

In questo articolo gli ultimi sviluppi della protesta dei ricercatori a livello nazionale:
http://www.repubblica.it/scuola/2010/05/04/news/universit_una_settimana_di_blocco_i_ricercatori_per_noi_nessun_futuro-3818367/

Coordinamento Precari della Ricerca del Politecnico di Torino

———- Forwarded message ———-
Date: Thu, 6 May 2010 16:39:44 +0200 (CEST)
From:
Subject: Assemblea d’Ateneo martedi’ 11 maggio ore 14:00

Carissim*,

come saprete, il DdL Gelmini e i tagli al fondo di funzionamento dell’Universita’ minacciano di creare una situazione insostenibile per l’Universita’ pubblica e in particolar modo per i ricercatori. In risposta a questa situazione, a partire da febbraio molti ricercatori di Torino hanno deciso di dichiarare l’indisponibilita’ a ricoprire incarichi didattici non obbligatori per legge. Questa forma di protesta e’ ormai ampiamente diffusa a livello nazionale in piu’ di 30 atenei (compresi tutti i piu’ grandi), come potete verificare sul sito http://wpage.unina.it/apezzell/sito/unidoc/index.html A Torino l’adesione alla protesta e’ stata manifestata dai colleghi delle facolta’ di Agraria, Economia. Farmacia, Lettere e Filosofia, Lingue, Psicologia, Scienze della Formazione, Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali, Scienze Politiche e Veterinaria. Attualmente coinvolge piu’ di 450 ricercatori sui 900 totali.

Le richieste dei ricercatori sono state delineate il 29 aprile in un’assemblea nazionale a Milano che ha visto la partecipazione di piu’ di 200 delegati provenienti da 35 universita’, e si e’ conclusa con l’approvazione di un documento in cui trovate un elenco dei punti critici sollevati e le richieste dei ricercatori indisponibili. Il DdL Gelmini, nel quale sono contenute le varie norme lesive per l’Universita’ pubblica e in particolar modo per i ricercatori strutturati e precari, e’ in fase di discussione al Senato e presto approdera’ alla Camera: in quella sede ci sara’ l’ultima occasione per ottenere modifiche sostanziali, prima di dover mettere in atto l’annunciata  indisponibilita’ . Ad oggi sono in corso da parte del Ministero prese di contatto con vari esponenti del movimento dei ricercatori, finalizzate a creare le condizioni per una trattativa diretta ministero-ricercato ri indisponibili sulla base del documento di Milano.  Per dare forza alle richieste dei ricercatori, tutte le associazioni sindacali e della docenza hanno indetto una settimana di mobilitazione unitaria per la settimana del 17 al 22 maggio, alla quale i ricercatori torinesi riuniti in assemblea hanno deciso di partecipare astenendosi da tutta l’attivita’ didattica (corsi ed esami) e organizzando iniziative per informare gli studenti e l’opinione pubblica sul grave pericolo che incombe sugli Atenei italiani. Per avere l’opportunita’ di discutere ed informarsi sulla situazione attuale e le prospettive future vi invitiamo ad intervenire ad una

ASSEMBLEA GENERALE – Martedi’ 11 Maggio, ore 14:00 presso
l’Aula Magna Primo Levi, via Giuria 7

aperta a *tutte* le componenti dell’Universita’ , nel quale verra’ discussa la situazione attuale e le prospettive della protesta a livello locale e nazionale, le richieste da portare al ministero, le iniziative di supporto da intraprendere nei prossimi giorni e il coordinamento tra le varie componenti universitarie. Sperando di vedervi numerosi, un caro saluto

Alessandro Ferretti per il Coordinamento Ricercatori UniTo


UniCt occupata. La Facoltà di Lingue non è disponibile alla chiusura

6 maggio 2010

Ieri 5 Maggio 2010 a conclusione di una lunga assemblea gli studenti della Facoltà di Lingue e Letterature Straniere dell’Università di Catania hanno occupato la sede dell’ex Monastero dei Benedettini.  L’eventualità di un’imminente chiusura della facoltà annunciata dagli organi di stampa, secondo quanto anticipato dal Rettore già il 23 Aprile 2010, sarebbe parte di un più ampio programma di “potenziamento e riordino” di tutto il sistema universitario siciliano tuttora allo studio del MIUR.

