Ricercatori dell’Università di Catania. Lettera aperta agli studenti e alle loro famiglie

3 luglio 2010

Cara studentessa/caro studente,
Gentile genitore,

come probabilmente sapete l’università italiana vive una fase di tremenda crisi.

Il governo, con le ultime leggi finanziarie, ha ridotto del 20% i finanziamenti all’università.
Del 20% !!! C’è da chiedersi: quale altra parte del sistema statale – Trasporti, Sanità, Giustizia – potrebbe reggere un taglio di questo tipo? Basta pensare che la scuola italiana è in una crisi estrema con dei tagli del 10% circa.
Questa scelta avrà delle conseguenze di cui tutti voi dovete essere coscienti.

La prima conseguenza è quella di un aumento costante e progressivo delle tasse universitarie; le tasse aumenteranno già dal prossimo anno di circa il 20%. A tale aumento ne seguiranno altri negli anni successivi, di entità eguale e forse maggiore. Tra trecinque anni le tasse universitarie di uno studente proveniente da una famiglia di reddito medio saranno aumentate del 100%.
Che senso ha aumentare le tasse universitarie, già da quest’anno, con le famiglie in crisi e la sofferenza economica in atto? È questa la soluzione alla crisi del nostro paese? Perché gli altri paesi avanzati (USA, Germania, Francia) stanno invece aumentando le risorse per l’istruzione, l’Università e la ricerca? Con questi tagli l’Italia è il paese europeo che investe di meno nella ricerca e nell’Università: solo lo 0,8% del Prodotto Interno Lordo, cioè della ricchezza del paese. La media europea è l’1,4%.

La seconda conseguenza è quella della riduzione dei servizi agli studenti. Diminuiranno le borse di studio, le mense, le case dello studente, verranno tagliati molti corsi di laurea, verrà istituito il numero chiuso in tutti i corsi di studio. Perché il governo afferma che vuole tutelare il diritto allo studio quando in 60 anni di vita repubblicana non è mai stata fatta una seria politica in tal senso? Non si vergogna? Senza queste forme di assistenza, infatti, solo le famiglie ricche e non troppo numerose potranno affrontare la scelta di una formazione universitaria di qualità dei figli. Questo non è giusto, non è civile, non è dignitoso.

La terza conseguenza è il licenziamento di migliaia di persone che lavorano nell’università e la riduzione della qualità dell’offerta didattica. Troppo spesso la televisione e i giornali danno un’immagine distorta dell’università. L’università dei “baroni”, l’università del nepotismo, l’università dei figli dei figli, degli amici degli amici. Nell’università esistono certo dei casi di gestione poco trasparente, come in altre parti del nostro sistema statale. Ma nell’Università lavorano, con sacrificio e con retribuzioni penose, migliaia e migliaia di giovani.
Forse voi studenti non sapete che il 40% di quelli che giustamente chiamate “professori” sono precari, “contrattisti”, il cui posto di lavoro è messo a rischio dai tagli ai finanziamenti dell’Università pubblica previsti dal governo già a partire da quest’anno. E forse voi genitori ignorate che senza quel 40 % l’offerta didattica rischierebbe, a fronte di un aumento delle tasse, di essere affidata a soggetti estranei all’università e assolutamente non qualificati che certamente non potrebbero garantire quell’alto livello di formazione che oggi più che mai il mercato del lavoro richiede.
L’Università attende una riforma; una riforma che punisca i baroni, i privilegi, le cricche, e incentivi la qualità della didattica e della ricerca.
In realtà la riforma del ministro Gelmini punirà sopratutto i deboli, quelli che non sono tutelati, facendo pagare il conto solo alla nuova generazione, cioè agli studenti e ai giovani precari in attesa di assunzione.

Per queste ragioni noi ricercatori abbiamo deciso di protestare.

Chi siamo noi ricercatori?
Per legge siamo stati assunti e siamo valutati solo per fare ricerca, con la possibilità di svolgere attività didattica integrativa di supporto ai professori associati ed ordinari. In realtà una parte molto consistente dei docenti di ruolo che insegnano nelle Università sono ricercatori. E la maggior parte, e forse la miglior parte della ricerca in Italia, è portata avanti dai ricercatori, questa strana specie di “mezzi-professori”, più giovani e molto meno retribuiti degli altri docenti strutturati.

