Nessun baratto

24 settembre 2010

Comunicato del Coordinamento Nazionale Precari dell’Università FLC-CGIL

Il coordinamento nazionale dei precari dell’università FLC-CGIL ritiene un ricatto intollerabile le dichiarazioni del Ministro Gelmini sulla possibilità di barattare “riforme in cambio di risorse” per le università, già vessate dai tagli indifferenziati imposti dallo stesso Governo.

Durante una crisi economica mondiale, tutti i principali paesi sviluppati investono più risorse nella ricerca e nell’istruzione, salvando questi settori dai tagli globali necessari. Solo in Italia si mortificano irresponsabilmente l’Università, la Ricerca, e la Scuola pubbliche e, insieme alle istituzioni, si danneggiano tutti coloro che vi lavorano con dedizione e senso di responsabilità.  Così si danneggia l’intero sistema-paese, al quale si negano le basi per uno sviluppo futuro. Nel 2009 la spesa italiana per l’università è stata pari a 7,485 miliardi di euro, nel 2010 sarà pari a 7,206 miliardi e nel 2011 a 6,130 miliardi. Un vero e proprio massacro per l’università pubblica, proprio nel momento in cui, secondo gli ultimi rilevamenti, un giovane su tre è disoccupato. Nel pieno della peggiore recessione economica e sociale dell’Italia repubblicana il Governo rinuncia  ad una delle poche opportunità di crescita e progresso che ha disposizione: la formazione pubblica di qualità.

L’annuncio di una nuova, piccola e misera dotazione finanziaria per gli atenei, promessa dal ministro Tremonti in cambio di una rapida approvazione del DDL insieme alla lista delle priorità annunciate da Gelmini – università statali e soprattutto non statali, borse di studio solo agli studenti meritevoli, passaggi di ruolo da ricercatore a professore associato – mette in luce, per l’ennesima volta, l’assenza di un qualunque reale progetto di riforma unitaria dell’università pubblica e denota solo una visione parziale e semplicistica dei problemi e delle necessità del sistema nazionale universitario. Non una parola, durante la conferenza stampa del 22 settembre 2010, ha speso il Ministro Gelmini sulla qualità dell’offerta formativa, sulle tutele del diritto allo studio, sulla didattica, sul reclutamento di nuovi ricercatori, sulla rimozione del blocco del turn-over e l’avvicendamento generazionale, sullo sviluppo della ricerca, sulla democrazia negli atenei, sul superamento dei limiti ormai accertati del 3+2. A fronte delle sempre più estese proteste nelle università, niente di concreto. Nessuna cifra, nessuna data, nessun fatto, nessun progetto.

Dietro l’azione del Governo non c’è nessuna concertazione con il mondo dell’università e della ricerca, nonostante i proclami del Ministro. Nessuna delle richieste avanzate in questi mesi dalle associazioni di categoria, dalle rappresentanze sindacali e studentesche, dai coordinamenti di ricercatori precari e strutturati è stata presa in considerazione. Nessuna attenzione è stata prestata al documento votato dall’assemblea nazionale dei ricercatori del 17 settembre 2010.

Il DdL Gelmini è rimasto immutato e trasformerà l’università in una improduttiva fabbrica di disoccupati e precari, accrescerà il potere degli attuali “baroni”, sia nella gestione dei concorsi universitari che nei luoghi della governance, consegnerà responsabilità strategiche ai Consigli di Amministrazione, prevedibilmente disposti ad ogni tipo d’ingerenza, ed infine, con l’introduzione della figura del ricercatore a tempo determinato allungherà la già durissima “gavetta” dei ricercatori in formazione senza nessun tipo di garanzia e tutela per il loro futuro. In questo scenario il proposito del Ministro Gelmini di non destinare alcuna quota delle risorse eventualmente disponibili a nuovi ingressi nelle università suona come una insopportabile ingiustizia per tutti i precari della ricerca e della docenza che negli ultimi anni si sono già visti sbarrare la strada da tagli al finanziamento delle ricerche, limitazioni al turn-over e rallentamenti delle procedure concorsuali.

I ricercatori precari ritengono inoltre gravissimo che il Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca accusi di irresponsabilità nei confronti degli studenti e delle loro famiglie i ricercatori universitari strutturati che in questi mesi hanno contrastato il disegno di legge sulla riforma universitaria dichiarandosi “indisponibili” ad assumere carichi didattici non obbligatori per legge. Il coordinamento nazionale dei precari dell’università FLC-CGIL sostiene, invece, i colleghi ricercatori strutturati “indisponibili” della Rete 29Aprile e, insieme a loro responsabilmente, respinge con forza l’accusa di essere causa di disagio per gli studenti.

