NAPOLI – Federico II. Riforma dell’Università: i ricercatori non insegnano più, diaspora degli studenti

 

NAPOLI – Il decreto di riforma dell’Università Tremonti – Gelmini, contro quale lo scorso anno si è opposto il movimento studentesco dell’«Onda», è stato di recente approvato in Parlamento. Le conseguenze, limitatamente alla Facoltà di Scienze Biologiche della Federico II di Napoli, si fanno sentire: i ricercatori hanno deciso di non insegnare più, e per gli studenti cominciano disagi (accorpamenti di più gruppi in una sola aula) e «diaspore» (spostamenti dalle sedi di Mezzocannone a quelle di Monte Sant’Angelo).

Leggi tutto l’articolo su Il Corriere del Mezzogiorno 05 Marzo 2010

Leggi il documento a firma dei ricercatori di Scienze MM.FF.NN

2 risposte a NAPOLI – Federico II. Riforma dell’Università: i ricercatori non insegnano più, diaspora degli studenti

  1. GiordanoBruno scrive:

    Ebbravi!

  2. ario scrive:

    Napoli, 8 febbraio 2010

    COMUNICATO STAMPA – Flc Cgil Campania – Napoli
    I primi effetti dei tagli alla Federico II di Napoli

    Il CdA della Federico II di Napoli svoltosi il 15 Gennaio scorso ha deliberato il ricorso alla gestione finanziaria provvisoria. Le preoccupazioni che abbiamo manifestato fin dalla prima finanziaria del nuovo governo Berlusconi-Tremonti stanno assumendo la forma concreta della crisi finanziaria delle Università: i tagli progressivi al finanziamento ordinario del sistema universitario stanno minando il funzionamento dei nostri atenei, mettendo a serio rischio lo svolgimento della ricerca e il ruolo di promotori culturali di queste istituzioni.

    L’Università Federico II giunge a questa fase dopo aver deliberato, nel mese di dicembre, il reclutamento di 54 ricercatori in regime di cofinanziamento ministeriale (fondi MUSSI 2008), assumendo la scelta coraggiosa e qualificante, in un momento di sostanziale blocco del turn over imposto dal governo, di privilegiare il reclutamento di forze nuove, ancorché in numero largamente insufficiente rispetto alle esigenze dettate dal rinnovo generazionale e dalla nutrita platea di precariato della ricerca universitaria. Altri Atenei italiani, invece, hanno deciso di impiegare queste somme per spese differenti dall’assunzione dei ricercatori, o di non impegnare affatto i fondi ministeriali, nel timore di sforare il tetto del 90%,

    Come Flc Cgil esprimiamo apprezzamento per questa decisione – pur con la consapevole preoccupazione che questi bandi rischiano di essere gli ultimi disponibili fino alla messa in esaurimento della figura del ricercatore a tempo indeterminato – interpretandola come un segnale di impegno dell’Ateneo a proseguire sulla strada del reclutamento di nuove generazioni di ricercatori e ancora più significativa perché assunta in una fase in cui il disinvestimento in scuola, università e ricerca passa anche attraverso la drammatica riduzione delle opportunità per i giovani e i precari.

    Nel contempo, la ricerca nel nostro ateneo subirà gravi ripercussioni per una serie di scelte determinate dalle necessità di bilancio: la decisione di rescindere il contratto quinquennale relativo all’acquisto delle licenze d’uso per riviste scientifiche stipulato con la società Elsevier, ad esempio, appare come la prima di una serie di gravi restrizioni cui sarà costretta la ricerca universitaria in tutti i campi della produzione scientifica. I vincoli tecnici imposti dalla gestione provvisoria, inoltre, aggravano ulteriormente le condizioni già difficili dell’amministrazione finanziaria ordinaria dell’ateneo, penalizzando l’organizzazione e l’amministrazione delle strutture della ricerca (dipartimenti, centri, etc.)

    Ma non solo di questo si tratta. I primi riflessi, più diretti ed immediati, si manifestano anche sul versante della funzione più squisitamente sociale svolta dai luoghi di insediamento universitario e sul ruolo svolto dall’Università nel territorio, con la chiusura, nei weekend, dei poli museali (diventati, negli anni, punti di riferimento per la cittadinanza ed espressione viva e concreta del legame simbiotico tra Università, territorio e cittadinanza) per eliminare quelle voci di spese tecnicamente ingiustificabili con la gestione provvisoria e tuttavia culturalmente appropriate e coerenti con questa parte della funzione sociale dell’Università.

    La Flc Cgil ritiene che le difficoltà economiche dell’Ateneo siano il frutto immediato e diretto delle scelte dell’attuale governo, che rendono ormai impossibile qualsiasi politica virtuosa, qualsiasi prospettiva di sviluppo e che minacciano la sussistenza stessa della Federico II.

    La Flc Cgil ritiene necessario che si apra un più ampio dibattito pubblico sul presente e sul futuro del nostro Ateneo. Chiede che si rendano partecipanti attivi del difficile processo della riorganizzazione, necessitato dalle scellerate politiche ministeriali, tutti soggetti istituzionali e le articolazioni organizzative dell’Ateneo, a partire dai diversi organi di autogoverno dell’Ateneo, in particolare i Dipartimenti e le Facoltà.

    Come Flc Cgil, ferma la nostra attenzione verso ogni iniziativa volta all’ uso attento e razionale delle risorse disponibili, invitiamo tutti i lavoratori dell’ateneo federiciano, gli studenti ed i cittadini ad un impegno forte per contrastare con decisione la politica scellerata dei tagli indiscriminati operata dal Governo, che hanno come risultato immediato la riduzione della qualità della didattica e della ricerca.

    Chiediamo allo stesso Rettore Trombetti un impegno più incisivo, anche come membro della Crui, nel rappresentare il malessere e il disagio provocato dalle scelte di questo governo, facendosi promotore di iniziative di contrasto a tutte quelle misure che minano ormai la sussistenza stessa del nostro Ateneo e del sistema universitario pubblico italiano.

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