La Gelmini ci vuole mettere ad esaurimento, senza riconoscere da nessun punto di vista il lavoro didattico che svolgiamo da diversi anni. Abbiamo deciso – la legge ce lo consente – di rifiutare gli insegnamenti. Abbiamo deciso di attenerci a quello che la legge prevede per il nostro ruolo. Abbiamo deciso di mostrare a tutti che l’Università, con questi tagli folli e senza un’attenzione agli studenti e alle nuove generazioni, rischia il collasso. Molti colleghi associati e ordinari in tutta Italia stanno aderendo alla nostra protesta, rifiutando di assumere i nostri insegnamenti scoperti. Moltissimi tra i colleghi precari condividono e sostengono la nostra protesta. Molti atenei sono già sull’orlo della chiusura. Molte Facoltà chiudono. Decine di corsi di laurea vengono tagliati. Con questa politica l’Italia diventerà presto un paese sottosviluppato.

Vogliamo una università che aiuti il paese a crescere e a diventare forte; una università che dia benessere e futuro ai nostri giovani. Perché l’università è il cervello di un paese moderno; l’università e la scuola sono l’unico strumento per rispondere alle sfide culturali ed economiche del futuro.
Non siamo ingenui: il futuro e il benessere non ce li regalerà certo la televisione!

Per questo, cari studenti, cari genitori, vi chiediamo di sostenere la nostra protesta. La nostra protesta è a vostra disposizione; la nostra protesta ha un senso se diventerà la protesta degli studenti, delle famiglie, di tutta l’università. Non lasciamo che nessuno rubi il nostro futuro!

Catania, 2 Luglio 2010
Coordinamento dei Ricercatori Universitari di Catania
Coordinamento dei Precari della Ricerca di Catania

Annunci

“Io speriamo che mi mobilito” – UniCT: assemblea-presidio al Rettorato martedì 18 maggio

17 maggio 2010

Il momento di mobilitarsi è adesso, non a ottobre o novembre, adesso che il DDL è in discussione, prima che il danno venga prodotto. E occorre mobilitarsi tutti insieme: docenti, ricercatori, precari, lettori, tecnici e amministrativi, studenti.  Sbaglia chi si illude di ritagliarsi nel quadro generale soluzioni parziali e di continuare a pensare “io speriamo che me la cavo”.


Martedi 18 maggio dalle ore 11 assemblea+presidio al Rettorato dell’Università di Catania: studenti, docenti, ricercatori e lavoratori tecnico-amministrativi dell’Università di Catania raccolgono l’invito alla mobilitazione di FLC CGIL e delle altre organizzazioni sindacali e associazioni di categoria.

***

Nell’ambito della settimana di mobilitazione indetta da tutte le organizzazioni sindacali e associazioni della docenza contro il DDL sull’Università, la FLC-CGIL di Catania convoca un’assemblea straordinaria di tutte le componenti dell’ateneo per Martedì 18 Maggio dalle ore 11.00, presso l’aula 2 del Rettorato dell’Università di Catania.

Il punto di partenza dell’iniziativa è una riflessione sulla condizione di crisi dell’università in Italia, non solo per effetto del DDL “Gelmini” ancora in discussione al Senato, ma anche a seguito delle politiche di tagli indiscriminati al finanziamento ordinario che hanno già avviato una vera e propria demolizione del sistema pubblico di alta formazione, a Catania come in tutti gli altri atenei italiani.

In queste condizioni, ogni soluzione specifica ai problemi che interessano le diverse categorie professionali e gli studenti rischia di essere parziale ed inefficace, poiché il quadro di progressiva inagibilità gestionale e finanziaria non lascia margini alla sostenibilità del sistema.
Inoltre il DDL non affronta il problema del precariato della didattica e della ricerca se non con formule vuote – in un contesto di riduzione di risorse – e alimentando una vana competizione con i ricercatori strutturati. Insieme ai precari, questi saranno tra i più colpiti dal DDL in quanto, tra l’altro, verranno equiparati ai professori solo per i carichi didattici obbligatori, senza che venga loro riconosciuto uno status giuridico ed economico adeguato; vedranno cioè aumentare i loro doveri ma non i loro diritti. A ciò si aggiungerà il blocco del turn-over che renderà impossibile la progressione delle carriere e l’accesso ai ruoli a tempo indeterminato per un’intera generazione di giovani ricercatori precari.

La drammaticità di questa situazione si paleserà nel prossimo biennio. In una recente conferenza stampa il Rettore dell’Ateneo di Catania ha illustrato dettagliatamente quali saranno le conseguenze dei tagli imposti dal Governo per il funzionamento del nostro Ateneo. Ne è venuto fuori un panorama sconfortante: dal 2009 al 2011 il FFO, a livello nazionale, subirà una decurtazione del 18,17%, pari a un 1 miliardo e 361 milioni di euro. Tagli che incideranno in particolare sui fondi destinati ai giovani ricercatori e agli interventi per il sostegno al diritto allo studio. Si calcola che nei prossimi anni si perderanno circa 45 mila borse di studio, precludendo a molti un diritto fondamentale quale quello all’istruzione universitaria.
Avremo un’università con più precari e meno docenti, con tasse più elevate e minore qualità della didattica e della ricerca. Avremo un’università più classista. Un balzo all’indietro notevole.

