E-Campus: l’università come piace a Silvio Berlusconi

(e l’abolizione del valore legale del titolo di studio).

No, non crediamo sia un caso. In una tranquilla e caldissima domenica di luglio veniamo a conoscenza dai giornali che il presidente del consiglio va a visitare una delle vergogne universitarie nazionali e che un esponente del suo partito propone un disegno di legge per l’abolizione del valore legale del titolo di studi. Sulla visita del Belusconi ad e-campus pubblichiamo un bell’articolo del collega Gennaro Carotenuto. Sul secondo tema, consapevoli che in tanti, in troppi sono convinti della bontà della proposta, mi permetto di fare qualche laicissima osservazioni e un paio di premesse. Prima premessa, le riforme di sistema spesso sono belle sulla carta ma poi devono essere collocate nei contesti reali. Seconda premessa, il contesto reale è l’Italia, col suo mercato del lavoro, con la divisione Nord/Sud, col suo livello di internazionalizzazione, col suo sistema di diritto allo studio. 

Ed allora, l’abolizione del valore legale del titolo di studio lungi dall’essere uno strumento che differenzia tra gli atenei (quelli virtuosi e quelli meno virtuosi) è invece uno strumento che mette tutti gli atenei sullo stesso piano. Sia quelli che hanno requisiti minimi di didattica e ricerca, di strutture e di personale che quelli che non ne hanno. Per intenderci, la Sapienza e la Koré di Enna finiscono per valere “agli occhi del mercato” allo stesso modo non avendo nessuna dei due alcuna certificazione legale del percorso di studi che offrono. In secondo, l’abolizione del valore legale implica una valutazione degli atenei “di merkato”. Ossia rende il marketing e il brand un elemento centrale della valutazione degli atenei: la Luiss o la Bocconi, indipendentemente dai loro meriti reali e dalla qualità della loro didattica, solo perché i marchi Luiss e Bocconi tirano, saranno in cima ai sogni delle aziende. In terzo luogo discrimina gli studenti i quali, indipendemente dai loro meriti e dal loro valore reale, finiranno per essere valutati sulla base degli atenei che hanno frequentato. E quindi in un sistema dove il diritto allo studio è quasi inesistente la stragrande maggioranza degli studenti che i soldi per andare negli atenei dei VIP non li hanno partiranno comunque svantaggiati. In quarto luogo, lungi dall’attivare un processo virtuoso di “competizione” verso l’alto degli atenei assisteremo alla degredazione del livello medio del sistema universitario italiano dato che di eccellenze ne bastano poche mentre è più semplice e comodo garantirsi spazi nella fascia bassa di mercato. Ultima osservazione, muore definitivamente la ricerca negli atenei italiani. Vi lascio ora con l’articolo di Gennaro Carotenuto. Ve lo sareste immaginato un luglio così caldo?…

E-Campus: l’università come piace a Silvio Berlusconi

L’Università italiana, quella vera, pubblica, protesta per la riforma Gelmini in dirittura d’arrivo in Parlamento e 9.000 ricercatori si asterranno dalla didattica il prossimo anno. Per avere un’idea dell’università del futuro, l’università come la vuole il PdL, basterebbe accompagnare stamattina Silvio Berlusconi ad E-Campus, l’università telematica del CEPU dove sono stati precettati (abbigliamento informale, chiede la convocazione immaginando già il bagno di folla e la photo-opportunity) tutti i 3.000 studenti iscritti. Questi pagano salato per ritrovarsi in un ateneo che con appena 56 docenti, tutti rigorosamente precari, offre addirittura 12 lauree diversissime, da Ingegneria a Giurisprudenza a Psicologia.
di Gennaro Carotenuto

Chissà chi glielo fa fare a Silvio Berlusconi di cominciare la settimana visitando una pseudo-università quando avrebbe da visitare decine di università vere con le quali confrontarsi democraticamente sull’Università del futuro. Il fatto è che Berlusconi alle università vere preferisce quelle di plastica, gli esamifici, quelle dove non si fa ricerca ma si è sempre promossi e un pezzo di carta (pagando) non si nega a nessuno. E allora domani andrà a E-Campus, la più scalcinata tra le in genere scalcinatissime università telematiche italiane sorte come funghi all’epoca di Letizia Moratti e oggetto di più di una polemica e di dubbi serissimi su serietà e qualità. E-Campus è di fatto un’emanazione del CEPU, la Scuola Radio Elettra del XXI secolo, che da anni prepara gli studenti somari ma danarosi e quelli troppo impegnati per avere tempo di studiare e che, oltre ad avere meritato critiche di ogni genere (l’importante non è conoscere, ma passare gli esami) ha visto il padrone, Francesco Polidori, più volte sfiorato da scandali di natura fiscale.

