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settembre 2009 – Contribuisci a migliorarla, aiutaci ad attuarla!

La crisi economica che ha colpito duramente il sistema economico occidentale non si è fermata ed è prevedibile un’ulteriore peggioramento delle condizioni delle fasce più deboli dei lavoratori. I timidi tentativi dei governi di tamponare le ricadute della crisi, sono stati principalmente rivolti a garantire quei settori che hanno un riscontro produttivo immediato, diretto e apparentemente tangibile dell’intervento. L’intero sistema della conoscenza, che rappresenta la vera spina dorsale di un sistema economico avanzato, ha invece un impatto profondo ma diluito nel tempo sul sistema produttivo, legato piuttosto a trasformazioni e a miglioramenti radicali e di lungo periodo. Allo stesso modo, i lavoratori della conoscenza, che nell’ombra sono la linfa di questo paese, stanno pagando più duramente di altri questa crisi sebbene nel più assoluto silenzio del governo e del sistema dell’informazione.

È l’ora invece di rafforzare ancora di più il sistema della conoscenza se si vogliono gettare le basi del nostro futuro. Nel contempo, bisogna costruire un sistema della conoscenza virtuoso coadiuvato da un vero, reale ed effettivo sistema di welfare che in questo momento permetta ad ogni singolo lavoratore di superare la crisi. Oggi, infatti, tra i lavoratori più colpiti ci sono i precari dell’Università, stretti tra la riduzione delle opportunità già scarse offerte da un sistema economico in crisi e la debolezza strutturale del sistema della conoscenza.

Negli ultimi anni l’Università italiana ha subito numerose riforme, mai portate a termine, che stanno hanno letteralmente devastato una generazione di studiosi e in prospettiva minacciano di devastare l’intera università. Si stima che le Università italiane fondino la loro attività di ricerca e l’offerta formativa sul lavoro di migliaia di precari impegnati a tempo pieno nella ricerca e docenza. Secondo i dati al momento disponibili sono circa 40.000 i ricercatori e docenti precari censiti (dati MIUR 2006). Il futuro di decine di migliaia di precari impegnati nell’attività di ricerca e docenza non è mai stato così in pericolo come ora. Questo a causa del proliferare, di anno in anno, di contratti precari privi di fatto di tutele assistenziali e previdenziali, tagli al FFO ed al personale, ed un blocco di fatto del reclutamento dei ricercatori a tempo indeterminato a livello nazionale.

Appare allora evidente che il problema del precariato nella ricerca e docenza universitaria rappresenta una vera e propria emergenza. Il Coordinamento Precari Università FLC CGIL, in linea con intera categoria, propone di investire nella conoscenza per combattere e rialzarsi dalla crisi. Occorre ripartire dai piani di investimento nella conoscenza così come definiti alla nascita della Strategia di Lisbona nel 2000; ripercorrere insieme la tappa fondamentale del 2005, che ha visto la stesura della Carta Europea dei Ricercatori come codice di condotta per l’assunzione dei ricercatori. E inoltre rilanciare un maggior finanziamento della Ricerca come previsto dal Settimo Programma quadro dell’Unione Europea, sull’arco pluriennale 2007-2013.

Occorre, operativamente, rilanciare la discussione ed il confronto democratico con tutti i soggetti in campo su una riforma del sistema universitario che tuteli il carattere pubblico dell’Università italiana e che combatta il precariato garantendo, nel contempo, didattica e ricerca di qualità, trasparenza e valutazione.