Il caso dell’eventuale chiusura della Facoltà di Lingue e Letterature Straniere di Catania è un altro esempio degli effetti che produrrà questo DDL. Nonostante il provvedimento sia ancora in discussione in Parlamento è già cominciata la corsa alla “riduzione preventiva” e una facoltà con migliaia di iscritti, con un indiscutibile patrimonio scientifico e culturale, rischia di essere soppressa in nome della riorganizzazione complessiva dell’Ateneo ed in funzione della nascita in Sicilia di un quarto polo universitario pubblico statale, di cui al momento si sconoscono obiettivi e risorse.
ll DDL prevede per Atenei come quello catanese un tetto massimo di 9 facoltà; quali saranno le candidate all’estinzione? Lingue? Scienze Politiche? Architettura?
Chi e come governerà questa “razionalizzazione” imposta dall’alto?

L’assemblea straordinaria di ateneo di martedì 18 maggio vuole rilanciare:

• un’opposizione decisa alle politiche sull’università di questo Governo;
• l’appoggio alla lotta dei ricercatori che in queste settimane stanno dichiarando la propria indisponibilità a ricoprire incarichi didattici non obbligatori per il prossimo anno accademico;
• la richiesta del ripristino di un dialogo costante tra gli organi di governo dell’Ateneo, i sindacati, le associazioni di categoria e le rappresentanze studentesche sulle politiche di gestione dell’università, in particolare su quelle che hanno ricadute sulle condizioni e sul destino dei suoi lavoratori.

Martedì 18 Maggio ore 11.00 -14.00
Aula 2 Rettorato di Catania
ASSEMBLEA DI TUTTE LE COMPONENTI DELL’ATENEO
contro il DDL “Gelmini” sull’Università
A SEGUIRE PRESIDIO



UniCt occupata. La Facoltà di Lingue non è disponibile alla chiusura

6 maggio 2010

Ieri 5 Maggio 2010 a conclusione di una lunga assemblea gli studenti della Facoltà di Lingue e Letterature Straniere dell’Università di Catania hanno occupato la sede dell’ex Monastero dei Benedettini.  L’eventualità di un’imminente chiusura della facoltà annunciata dagli organi di stampa, secondo quanto anticipato dal Rettore già il 23 Aprile 2010, sarebbe parte di un più ampio programma di “potenziamento e riordino” di tutto il sistema universitario siciliano tuttora allo studio del MIUR.

Anche il Consiglio di Facoltà ha già espresso preoccupazione e riserve rispetto ad un progetto che coinvolge direttamente tutti gli studenti, i docenti, i ricercatori e tutti i lavoratori della facoltà senza aver avviato alcun tipo di consultazione e senza tener conto del fatto che questa facoltà ha già compiuto sforzi notevoli  riformulando l’offerta formativa secondo i più recenti provvedimenti . Ma seguire le regole evidentemente non è sufficiente e la Facoltà di Lingue resta a margine delle trattative tra ateneo, ministero e consorzi universitari che decidono “in privato” del futuro di un’istituzione pubblica statale.

I ricercatori precari dell’Università di Catania sono solidali con gli studenti che da questa notte occupano la sede di facoltà e si associano alla richiesta di una dichiarazione di “non disponibilità” alla chiusura della Facoltà di Lingue da avanzare al Senato Accademico perché:

Leggi il seguito di questo post »


I ricercatori non crescono sugli alberi. Neanche a Catania.

18 aprile 2010

Catania, giovedi 22 Aprile 2010, CGIL – Camera del Lavoro, via Crociferi 40

ore 17.30.

Presentazione del libro di Francesco Sylos Labini e Stefano Zapperi.

Sarà presente l’Autore Francesco Sylos Labini.

Intervengono: Francesca Longo (docente uniCT), Chiara Rizzica (ricercatore precario UniCT), Francesco Sinopoli (FLC-CGIL), Luca Cangemi (PRC).

I ricercatori non crescono sugli alberi” è il titolo del libro scritto a quattro mani da Francesco Sylos Labini e Stefano Zapperi sulla ricerca e l’università in Italia. E’ stato pubblicato da Laterza a gennaio 2010. A cosa serve la ricerca, perché finanziarla, cosa fanno i ricercatori, che relazione c’è tra ricerca ed insegnamento, come riformare il sistema della ricerca e dell’università, a quali modelli ispirarsi. Due cervelli non in fuga denunciano la drammatica situazione italiana e cosa fare per uscire dalle secche della crisi. Perché su una cosa non c’è dubbio: se ben gestito, il finanziamento alla ricerca non è un costo ma l’investimento più lungimirante che si possa fare per il futuro del paese e delle nuove generazioni.