Il coordinamento ribadisce che nessun baratto è accettabile sulla vita e sul lavoro degli oltre 100.000 precari della ricerca e della docenza che oggi sostengono il funzionamento dell’università in Italia e, così come annunciato a Roma il 17 Settembre 2010, si impegna ad organizzare insieme agli studenti, ai ricercatori e ai docenti un’ampia mobilitazione nei giorni 4, 5, e 6 Ottobre per fermare l’approvazione del DDL Gelmini.

Roma, 24 Settembre 2010

Coordinamento Nazionale Precari dell’Università FLC_CGIL


Dai ricercatori di Rete 29a: serve una mobilitazione coordinata di ricercatori, precari e studenti

23 settembre 2010

Il 17 Settembre si è svolta a Roma l’assemblea nazionale dei ricercatori organizzata da Rete29Aprile a La Sapienza.

Il documento finale approvato è l’esito di un confronto serrato con gli studenti e i ricercatori precari prima e durante l’assemblea.

Non a caso Rete29Aprile insiste su:

  1. ruolo unico della docenza,
  2. finanziamenti per Ricerca e Università,
  3. diritto allo studio,
  4. contratto unico pre-ruolo,
  5. distinzione tra reclutamento e progressione di carriera,
  6. governance democratica e trasparente.

Studenti e ricercatori tutti hanno poi concordato un calendario di mobiltazioni simultanee previste in tutti gli atenei per il 4,5,6, Ottobre: l’anno accadmeico non può iniziare come se niente fosse.

Anche questo è un passo importante che, seppur riconoscendone il valore, proietta  l’indisponibilità alla didattica dei ricercatori strutturati su una dimensione più ampia e generalizzata di opposizione al DdL. Era ora.

La parola torni ai ricercatori precari nei prossimi giorni.


L’appetito vien lottando!

1 settembre 2010

Edizione straordinaria,

al PoliTO i ricercatori precari non fanno più la fame!

Dopo mesi di dura lotta, con occupazioni del rettorato e notti insonni ad organizzare le mobilitazioni, i precari del Politecnico di Torino ottengono concretamente il primo risultato: dal primo settembre almeno non moriranno più di fame!

Le criticità rimangono molte al Politecnico: centinaia sono i precari della ricerca che stanno perdendo il posto per mancato rinnovo contrattuale. Ma una prima vittoria, piccola e sincera, li rafforza, li unisce e mostra quale sia la strada giusta per imporre la loro piattaforma rivendicativa!

Qui sotto un primo comunicato del coordinamento precari Polito.

Buon appetito!

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Carissimi,

il rientro dalle vacanze porta una sorprendente notizia positiva.

Da oggi (1 settembre) gli *assegnisti post-doc* hanno diritto ai BUONI PASTO da 4,33 euro!

E’ un risultato importante che abbiamo conseguito con mobilitazioni, discussioni, incontri. Non l’avremmo ottenuto senza l’impegno del Coordinamento, l’apporto sostanziale delle RSU e dei sindacati ed il supporto e la partecipazione di tutti. Vogliamo pensare però che sia solo il primo risultato concreto di una lunga serie (diritti, trattamento delle criticità, bandi da ricercatore, ecc.), per cui avremo sempre più bisogno dell’appoggio ATTIVO e PARTECIPE di tutti.

Come fare per ottenere i buoni pasto: dal 1° di settembre 2010, presso gli Uffici dell’Area PAF ubicati in C.so Montevecchio n° 77 – 3° piano (si entra dal cortile), saranno distribuiti a tutti gli aventi diritto i primi 20 buoni pasto cartacei. Occorre comunicare la data di conseguimento del dottorato. ANDATE A RITIRALI AL PIU’ PRESTO!!!

L’amministrazione centrale aveva garantito che avrebbe mandato un mail a tutti  gli assegnisti per avvisarli.
Credo che nessuno di voi abbia ricevuto questa mail, non sono stati in grado…

Mi raccomando, continuiamo a lottare per i nostri diritti: tenetevi pronti!

– il Coordimento Precari della Ricerca del Politecnico di Torino

precari-polito@googlegroups.com
http://groups.google.it/group/precari-polito?hl=it?hl=it
Il forum di discussione è su http://precaripolito.forumattivo.com/


Prepariamo le lotte in scuola-universita’-ricerca per settembre!

23 luglio 2010

Scuola-universita’-ricerca PUBBLICA: stanno vivendo ormai da anni un attacco senza precedenti da parte dell’attuale Governo, che decide di fare fuori anche tutti i precari.