Anche il Consiglio di Facoltà ha già espresso preoccupazione e riserve rispetto ad un progetto che coinvolge direttamente tutti gli studenti, i docenti, i ricercatori e tutti i lavoratori della facoltà senza aver avviato alcun tipo di consultazione e senza tener conto del fatto che questa facoltà ha già compiuto sforzi notevoli  riformulando l’offerta formativa secondo i più recenti provvedimenti . Ma seguire le regole evidentemente non è sufficiente e la Facoltà di Lingue resta a margine delle trattative tra ateneo, ministero e consorzi universitari che decidono “in privato” del futuro di un’istituzione pubblica statale.

I ricercatori precari dell’Università di Catania sono solidali con gli studenti che da questa notte occupano la sede di facoltà e si associano alla richiesta di una dichiarazione di “non disponibilità” alla chiusura della Facoltà di Lingue da avanzare al Senato Accademico perché:

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Lettera aperta agli atenei italiani

23 aprile 2010

23-04-2010 | Università

Senza progetto non c’è futuro.

E’ il momento di bloccare i licenziamenti dei precari dell’università e della ricerca!

L’11 marzo 2010 si sono chiusi i termini per la presentazione in VII Commissione degli emendamenti al disegno di legge 1905 sulla riforma universitaria. Il testo delle proposte di maggioranza e opposizione e del relatore in commissione è ora visibile sul sito del Senato.

Sebbene siano circa 800 gli emendamenti presentati, appare subito evidente come nessuno di questi introduca alcun elemento di reale contraddizione e come resti confermato l’impianto della proposta di legge, costruita a misura dei soli tagli al finanziamento pubblico del sistema universitario italiano. E nonostante i primi segni di sofferenza in molti atenei il Governo, ad oggi, non ha compiuto alcun passo indietro e insiste con l’irresponsabile politica di riduzione delle risorse per università e ricerca.

A conclusione dei lavori della commissione sono fatti salvi, invece, tutti i percorsi di accentramento dei poteri nella gestione degli atenei, il completamento del processo di privatizzazione delle università ed il controllo diretto del Ministero dell’Economia e delle Finanze sul sistema universitario, subordinando definitivamente il ruolo di produzione e promozione delle conoscenze scientifiche, proprio dell’Università pubblica, alle logiche di mercato e al profitto.

Nessuno degli emendamenti proposti affronta seriamente l’enorme problema dei precari impegnati nella ricerca e nella didattica in tutti gli atenei. Al contrario è particolarmente critico il complesso delle proposte sulle ipotetiche “soluzioni” del precariato e sul reclutamento dei docenti: restando confermata l’eliminazione della fascia dei ricercatori, introdotta dalla 230/05, si cancella l’approdo strutturato all’istituzione universitaria, istituzionalizzando ed allargando, di fatto, la piaga del precariato che già affligge più di una generazione di ricercatori.
Appare, dunque, evidente che l’unica ipotesi condivisa da maggioranza e opposizione sia la “soluzione” del problema del precariato universitario attraverso la cancellazione delle opportunità di lavoro ovvero attraverso l’eliminazione dei ricercatori e dei docenti precari. Resta, infatti, confermato il combinato disposto dall’art. 10 che pone un tetto massimo di dieci anni alla somma tra contratti a tempo determinato e assegni di ricerca; conteggiando questi ultimi in maniera retroattiva e precludendo, di fatto, a chi oggi abbia già svolto più di quattro anni di attività scientifica come assegnista l’accesso ai contratti a tempo determinato (TD).
Tutto ciò sembra preludere ad una sola cosa: l’espulsione di gran parte degli attuali precari, magari anche dei più qualificati, dall’università italiana.

Sono, poi, confermate tutte le forme attualmente vigenti di lavoro precario, particolarmente quelle più odiose come la docenza a contratto a titolo gratuito o le prestazioni d’opera. Anche la tanto discussa tenure track – il percorso certo verso l’immissione in ruolo – in assenza di una disposizione che renda immediatamente disponibili, sin dalla stipula del primo contratto TD, le risorse in programmazione per l’eventuale e definitiva conferma in ruolo, si configura ancora come l’ennesima trafila contrattuale di tipo subordinato che lascia aleatoria, imprevedibile e arbitraria l’assunzione.
In questo scenario l’istituzione della figura del ricercatore TD può, dunque, essere ritenuta accettabile solamente come forma unica, sostitutiva delle innumerevoli figure contrattuali atipiche e irregolari che caratterizzano l’attuale carriera dei ricercatori precari, dalla fase post-dottorato all’assunzione in ruolo, ed in nessun modo può, rimpiazzando quella del ricercatore a tempo indeterminato (TI), contribuire a far slittare oltre ogni umano limite di tempo l’opportunità di accesso alle posizioni TI.

