La Flc Cgil, il Ddl “Gelmonti”, le donne e la ricerca

Anna Villari intervista Marco Broccati e Joelle Casa della segreteria nazionale FLC CGIL. “DDL Gelmini sull’università” e “Donne e lavoro” i temi di riflessione.

Nel video che segue Ermanno Detti intervista alcuni rappresentanti del mondo della ricerca delegati al 2° Congresso Nazionale FLC CGIL

5 risposte a La Flc Cgil, il Ddl “Gelmonti”, le donne e la ricerca

  1. miriam scrive:

    Scusate, ma a me quella norma sembra sacrosanta. Bisogna sempre guardare la ratio delle leggi: non si vuole introdurre una discriminazione ai danni del personale tecnico-amministrativo delle università, che non si capisce poi perché e quando dovrebbe mettersi a tenere corsi, fare esami ecc…, ma evitare che le università assumano docenti come magazzinieri, li paghino un terzo di un docente e gli facciano fare corsi.

    • cane sciolto scrive:

      cara miriam,

      se fosse come dici tu l’esclusione dovrebbe valere per tutti i dipendenti pubblici, senza distinzione; inclusi magari anche i docenti, assunti per fare un corso e che finiscono per averne quattro. L’assurdità di quella norma è invece proprio che chiunque può insegnare all’Università, dai segretari comunali al barbiere di Montecitorio. Ma i tecnici no.

      • luke scrive:

        credo che la norma abbia come ratio il voler evitare quanto accaduto con i tecnici-laureati. Fatti diventare tutti ope legis ricercatori (la Cisl la fece da padrona). E magari anche quella di evitare il rischio che ci si scambi “favori” tra “colleghi”.

        A me però non convince. Credo sia pure poco adatta all’oggi, dove ci sono tanti TA altamente qualificati – nell’informatica, nella gestione di servizi complessi, nell’assistenza – che potrebbero dare un contributo (magaru anche volontario) alla didattica seminariale e integrativa, in qualche caso anche con moduli specifici su temi professionalizzanti. Del resto è previsto che, prima di attivare un contratto esterno, un amministrazione debba verificare prima che non esistono competenze interne… quindi. E se poi qualcuno di questi avesse titoli scientifici tali da poter concorrere come ricercatore perché no!

  2. PierRino scrive:

    caro, il sindacato (la Cgil) c’era e c’è. Abbiamo fatto tutto il possibile per bloccare le norme Moratti come anche quelle seguite – fortemente penalizzanti per i colleghi tecnici e amminstrativi – con Brunetta. Ma poi quando una norma è legge dello stato è legge dello stato.

    Anche per questo rigettiamo la logica di fondo, non solo le singole norme del ddl gelmonti! e ci mancherebbe pure

  3. cane sciolto scrive:

    A proposito di discriminazion. Vogliamo parlare di una perla, introdotta dalla Moratti e rimasta pari pari all’art. 11 del ddl Gelmonti:

    “ad esclusione del personale tecnico-amministrativo delle Università” ?

    Parole odiose, discriminatorie, mortificanti, che ghettizzano un’intera categoria di lavoratori. Il sindacato dov’era? E, soprattutto, dov’è?

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