E-Campus: l’università come piace a Silvio Berlusconi

19 luglio 2010

(e l’abolizione del valore legale del titolo di studio).

No, non crediamo sia un caso. In una tranquilla e caldissima domenica di luglio veniamo a conoscenza dai giornali che il presidente del consiglio va a visitare una delle vergogne universitarie nazionali e che un esponente del suo partito propone un disegno di legge per l’abolizione del valore legale del titolo di studi. Sulla visita del Belusconi ad e-campus pubblichiamo un bell’articolo del collega Gennaro Carotenuto. Sul secondo tema, consapevoli che in tanti, in troppi sono convinti della bontà della proposta, mi permetto di fare qualche laicissima osservazioni e un paio di premesse. Prima premessa, le riforme di sistema spesso sono belle sulla carta ma poi devono essere collocate nei contesti reali. Seconda premessa, il contesto reale è l’Italia, col suo mercato del lavoro, con la divisione Nord/Sud, col suo livello di internazionalizzazione, col suo sistema di diritto allo studio. 

Ed allora, l’abolizione del valore legale del titolo di studio lungi dall’essere uno strumento che differenzia tra gli atenei (quelli virtuosi e quelli meno virtuosi) è invece uno strumento che mette tutti gli atenei sullo stesso piano. Sia quelli che hanno requisiti minimi di didattica e ricerca, di strutture e di personale che quelli che non ne hanno. Per intenderci, la Sapienza e la Koré di Enna finiscono per valere “agli occhi del mercato” allo stesso modo non avendo nessuna dei due alcuna certificazione legale del percorso di studi che offrono. In secondo, l’abolizione del valore legale implica una valutazione degli atenei “di merkato”. Ossia rende il marketing e il brand un elemento centrale della valutazione degli atenei: la Luiss o la Bocconi, indipendentemente dai loro meriti reali e dalla qualità della loro didattica, solo perché i marchi Luiss e Bocconi tirano, saranno in cima ai sogni delle aziende. In terzo luogo discrimina gli studenti i quali, indipendemente dai loro meriti e dal loro valore reale, finiranno per essere valutati sulla base degli atenei che hanno frequentato. E quindi in un sistema dove il diritto allo studio è quasi inesistente la stragrande maggioranza degli studenti che i soldi per andare negli atenei dei VIP non li hanno partiranno comunque svantaggiati. In quarto luogo, lungi dall’attivare un processo virtuoso di “competizione” verso l’alto degli atenei assisteremo alla degredazione del livello medio del sistema universitario italiano dato che di eccellenze ne bastano poche mentre è più semplice e comodo garantirsi spazi nella fascia bassa di mercato. Ultima osservazione, muore definitivamente la ricerca negli atenei italiani. Vi lascio ora con l’articolo di Gennaro Carotenuto. Ve lo sareste immaginato un luglio così caldo?…

E-Campus: l’università come piace a Silvio Berlusconi

L’Università italiana, quella vera, pubblica, protesta per la riforma Gelmini in dirittura d’arrivo in Parlamento e 9.000 ricercatori si asterranno dalla didattica il prossimo anno. Per avere un’idea dell’università del futuro, l’università come la vuole il PdL, basterebbe accompagnare stamattina Silvio Berlusconi ad E-Campus, l’università telematica del CEPU dove sono stati precettati (abbigliamento informale, chiede la convocazione immaginando già il bagno di folla e la photo-opportunity) tutti i 3.000 studenti iscritti. Questi pagano salato per ritrovarsi in un ateneo che con appena 56 docenti, tutti rigorosamente precari, offre addirittura 12 lauree diversissime, da Ingegneria a Giurisprudenza a Psicologia.
di Gennaro Carotenuto

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Comunicato Flc – L’Università italiana è una ricchezza ed un’opportunità per l’intero Paese

15 maggio 2010

La prossima settimana, dal 17 al 22 maggio, le Organizzazioni e associazioni della docenza universitaria hanno indetto una settimana di mobilitazione in tutte le Università.

La mobilitazione avrà i suoi momenti più significativi nell’occupazione dei Rettorati martedì 18 e in una manifestazione a Roma davanti al Senato mercoledì 19 alle ore 10.30.

Le ragioni della protesta sono legate alla drammatica condizione in cui versano gli Atenei per effetto dei tagli al finanziamento in parte già attuati, ed in parte da attuare nel 2011 e 2012. Una proiezione della Conferenza dei Rettori stima al 1 gennaio 2011 il momento di insostenibilità finanziaria per gran parte degli Atenei. Già oggi molte Università sono in una condizione di deficit crescente che impone il taglio dei corsi, dell’offerta formativa, della ricerca; in qualche caso hanno annunciato l’impossibilità a breve di pagare gli stipendi al personale.

A ciò si aggiunge il Disegno di Legge Gelmini in discussione al Senato, che rappresenta una vera e propria controriforma destinata a mutare radicalmente il funzionamento e la missione dell’Università, alterandone la natura aperta e democratica attraverso norme centralistiche e autoritarie, disegnando un’Università pubblica sempre più povera di risorse e qualità, destinata ai pochi che se la possono permettere, con un attacco frontale al diritto allo studio; un’Università governata da élites ristrette, e popolata di precari senza futuro, sottopagati e costretti ad un lavoro servile. Un’Università che nega le opportunità di formazione ai giovani, e che mortifica i talenti e il merito.