L’astensione da un progetto per il futuro è tema dominante negli esiti del dibattito in commissione. Finanche la proposta di una parte dell’opposizione sul pensionamento a 65 anni di tutto il personale docente e ricercatore con 40 anni di contributi, rischia di convertirsi in una norma che, seppur condivisibile nell’intento di contribuire al ringiovanimento del corpo accademico e al riassorbimento del precariato, appare ancora insufficiente, dal momento che mancano vincoli chiari sulla destinazione delle eventuali risorse liberate per il reclutamento dei precari.
Ancora una volta manca il progetto. Ci si trova di fronte alla stessa lucida indifferenza che la classe politica, da anni in questo tragicamente fedele a se stessa, riserva ad intere generazioni di lavoratori che, inquadrati nelle forme contrattuali più “creative”, hanno contribuito in modo essenziale al funzionamento delle facoltà senza la speranza dell’accesso ai ruoli, impedita dalla sostanziale inadeguatezza dei concorsi per il reclutamento.

Il programma di questo Governo di riduzione delle prospettive di lavoro nell’università e nella ricerca pubblica resta, dunque, confermato e nessun passo avanti è stato fatto sul confronto in tema di precariato universitario; anzi il Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca rafforza il muro costruito intorno a sé ed evita di trattare sull’argomento ignorando le grida di allarme sollevate, ormai da anni, dalle diverse organizzazioni dei precari e le numerose, e anche queste ormai “storiche”, proposte di cancellazione del precariato attraverso l’unificazione delle forme contrattuali.
Tutto ciò non può che avvalorare un giudizio radicalmente negativo nei confronti dei provvedimenti governativi e sostenere la necessità di un’opposizione forte e radicale: questo DdL sulla riforma universitaria è da considerarsi inemendabile.

Alla luce di quanto emerso, e qualunque sia l’iter parlamentare del DdL, è sempre più evidente che i ricercatori e i docenti precari debbano conquistare i diritti essenziali di ogni lavoratore che, nell’Università, sono sempre stati loro negati: retribuzioni adeguate, tutele, misure previdenziali, rappresentanza negli organi accademici.
Come già anticipato nella nostra piattaforma nazionale, non solo è urgente aprire tavoli di trattativa a livello nazionale e locale, ma è giunto il momento di chiedere una moratoria sull’allontanamento, leggasi licenziamenti, dei precari dell’università e della ricerca. Qualunque ulteriore esitazione oggi è un lusso: un’intera generazione di lavoratori rischia di essere licenziata per fine contratto con la sola prospettiva della disoccupazione in un mercato del lavoro asfittico e indifferente verso l’esperienza formativa costruita negli anni.

Il coordinamento nazionale dei precari dell’università FLC-CGIL rilancia la necessità di un immediato e ampio confronto sul tema del precariato con i sindacati di categoria, le associazioni ed i movimenti tutti con la prospettiva di costruire un progetto per l’università pubblica in Italia. Qualsiasi riforma condivisa deve partire da un rifiuto delle politiche di tagli e riduzioni, così come da un riconoscimento, che porti ad una valorizzazione, del lavoro essenziale svolto dai docenti e dai ricercatori precari che ogni giorno sostengono sulle proprie spalle il sistema universitario. Si stima, infatti, che i precari della ricerca e della docenza negli atenei italiani siano oggi almeno 40. 000, numero forse sottostimato a causa della mancanza di un’anagrafe d’ateneo capace di includerli. In alcuni atenei, solo grazie all’impegno degli stessi precari, è stato possibile effettuare un censimento: almeno il 50 % del personale impegnato in ricerca e docenza è precario.

