Non c’è posto per te…. che fai? scendi?….

Il clima è torrido e rovente. E non ci riferiamo solo a quello segnato dai bollettini meteorologici, ma anche a quello politico. Che sulle questioni universitarie sembra cuocere a fuoco lento i precari più di ogni altro. Ed allora si moltiplicano le inziative e i precari tornano a far sentire la loro voce e a porre il problema del precariato come l’indice di tutti i mali dell’Università e delle scellerataggini di questo governo. A tal proposito leggetevi le mirabolanti affermazioni della Gelmini, pensionamento, merito, 3+2…. Che dire? Usa il tema pensionamenti a 65 anni a favore dei precari contro i prof. poi però l’unica cosa che il governo ha fatto è rendere impossibile l’assunzione dei precari. Scommettiamo che mette tutti in pensione a 65 anni ma non recluta uno straccio di precario?

Ed allora noi pubblichiamo un appello stilato da tanti colleghi, da gruppi, sigle e singoli. Un appello che supportiamo e condividiamo e che firmiamo come singoli. Come movimento. Si sà, noi siamo piuttosto invisi a questo governo. Dovessero dire che insieme ai magistrati, ai docenti di scuola, ai professori universitari e ai ricercatori, alle regioni e ai comuni, alle associazioni di volontariato, agli abitanti de l’Aquila, al terzo settore, a medici, poliziotti e vigili del fuoco, alla banca d’Italia, alla corte costituzionale e chi più ne ha più ne metta anche i precari dell’Università sono tutti comunisti e partigiani (nell’ovvio senso che sono di parte). In effetti la Gelmini già lo dice nell’articolo…

Insomma, vi invitiamo a firmare e far circolare. Per far sentire la nostra voce, per trovarci ancora una volta insieme a difesa dei nostri diritti, e di una università di qualità che non si comporti con noi come il peggiore padroncino di fine ottocento coi suoi Braccianti.

 http://www.petitiononline.com/univit15/petition.html

NON C’E` POSTO PER TE

Appello a ricercatori, professori, personale TA, studenti che hanno a cuore l’Università e il suo, nostro, futuro.

In data 8 luglio 2010 la CRUI (che, lo ricordiamo, altro non dovrebbe essere che una libera associazione privata, priva di qualsiasi ruolo o funzione istituzionali) ha votato all’unanimità una mozione (http://www.crui.it/HomePage.aspx?ref=1916) in cui, intervenendo sul DDL 1905 in imminente discussione parlamentare, delinea le sue proposte in materia di riforma dell’ordinamento e del reclutamento universitari.

Come precari della ricerca, interessati al futuro dell’università e non solo alle nostre prospettive lavorative, intendiamo rendere pubblici la nostra interpretazione e il nostro giudizio sulla mozione, non dimentichi della straordinaria protesta che i ricercatori stanno portando avanti da mesi per una riforma seria e lungimirante dell’università.

Ci preme infatti denunciare come la mozione pretenda di favorire promozioni interne a totale scapito del reclutamento. Se tali proposte venissero accolte, gli effetti sul futuro nemmeno tanto lontano dell’università sarebbero certamente nefasti: invecchiamento del corpo docente, perdita di competitività della ricerca (basata, lo ricordiamo, anche sul lavoro di molti precari), fuga di cervelli e quindi di finanziamenti, in parole povere la notte dell’università italiana.

In dettaglio, vista la dichiarata scarsità di fondi ordinari attuale e futura, ci pare che i punti salienti (aumento delle quote per promozioni interne, 2000 passaggi RU->PA all’anno e chiamate a professore aggregato) avrebbero questi effetti:

1)    L’azzeramento della prospettiva di reclutamento di nuove leve per i prossimi 10 anni, che avrebbe pesantissime conseguenze per i giovani ma anche per le migliaia di precari meritevoli che hanno pagato e continuano a pagare una gestione dell’università unicamente rivolta ad abbassare il costo del lavoro di chi è in posizione più debole (precari della ricerca, TA, ricercatori). Inoltre, indipendentemente dall’aspetto sociale, vogliamo notare che il taglio di una componente vitale e creativa del personale didattico e di ricerca non può che arrecare un danno anche all’università stessa.

2)    Allo stesso tempo, le proposte di progressione preferenziale, che nei fatti si configurano come una vera ope legisinteresserebbero soprattutto i ricercatori più anziani per i quali il costo di una promozione è nullo o limitato. Ancora una volta con grave danno per i ricercatori più giovani e in maniera del tutto indipendente dal merito. Ed è chiaro che una mortificazione del merito anche tra i ricercatori finirebbe per tradursi in un ulteriore colpo al sistema universitario.