La prossima settimana vedrà la protesta di tutti coloro che lavorano negli Atenei: docenti, ricercatori, precari, lettori e personale tecnico-amministrativo insieme con gli studenti. Insieme per dire NO alla distruzione del sistema pubblico di alta formazione, e per ribadire che l’Università italiana è una ricchezza ed un’opportunità per l’intero Paese.

Roma, 14 maggio 2010


I rettori temono lo sciopero e aprono sulla trattativa

28 marzo 2010

articolo di Roberto Ciccarelli pubblicato dal Manifesto

La richiesta di un piano straordinario di reclutamento da parte della Conferenza dei Rettori (Crui) è la conferma che il proposito di bloccare il prossimo anno accademico da parte dei ricercatori delle facoltà scientifiche non è il messaggio in una bottiglia lasciata alla deriva.

In una mozione approvata all’unanimità il 25 marzo scorso, dopo un incontro tra il presidente della Crui Enrico De Cleva e 200 ricercatori della Statale di Milano, l’organo che rappresenta i rettori ha chiesto al governo che una «quota consistente» di questi posti, 2 mila all’anno, venga garantita per i prossimi sei anni per «le assunzioni di professori associati». I rettori intenderebbero così garantire un canale privilegiato per il passaggio da ricercatore – un ruolo che il ddl mette in esaurimento – ad associato, mettendo così sullo stesso piano gli attuali «ricercatori strutturati» con i futuri ricercatori a tempo determinato che dovrebbero nascere una volta approvata la riforma Gelmini. Leggi il seguito di questo post »


Claudio 33 anni….

26 marzo 2010

Claudio 33 anni… sembra di stare in America!!!

Ed invece è in Italia!


Aridatece Pinocchio….

25 marzo 2010

Saranno le elezioni, chissà. Ma qui la follia regna sovrana. E le bugie anche. Cominciamo da una veloce rassegna delle panzane messe in giro dal governo per racimolare consensi. In particolare dal Ministro Meloni (che quelle del Presidente del Consiglio le conosciamo) che si autoelogia – ed elogia la Gelmini (sarà solidarietà femminile) – per tutto quello che hanno fatto per i ricercatori e la ricerca. Del resto, lo sappiamo, le cose vanno tanto bene che tra tre anni avremo pure sconfitto il cancro…

A seguire le comiCroniche

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Università se ci sei, batti un colpo

23 marzo 2010

E’ l’appello all’unità solidale di tutti i lavoratori dell’Università  lanciato da Flc Cgil questo pomeriggio con un comunicato stampa.

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Se in VII Commissione al Senato il dibattito sulla riforma universitaria conferma ancora una volta quanto sia corta la prospettiva della “corsa all’emendamento” su un testo inemendabile, sulle pagine dei quotidiani l’attenzione è tutta per lo “sciopero bianco” della didattica annunciato dai ricercatori di Napoli, Torino e Genova.

La domanda, rimbalzata su più articoli in questi giorni, non è banale: chi deve occuparsi della didattica nelle facoltà italiane già vessate dai “tagli” ai finanziamenti statali e dalle “avant-riforme” efficientiste di alcuni zelanti rettori?

Banale e riduttiva – innazitutto del ruolo istituzionale dell’università pubblica quale comunità scientifica plurale – è,  invece, la posizione di chi si ostina a contrapporre le ragioni delle aspettative di avanzamento di carriera dei ricercatori strutturati a quelle del riconoscimento del proprio ruolo, e dei propri diritti, dei lavoratori precari, ricercatori e docenti, dell’università.

Chi viene prima di cosa? Chi fa prima a dire cosa? Chi corre dal Ministro per primo cosa vince?

Niente, zero tagliato. Non è la corsa all’ennesimo, parziale, seppure tattico aggiustamento la battaglia che chiama in causa gli universitari, tutti, ma quella per un progetto di rinnovamento radicale  e di rilancio dell’università e della ricerca pubbliche. La posizione di Flc  CGIL è chiara: al Governo vanno poste domande sul futuro dell’Università in Italia e non, solo, sui futuri docenti universitari.

Separare le voci è uno spreco, facciamo economia.


Torino – Ricercatori e precari in rivolta

7 marzo 2010

“LA RIFORMA GELMINI NON CI DA’ FUTURO”

Ricercatori in rivolta: “Stiamo in laboratorio, basta insegnamento”

In 180 a Scienze: stop al volontariato in cattedra

 ANDREA ROSSI, La Stampa, 6 marzo 2010

TORINO

Adesso fanno sul serio. Altro che minaccia sbandierata per ottenere condizioni migliori o limitare un precariato fuori controllo. Stavolta non è una provocazione, ma una decisione già presa e messa nero su bianco in una facoltà dell’Università di Torino e che presto potrebbe dilagare in tutte le altre: i ricercatori non vogliono più insegnare. Basta corsi, basta didattica, basta esami. Dal prossimo anno, a Scienze, torneranno a occuparsi solo di quel che prevede la legge: fare ricerca e seguire la didattica complementare, ad esempio le esercitazioni.

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