Occorre, dunque, rilanciare le iniziative di opposizione in tutti gli atenei italiani. In ogni singolo dipartimento, istituto, facoltà, la protesta deve dilagare coinvolgendo tutta la comunità scientifica nazionale e il mondo della scuola. Oggi gli obiettivi della mobilitazione delle università devono oltrepassare la dimensione della denuncia e della proposta per convergere verso uno stato di agitazione permanente che occupi quotidianamente tutti i luoghi e tutti i meccanismi, impegnando, solidali tra loro, tutti i soggetti in campo contro le riforme antidemocratiche del sistema universitario.

Roma, 23 Aprile 2010

Coordinamento Nazionale Precari Università FLC-CGIL


Il coordinamento nazionale precari università FLC CGIL partecipa all’assemblea nazionale dei ricercatori convocata a Milano per il 29 aprile

13 aprile 2010

La protesta dei ricercatori contro il DDL Gelmini, nata a Torino, Cagliari e Napoli, ha assunto carattere nazionale grazie al contributo di quanti si stanno mobilitando in tutti gli atenei. Quello che è stato denunciato da tutti i coordinamenti e associazioni di ricercatori precari attivi sul territorio nazionale è ora patrimonio condiviso grazie all’impegno e all’energia di chi, in ogni singolo ateneo, dipartimento, corso di laurea, ha tenuto desta l’attenzione sui provvedimenti del Governo.

A tutti questi compagni di battaglia e a tutti quelli che hanno fin ora esitato, il coordinamento nazionale precari università FLC-CGIL rivolge l’invito a partecipare all’assemblea nazionale del 29 Aprile a Milano per discutere insieme del futuro dei lavoratori della ricerca e della didattica dell’università pubblica in Italia. In particolare, partendo da quanto, prima che dividerci, ci unisce:

  • il contrasto netto al processo di privatizzazione dell’università pubblica e statale;
  • la ferma opposizione alla riduzione della rappresentanza delle diverse componenti accademiche negli organi collegiali;
  • il rifiuto assoluto della dismissione del patrimonio di competenze e professionalità dei ricercatori, oggi minacciato dalla messa in esaurimento della figura del ricercatore universitario a tempo indeterminato;
  • la solidarietà tra tutti i lavoratori, precari e a tempo indeterminato, e gli studenti dell’università pubblica;
  • la difesa e l’ampliamento del sistema nazionale e pubblico del diritto allo studio.

Se gli spazi di discussione tra tutte le componenti degli atenei saranno ampi, sarà più facile portare all’attenzione di chi ha responsabilità di governo anche la questione del precariato della ricerca e della didattica, questione che ormai ha già ha superato ogni livello di guardia: ogni giorno decine di precari, essenziali per il funzionamento degli atenei, sono allontanati per fine contratto mentre la riduzione drastica dei finanziamenti cancella ogni opportunità di nuovi assegni, borse di studio, contratti. Il processo di cancellazione di un’intera generazione precaria rischia di completarsi proprio con il nuovo DdL se non ci opporremo tutti insieme con tutte le nostre forze.

Risulta di vitale importanza, allora, riportare il problema del precariato al centro del dibattito sia nella discussione sulla riforma universitaria a livello nazionale sia in quegli atenei dove si apriranno tavoli di confronto tra tutte le componenti dell’ateneo. In queste sedi, con la partecipazione democratica di tutti, occorre definire non solo un nuovo modello di reclutamento dei ricercatori che assicuri un futuro ai lavoratori precari e la sopravvivenza all’università pubblica, ma anche proposte operative per affrontare una vera e propria emergenza occupazionale.

Occorre un piano di reclutamento straordinario che, con nuovi posti a concorso, dia opportunità di lavoro ai ricercatori precari che in questi anni hanno permesso alle università di funzionare e di crescere sul piano della ricerca e della didattica.

Esiste, infatti, un’emergenza licenziamenti dei precari della ricerca e della didattica cui far fronte senza altri indugi: occorre aprire immediatamente a livello locale tavoli di trattativa specifici per impedire l’allontanamento di quei precari che fino ad oggi hanno contribuito con la loro professionalità alla crescita dei centri di ricerca e all’ampliamento dell’offerta formativa nelle facoltà.

Occorre avere allora chiaro che le parole-chiave in queste trattative sono: prolungamento dei contratti in scadenza, reclutamento straordinario, tutele contrattuali e garanzie per la continuità di reddito.

Roma, 12 Aprile 2010

Coordinamento Nazionale Precari Università FLC-CGIL