Quali risposte da parte dei precari?

La mobilitazione in tutta Italia sta crescendo! I precari della scuola, organizzati in movimenti, comitati e organizzazioni sindacali, sono determinati ad ostacolare le decine di migliaia di nuovi licenziamenti previsti per il prossimo anno…oltre che difendere il carattere pubblico della Scuola. I precari di universita’ e ricerca si mobilitano per impedire la privatizzazione delle universita’ e la cancellazione della figura a tempo indeterminato di ricercatore, la riduzione dei finanziamenti o addirittura la chiusura degli enti pubblici di ricerca. Da anni ormai tutti i precari della conoscenza hanno costruito le loro lotte e riconquista dei diritti. Una battaglia di tutta, per tutta e con tutta la cittadinanza!

Una battaglia costruita anche insieme alla FLC CGIL, che dopo il Congresso in primavera ha introdotto una riforma dello Statuto per il riconoscimento di un vero e proprio Coordinamento Precari della Conoscenza nella categoria FLC. Il 15 maggio la prima riunione con i precari iscritti alla FLC, per costruire mobilitazioni e stati generali della Conoscenza. Sui territori, nelle regioni e a livello nazionale le lotte sono sempre andate avanti, e i precari si stanno preparando ad un autunno difficile, fatto di attacchi ai propri diritti, e veri e propri licenziamenti di massa. La protesta non si fermera’, sicuramente sara’ un autunno molto caldo!

Dal Piemonte arriva un contributo per la costruzione degli Stati Generali della Conoscenza dell’organizzazione sindacale, che vuole essere di stimolo alla riapertura della discussione sulla nascita dei coordinamenti precari della conoscenza e alla preparazione delle lotte di settembre.

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Un contributo piemontese agli Stati Generali della Conoscenza e alle lotte del prossimo autunno

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L’Europa, il Senato e noi…

21 luglio 2010

In attesa dell’avvio del confronto in Senato sul Disegno di Legge “Gelmini” 1905 vi segnaliamo un documento la Comunicazione della Commissione Europea al Parlamento Europeo “Un nuovo slancio per la cooperazione europea in materia di istruzione e formazione” e la nota congiunta della Flc Cgil e del Dipartimento Formazione e Ricerca della Cgil inviata alla Commissione con le osservazioni sul documento. Nella nota sono sottolineati la genericità, i punti di debolezza ma anche gli elementi positivi del documento.

Dal sito della Flc vi segnalo invece una nota con cui facciamo il punto della situazione prima dell’avvio del confronto in Senato. Facciamo, insomma, un pochino di chiarezza. Buona lettura…

Nelle prossime ore il Disegno di Legge 1905 sull’Università, c.d. “Gelmini”, andrà al voto del Senato. In queste settimane è cresciuto un forte movimento di opposizione tra i ricercatori a tempo indeterminato, che ruota intorno al rifiuto degli incarichi didattici. Molti Atenei non sono in grado di presentare il Manifesto degli Studi, e si susseguono prese di posizione degli Organi accademici ovunque. La Crui ed i singoli Rettori, in grande affanno, esprimono tentativi di far rientrare la protesta dei ricercatori, senza tuttavia prendere posizione esplicita contro il DDL. A seguito della manovra economica e dei tagli retributivi previsti, e anche come effetto della protesta dei ricercatori, ora anche associati e ordinari cominciano in misura crescente ad aderire alla protesta.

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E-Campus: l’università come piace a Silvio Berlusconi

19 luglio 2010

(e l’abolizione del valore legale del titolo di studio).

No, non crediamo sia un caso. In una tranquilla e caldissima domenica di luglio veniamo a conoscenza dai giornali che il presidente del consiglio va a visitare una delle vergogne universitarie nazionali e che un esponente del suo partito propone un disegno di legge per l’abolizione del valore legale del titolo di studi. Sulla visita del Belusconi ad e-campus pubblichiamo un bell’articolo del collega Gennaro Carotenuto. Sul secondo tema, consapevoli che in tanti, in troppi sono convinti della bontà della proposta, mi permetto di fare qualche laicissima osservazioni e un paio di premesse. Prima premessa, le riforme di sistema spesso sono belle sulla carta ma poi devono essere collocate nei contesti reali. Seconda premessa, il contesto reale è l’Italia, col suo mercato del lavoro, con la divisione Nord/Sud, col suo livello di internazionalizzazione, col suo sistema di diritto allo studio. 