Non è un caso che E-Campus è l’unica tra le università telematiche italiane ad essere stata attivata con il parere contrario del CUN e del comitato di valutazione nazionale delle università (quelli che dovrebbero verificare il merito al quale tiene tanto Mariastella Gelmini). Era il 2006 e su E-Campus furono tutti contrari meno l’allora Ministro Letizia Moratti che non sentì ragioni e fece partire un affare da milioni di Euro che con l’alta formazione ha poco a che vedere. Ancora poche settimane fa gli stessi CUN e CNVSU hanno di nuovo segnalato E-Campus al ministro Gelmini (ovviamente indifferente) per molteplici irregolarità e incongruenze ed è prevista entro l’anno un’ispezione che potrebbe portare E-Campus addirittura alla chiusura. Tutto ciò basta e avanza per il mensile Campus (quasi omonimo ma nessuna parentela) per sconsigliare a Berlusconi la visita ad E-Campus, che di sede sta a Novedrate, il paesello lumbard famoso per essere stato citato in una canzone antileghista di Pino Daniele.

Ma come funziona E-Campus? Come per il CEPU (ma in maniera ancora più grave) E-Campus ha pochissimi docenti, ben di meno di quelli obbligatori nelle università statali, tutti precarissimi. Berlusconi sarà accolto da un rettore in pensione, Lanfranco Rosati che, dopo una carriera a Perugia, a 72 anni viene chiamato (non eletto) da Polidori a Novedrate. Con lui lavorano appena tre “professori ordinari a tempo determinato”. Quella di ordinario precario è una figura di fatto inesistente nell’ordinamento italiano e forse al mondo. Sono 35 in tutta Italia, compresi i tre di Radio Elettra (pardon CEPU, anzi E-Campus) e lavorano tutti per università telematiche o private. I tre di Novedrate sono un giurista, un economista e un ingegnere. Immaginiamo che il giurista, l’ingegnere e l’economista siano anche i presidi di tre delle cinque facoltà di E-Campus, generali senza esercito e ovviamente senza stato maggiore. Ma chi sarà a presiedere la facoltà di Psicologia o quella di Lettere dove non ci sono prime fasce neanche precarie? Un ricercatore non confermato? Sarà Vittorio Sgarbi, indicato tra i docenti a contratto? A spulciare troviamo che il preside di Lettere sarebbe Paolo Trovato che insegna linguistica a Ferrara ma a E-Campus fa il Preside di una Facoltà nella quale non è neanche incardinato. Chissà se si può fare. E quantunque fosse corretto chissà che senso abbia. Quelli che però mandano avanti la baracca con Polidori e il fido Rettore Rosati, solo un po’ più giovane di Silvio nostro, sono una cinquantina di ricercatori (tutti rigorosamente precari) che immaginiamo impegnati in tutto meno che a far ricerca.

Così cinquantasei docenti in tutto dovrebbero dunque far funzionare la bellezza di 12 corsi di laurea: Servizi Giuridici per l’Impresa, Laurea Magistrale in Giurisprudenza, Letteratura, Musica e Spettacolo, Ingegneria Informatica, Ingegneria Civile, Ingegneria dell’Automazione Industriale, Ingegneria Energetica, Design e Discipline della Moda, Economia e Commercio, Psicoeconomia (sic), Scienze bancarie ed assicurative, Scienze e Tecniche Psicologiche.  

Chiunque, anche non addetto ai lavori, capirebbe che con quattro docenti e spiccioli in media non si tiene in piedi un corso di laurea. Ha i “requisiti minimi” E-Campus? I “requisiti minimi” sono quei parametri che stabiliscono che un corso di laurea può stare in piedi solo se ha un certo numero di docenti di ruolo distribuiti tra le varie discipline fondamentali del corso stesso.

