CORSI E RICORSI. L’iniziativa del CODACONS per i docenti a contratto

15 giugno 2010

Il Codacons invita i docenti a contratto a ricorrere al TAR per il riconoscimento di «una giusta retribuzione e del trattamento previdenziale e assistenziale, oltre al pagamento delle differenze retributive già maturate»,  come ha dichiarato il suo presidente Carlo Rienzi.
La notizia sarebbe una vera bomba, se non fosse che ancora una volta il tentativo di costruire una dimensione collettiva di rivendicazione si infrange sulla strutturale frammentarietà dell’universo dei contratti universitari.

E non potrebbe essere altrimenti. A ciascuno il suo: visto il contratto, fai il ricorso.

Si legge, infatti, su «La Repubblica» del 13.o6.2010 che la strategia processuale proposta dal Codacons si articola in due fasi: la prima “a carico individuale” del docente e la seconda “collettiva e nazionale”. Insomma si tratterebbe di una class action senza la class, almeno nella prima fase. Oppure di una azione collettiva prioritariamente individuale?

Seppure apprezzabile nell’esito mediatico – riportare ancora una volta alla ribalta lo sproposito del ricorso ai contratti di insegnamento per tappare i buchi dell’offerta didattica negli atenei –  la proposta del Codacons suscita numerose perplessità proprio perché, delegando al singolo l’avvio dell’azione legale,  non affronta il nodo principale della questione dei docenti universitari precari: come rappresentare gli interessi di una categoria –  e chiamiamola classe, infine – di lavoratori che tale ancora non è.

Sparse le proprie opportunità di lavoro tra un’infinita varietà di contratti e consegnato il proprio futuro ad un’orda di “furbetti del contrattino”, quanti tra i docenti che guadagnano anche solo poche centinaia di euro sono disponibili ad intraprendere un’azione presso il TAR a proprie spese?

Quanti tra quelli che dall’anno prossimo rientrano nel taglio del 50% di co.co.co e “tempo determintato” imposto dalla finanziaria aggiuntiva?

Senza un progetto sul riconoscimento del ruolo dei docenti “in sub-appalto” come docenti universitari, questa iniziativa rischia di risolversi solo nell’ennesimo casus mediatico.

Ma forse i numeri delle adesioni potrebbero smentirci? Dateci notizia se partecipate.