3)    In questo quadro, anche le garanzie richieste per i contratti di tenure track (che nel DDL attuale andrebbe più propriamente chiamata tenure trashappaiono del tutto demagogiche, dal momento che i pochi fondi per bandire tali posizioni saranno largamente fagocitati dalle progressioni di cui sopra.

Lascia allibiti lo smaccato tentativo di barattare il futuro dell’università per un “piatto di lenticchie” da offrire ai ricercatori, nella speranza che questo sia sufficiente a far partire il prossimo anno accademico; piatto di lenticchie, tra l’altro, probabilmente virtuale in quanto è del tutto dubbio che i posti promessi arriveranno realmente anche in caso di approvazione della richiesta. Ricordiamo, a chi la avesse dimenticata, la tragicomica vicenda del reclutamento Mussi, che ha di fatto sostituito il reclutamento ordinario ed è stato affossato dai tagli e dai ritardi governativi.

Ovviamente, se da una parte è giusto che l’università recluti e paghi i docenti di cui ha bisogno, ci rifiutiamo di assistere passivi allo spettacolo di un’Italia miope, capace solo di pensare riforme a totale carico delle generazioni future.

Per i motivi fin qui esposti

– stigmatizziamo l’iniziativa della CRUI come tendenziosa e incurante del futuro dell’università, iniziativa NON DEGNA di una categoria, quella dei rettori, che dovrebbe lavorare per l’interesse del nostro sistema accademico; piuttosto che lasciarsi sedurre dalla prospettiva degli smisurati poteri, al di fuori di ogni controllo terzo, che sarebbero loro concessi, essi farebbero bene ad interrompere la monotona litania di appelli per l’approvazione del ddl Gelmini e seguire l’esempio dei loro ben più coraggiosi predecessori che appena pochi anni fa minacciarono di dimettersi in blocco per tagli e provvedimenti che appaiono una miserevole quisquilia rispetto a ciò che il governo ha fatto e intende ancora fare;

– ci auguriamo che le componenti accademiche non si prestino a questo patetico gioco volto solo a sedare la protesta dei RTI, introducendo una corsia preferenziale e rendendosi così carnefici al tempo stesso dell’università e di due generazioni di ricercatori;

– ribadiamo la nostra SOLIDARIETA` ALLA PROTESTA dei ricercatori, riconoscendoci nei punti avanzati nel documento del 29 Aprile;

e aggiungiamo:

– che la drammatica situazione dei precari della ricerca e delle attività di ricerca nelle università richiede una soluzione individuabile solo in un RECLUTAMENTO STRAORDINARIO DI EMERGENZA, IN TERMINI DI CONCORSI, da finanziare adeguatamente;

– che questo può e deve avvenire nel contesto del ruolo unico in tre livelli proposto dalla rete 29 Aprile, in modo da non mettere in conflitto le diverse componenti del mondo della ricerca;

– che le risorse potrebbero e dovrebbero essere trovate mediante la riduzione a 65 ANNI dell’età pensionabile di tutti i docenti universitari con riutilizzo, senza alcun vincolo sul turnover, del budget reso disponibile per il reclutamento di nuovo personale;

– che è necessario adeguare le condizioni di lavoro dei precari dell’università a standard civili, come prescritto dalla Carta Europea dei Ricercatori, iniziando per esempio dal riconoscimento di un trattamento previdenziale e retributivo equiparato ai lavoratori strutturati.

Manifestiamo infine la nostra disponibilità ad un’assemblea di tutte le componenti coinvolte nella protesta, da tenersi dopo l’estate, con particolare riguardo a:

1)    azioni per scongiurare la sostituzione dei ricercatori indisponibili da parte di precari ed esterni;

2)    azioni di sensibilizzazione e coinvolgimento verso gli studenti in vista dei disagi che dovranno sopportare. Il presente documento è rivolto a tutte quelle componenti del mondo universitario e della società consapevoli dei reali bisogni dell’università, e delle conseguenze nefaste di proposte quali quella della CRUI.

Invitiamo tutte le realtà di precari costituitesi spontaneamente nelle varie sedi locali a trovare luoghi comuni di discussione e, a questo fine, mettiamo a disposizione di tutti la mailing list ricercatoriprecari-dibattito+subscribe@googlegroups.com.

Infine annunciamo un preliminare incontro nazionale, che intendiamo tenere nei prossimi giorni, al fine di promuovere un coordinamento dell’azione dei precari dell’università e programmare iniziative di protesta e mobilitazione in vista dei mesi autunnali. Al fianco dei ricercatori e degli studenti.

Primi firmatari:

Precari Invisibili della Ricerca – Università della Calabria

Coordinamento Docenti Precari Unifi

Urbanistes sans papiers (Dipartimento di Urbanistica e pianificazione del territorio, Università di Firenze)

Coordinamento Precari dell’Università di Torino

Coordinamento Precari della Ricerca del Politecnico di Torino

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