Notte in bianco a Catania: piccole lotte solidali crescono

11 aprile 2010

Coordinamento Precari della Ricerca  – Catania

Piccole lotte solidali crescono. Ieri sabato 10 Aprile al Liceo Scientifico Boggio Lera, la “Notte bianca in difesa della scuola pubblica statale” ha avviato a Catania un nuovo percorso di confronto e mobilitazione sull’emergenza scuola pubblica in Italia. Tutti coloro – coordinamenti, associazioni, sindacati e movimenti –  che in questi ultimi mesi si sono preoccupati e mobilitati per la scuola e l’università italiane hanno partecipato rinnovando impegno ed energia sul fronte delle lotte contro il precariato, contro la riduzione del tempo scuola, del sostegno e del personale tecnico-amministrativo, contro il progressivo azzeramento degli spazi democratici e di rappresentanza di tutte le componenti e la concentrazione delle responsabilità di governo nelle mani di supermanager presidi, dirigenti, presidenti e rettori.

“Chi taglia la Scuola cancella il futuro”. La ostinata miopia dei provvedimenti del Governo Berlusconi in materia di scuola e università pubbliche taglia le gambe a più di una generazione di studenti e lavoratori ed un’azione condivisa tra studenti, docenti, genitori non è più rimandabile. Per imporre il necessario cambio di rotta – un finanziamento importante delle istituzioni pubbliche delegate alla formazione pubblica di ogni ordine e grado – è necessario ribaltare uno per uno tutti i clichè costruiti ad arte contro la scuola e l’università pubbliche e muovere l’opinione pubblica verso la difesa del diritto allo studio e del diritto al lavoro.
E’ necessario, ed urgente, denunciare che la “politica dei tagli indifferenziati” non è una necessità, ma è una scelta del Governo in carica ed è una scelta insostenibile: il solo contenimento della spesa non è un criterio di “governo” ammissibile per le istituzioni pubbliche della formazione, serve un progetto.

Poiché ogni scelta non è mai l’unica possibile gli studenti, i docenti e i ricercatori tutti hanno il dovere oggi di difendere tutte le lotte in difesa della scuola e dell’università pubbliche. Lotte intrinsecamente fragili, come quelle dei precari, ma tutte ugualmente necessarie ed utili in quanto fatalmente legate le une alle altre: la scuola, e l’università, o funziona tutta o non funziona.

Gli sprechi, le caste, le clientele, i nepotismi, i fannulloni e i bamboccioni non troverebbero posto nella scuola, e nell’università, pubblica che vorremmo: laica, pluralista e solidale. Il fatto di continuare ad immaginarla è una scelta ed una necessità.

Catania, 11 Aprile 2010

Coordinamento Precari della Ricerca – Catania


“News from Nowhere”

10 marzo 2010

Cari tutti,

siamo reduci, io ed un altro delegato ricercatore precario, dalla due giorni del congresso regionale FLC Sicilia.

Potrei raccontarvi degli interventi “indecenti”, perché nessuno ha osato contestarli, del dirigente dell’Ufficio Scolastico Regionale e dell’Assessore Regionale all’Istruzione; potrei raccontarvi dei pranzi gattopardeschi e indigeribili, ma essenziali perché è lì che si discute davvero; potrei dirvi dell’assurdità dell’isolamento in cui lavorano le commissioni elettorali e politiche che producono gli esiti del congresso senza “sentire” il dibattito; potrei farvi arrabbiare sul serio con le melasse giovanilistiche (o paternalistiche?) su i giovani e il sindacato.

Ma potrei anche farvi tirare un sospiro di sollievo citando brevemente le conclusioni dei segretari di Flc Nazionale e di CGIL Regionale: il testo del DDL sulla riforma universitaria è inemendabile, il federalismo regionale non faccia da alibi per smantellare l’università e la scuola pubblica, statale.

Ma forse potrei addirittura strapparvi un sorriso descrivendovi gli allegri bagordi notturni e l’anima – e il corpo – gaudente di tanti lavoratori della conoscenza (i dettagli piccanti alla prossima).

O anche potrei solleticare il vostro orgoglio precario annunciandovi che dopo una piccola, ma campale, battaglia il comitato direttivo FLC Sicilia ha il suo rappresentante dei lavoratori, ricercatori e docenti, dell’università e il suo delegato al congresso regionale della Camera del Lavoro. E questo delegato è uno di noi, un ricercatore precario dell’università, eletto “fuori quota” ovvero non perché è giovane, donna o “altro”, ma solo perché è un “lavoratore della didattica e della ricerca universitaria”.

Leggi il seguito di questo post »