Ed allora, l’abolizione del valore legale del titolo di studio lungi dall’essere uno strumento che differenzia tra gli atenei (quelli virtuosi e quelli meno virtuosi) è invece uno strumento che mette tutti gli atenei sullo stesso piano. Sia quelli che hanno requisiti minimi di didattica e ricerca, di strutture e di personale che quelli che non ne hanno. Per intenderci, la Sapienza e la Koré di Enna finiscono per valere “agli occhi del mercato” allo stesso modo non avendo nessuna dei due alcuna certificazione legale del percorso di studi che offrono. In secondo, l’abolizione del valore legale implica una valutazione degli atenei “di merkato”. Ossia rende il marketing e il brand un elemento centrale della valutazione degli atenei: la Luiss o la Bocconi, indipendentemente dai loro meriti reali e dalla qualità della loro didattica, solo perché i marchi Luiss e Bocconi tirano, saranno in cima ai sogni delle aziende. In terzo luogo discrimina gli studenti i quali, indipendemente dai loro meriti e dal loro valore reale, finiranno per essere valutati sulla base degli atenei che hanno frequentato. E quindi in un sistema dove il diritto allo studio è quasi inesistente la stragrande maggioranza degli studenti che i soldi per andare negli atenei dei VIP non li hanno partiranno comunque svantaggiati. In quarto luogo, lungi dall’attivare un processo virtuoso di “competizione” verso l’alto degli atenei assisteremo alla degredazione del livello medio del sistema universitario italiano dato che di eccellenze ne bastano poche mentre è più semplice e comodo garantirsi spazi nella fascia bassa di mercato. Ultima osservazione, muore definitivamente la ricerca negli atenei italiani. Vi lascio ora con l’articolo di Gennaro Carotenuto. Ve lo sareste immaginato un luglio così caldo?…

E-Campus: l’università come piace a Silvio Berlusconi

L’Università italiana, quella vera, pubblica, protesta per la riforma Gelmini in dirittura d’arrivo in Parlamento e 9.000 ricercatori si asterranno dalla didattica il prossimo anno. Per avere un’idea dell’università del futuro, l’università come la vuole il PdL, basterebbe accompagnare stamattina Silvio Berlusconi ad E-Campus, l’università telematica del CEPU dove sono stati precettati (abbigliamento informale, chiede la convocazione immaginando già il bagno di folla e la photo-opportunity) tutti i 3.000 studenti iscritti. Questi pagano salato per ritrovarsi in un ateneo che con appena 56 docenti, tutti rigorosamente precari, offre addirittura 12 lauree diversissime, da Ingegneria a Giurisprudenza a Psicologia.
di Gennaro Carotenuto

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Non c’è posto per te…. che fai? scendi?….

17 luglio 2010

Il clima è torrido e rovente. E non ci riferiamo solo a quello segnato dai bollettini meteorologici, ma anche a quello politico. Che sulle questioni universitarie sembra cuocere a fuoco lento i precari più di ogni altro. Ed allora si moltiplicano le inziative e i precari tornano a far sentire la loro voce e a porre il problema del precariato come l’indice di tutti i mali dell’Università e delle scellerataggini di questo governo. A tal proposito leggetevi le mirabolanti affermazioni della Gelmini, pensionamento, merito, 3+2…. Che dire? Usa il tema pensionamenti a 65 anni a favore dei precari contro i prof. poi però l’unica cosa che il governo ha fatto è rendere impossibile l’assunzione dei precari. Scommettiamo che mette tutti in pensione a 65 anni ma non recluta uno straccio di precario?

Ed allora noi pubblichiamo un appello stilato da tanti colleghi, da gruppi, sigle e singoli. Un appello che supportiamo e condividiamo e che firmiamo come singoli. Come movimento. Si sà, noi siamo piuttosto invisi a questo governo. Dovessero dire che insieme ai magistrati, ai docenti di scuola, ai professori universitari e ai ricercatori, alle regioni e ai comuni, alle associazioni di volontariato, agli abitanti de l’Aquila, al terzo settore, a medici, poliziotti e vigili del fuoco, alla banca d’Italia, alla corte costituzionale e chi più ne ha più ne metta anche i precari dell’Università sono tutti comunisti e partigiani (nell’ovvio senso che sono di parte). In effetti la Gelmini già lo dice nell’articolo…

Insomma, vi invitiamo a firmare e far circolare. Per far sentire la nostra voce, per trovarci ancora una volta insieme a difesa dei nostri diritti, e di una università di qualità che non si comporti con noi come il peggiore padroncino di fine ottocento coi suoi Braccianti.

 http://www.petitiononline.com/univit15/petition.html

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