Al fine di affrontare quindi in modo adeguato la grave emergenza dei ricercatori e docenti precari nelle Università italiane occorre urgentemente:

1. investire maggiormente a livello nazionale per Università e Ricerca – in un quadro di valutazione efficace e trasparente – come definito dalle linee guida europee. A livello locale occorre destinare nella programmazione di Ateneo, per il reclutamento dei ricercatori (o docenti di prima fascia) e la stabilizzazione del personale tecnico amministrativo, una quota consistente delle risorse disponibili;

2. effettuare, dapprima, un piano di reale reclutamento straordinario dei ricercatori a tempo indeterminato a livello nazionale, con processi trasparenti di selezione, passando subito dagli annunci ai decreti ed ampliando le disponibilità economiche previste dalla finanziaria 2007 per il reclutamento dei ricercatori universitari;

3. definire, poi, una seria programmazione dell’accesso ai ruoli di docente e ricercatore, al fine di operare un reclutamento ciclico e ordinario per rafforzare in modo continuativo la struttura della ricerca e docenza in Italia. Risulta determinante il riconoscimento reale in sede di valutazione concorsuale dell’attività pregressa di ricercatori e docenti precari;

4. a tal fine è opportuna l’istituzione di un’accurata anagrafe delle figure precarie impegnate in ricerca e docenza da parte di ogni ateneo, utile a censire e valorizzare la professionalità dei precari. Occorre realizzare una banca dati con i riferimenti anagrafici, il curriculum e tutte le esperienze maturate dai ricercatori e docenti precari. L’anagrafe è prima di tutto uno strumento conoscitivo, poiché ha l’obiettivo di quantificare e monitorare il fenomeno del precariato universitario; inoltre è un’efficace mezzo ai fini di una migliore programmazione economico-finanziaria negli ambiti sia dell’impiego sia della gestione di personale altamente qualificato (strumento gestionale-valutativo). Un provvedimento analogo è già stato adottato dall’Università di Pisa, che presentiamo qui come modello applicabile ad altre realtà d’Ateneo. Inoltre, un secondo modello è la banca dati del Consorzio Interuniversitario CINECA, con la quale sarebbe auspicabile effettuare incroci di dati del personale ricercatore e docente precario;

5. tutelare i soggetti più deboli, individuando quelle politiche e quegli strumenti economici e legislativi che permettano innanzitutto il blocco dei licenziamenti (ossia il mancato rinnovo dei contratti per mancanza di disponibilità economica) di tutti quei precari che da anni e anni, con elevata professionalità, stanno sostenendo sulle proprie spalle l’attività di ricerca e didattica nelle Università italiane. Estendere inoltre gli ammortizzatori sociali agli stessi precari e delineare strumenti a garanzia della continuità del reddito;

6. aprire in tutti gli Atenei tavoli di consultazione, dapprima, sul tema del precariato nella ricerca e docenza con i precari e i rappresentanti sindacali; rapidamente occorre definire la trasformazione del confronto in veri e propri tavoli di trattativa, come luogo ufficiale di intervento sul problema precariato. Determinante è anche il coinvolgimento degli enti locali, per affrontare a 360 gradi l’emergenza precariato; le Regioni infatti investono ogni anno milioni di euro nella ricerca universitaria. Per questo, è auspicabile l’apertura di tavoli di confronto sugli stessi temi in tutte le Regioni, con referenti precari degli Atenei presenti sul territorio e le rappresentanze sindacali;

7. operare una riunificazione delle figure precarie di docente/ricercatore non strutturato dalla comprovata esperienza con tutele contrattuali, diritti di rappresentanza e retribuzione pari al ricercatore confermato di I fascia retributiva. A tal fine è stata elaborata un’ipotesi di piattaforma per la regolamentazione delle suddette figure precarie nell’Università. Nello specifico, occorre ottenere il riconoscimento del diritto alla remunerazione per tutti gli incarichi di ricerca/docenza, in tutte le fasi della carriera; riconoscimento di tutti quei diritti essenziali ad un lavoratore, quali diritto a periodi remunerati di recupero psico-fisico, diritto e sostegno alla maternità, diritto a lavorare in sicurezza e avere la completa formazione al riguardo, diritto ad un trattamento adeguato ai fini pensionistici; riconoscimento dei diritti di rappresentanza istituzionale e sindacale dei ricercatori/docenti precari;

8. aprire un’ampia discussione, insieme ai soggetti studenteschi già attivi nel processo di autoriforma partecipata dell’Università, sul tema della qualità della didattica; questo proprio in vista dei tagli alle remunerazioni dei docenti a contratto che molti Atenei effettueranno in seguito ai tagli al FFO

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