Visto che in tutta Italia si stanno chiudendo (a volte giustamente) centinaia di corsi che non hanno il giusto rapporto tra corsi e docenti, come mai se non ha i requisiti minimi E-Campus non solo non viene chiusa ma riceve la visita del capo del governo? Passereste sul ponte progettato da un ingegnere civile laureato ad E-Campus? Vi affidereste ai servizi di uno psicoeconomista di E-Campus? E-Campus è il modello di Università che vogliono Berlusconi, Gelmini, Tremonti e con loro Polidori. Comprereste una laurea da questa gente?

Gennaro Carotenuto su http://www.gennarocarotenuto.it

3 risposte a E-Campus: l’università come piace a Silvio Berlusconi

  1. volpe scrive:

    Purtroppo ho creduto in quest’universita’ solo perche oltre che lavorare ero proprio lontana fisicamente dall’Italia. Ho dovuto ricredermi in quanto, di tutors nemmeno a parlarne,le lezioni per scaricarle hanno bisogno delle due ore preventivate per lo studio, dopo averle finalmente scaricate devi pure trovare il tempo per stamparle fino ad arrivare allo studio. Metteteci il viaggio aereo con il relativo stress prima dell’esame, che l’ultima volta si e’ svolto in un sofisticatissimo ambiente dove pero’ mancavano oltre ad una sala computers anche le sedie e gli studenti erano messi dentro con la pala……………

  2. Mara Alberti scrive:

    PER VOI è MEGLIO L’UNIVERSITà PUBBLICA DOVE LA CATTEDRA “APPARTIENE” AI SOLITI CHE PRENDONO LAUTI STIPENDI E POI DIRIGONO OSPEDALI PRENDENDO LAUTI STIPENDI OPPURE SONO ONOREVOLI E PRENDONO ALTRI LAUTI STIPENDI ETC. ETC. POTREI CONTINUARE ALL’INFINITO MA VI RIMANDO TUTTI AL LIBRO DI GIORDANO. E’ ORA DI FINIRLA CON IL PUBBLICO DOVE DI PRECARI CE NE SONO MOLTI DI PIU’, BEN VENGA IL PRIVATO ” UNIVERSITA’, POSTE, FERROPVIE ETC.ETC. MA VI RENDETE CONTO CHE CON LA CRISI CHE ABBIAMO PAGHIAMO SAPORITAMENTE DUE GOVERNI???!!!,BASTAVANO 4 CASALINGHE ABITUATE A FAR QUADRARE I CONTI CON 1000 € AL MESE ED AVREBBERO RISOLTO I NOSTRI PROBLEMI, INVECE DI CONTINUARE A MANTENERE I SOLITI ” LADRI”, MEDITATE, MEDITATE!!!
    MdL Mara Albert

  3. Renzino l'Europeo scrive:

    concordo largamente con Gennaro Carotenuto, e la situazione mi da’ lo spunto per tornare sul mondo all’incontrario che va in iscena in questo luglio 2010.

    Cesare visita un Ateneo telematico che ha ad occhio nudo delle caratteristiche moolto poco accademiche, cosa peraltro rilevata anche da quei buoni a nulla del CNVSU. Eppero’ in vista dell’arrivo di possibili sanzioni estreme (c’erano state visite e relazioni negative recenti sulle Università telematiche), il CNVSU non e’ stato piu’ prorogato (e’ scaduto il 30 giugno), mentre l’ANVUR sara’ operativa, se va bene, a Novembre, e quando comincera’ a lavorare dovra’ anche ovviamente riprendere in mano tutti i dossier con una certa lentezza e ri-ponderazione.

    Nel frattempo lo stesso Cesare dice una cosa giusta, quando afferma che non si deve togliere il “valore legale” delle lauree, ma il senso del suo intervento si inscrive in un contesto torbido e di fatto inapplicabile proprio al caso che fa da sfondo alle sue affermazioni: la concessione del potere di rilasciari titoli di studio e’ una cosa seria, e come tale va considerata e mantenuta.

    Cosi’ siamo messi.

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