Della Crui, di Tremonti e altre drammatiche storie…

Il notiziario della domenica! Prima di una settimana forse decisiva per le nostre sorti e quelle dell’Università pubblica. Intanto il dato dei tagli, aspettiamo di capire se sono confermate le voci che circolano ossia che anche le misure a termine di sostegno del finanziamento sono destinate a non essere rinnovate; ci riferiamo ai 550 milioni di euro/anno stanziati dal Governo Prodi per il triennio 2008-2010; e ai 400 milioni ricavati dallo scudo fiscale per il 2010. Se entrambe queste misure non verranno confermate e prorogate, il taglio del finanziamento 2011 rispetto al 2010 non sarà solo quello, pur consistente, previsto dalla L.133 (oltre 300 milioni in meno nel FFO), ma ammonterà all’incirca ad un miliardo e cento milioni di euro. Se a questo aggiungiamo la possibile non proroga della norma che permette agli atenei di computare solo in maniera parziale il personale medico dei policlinici nel calcolo del rapporto tra FFO e spese per personale (il famigerato 90%) appare evidente che l’anno prossimo il sistema collassa. Nel frattempo, in relazione a quanto segnalato dagli amici e colleghi di Apri, la V commissione del Senato ha approvato il seguente emendamento che posticipa di 3 anni l’età pensionabile, per fortuna solo nelle università private. Una velina del sole 24 Ore aveva lasciato intendere che l’emendamento valeva per tutte le università italiane. Sarebbe stato il colpo di grazia….

E passiamo a Tremonti. Mettendo per ora da parte sanatorie fiscali per chi non paga le tasse, le norme a favore di chi cementifica l’Italia, insomma il solito schifo italico. Venerdì pare siano stati votati in Commissione Bilancio gli emendamenti relativi al blocco degli scatti fino al 2013. Dal link che vi segnalo potete seguire tutti i lavori della commissione se proprio ne avete voglia. Ed allora: sono stati approvati gli emendamenti che salvano dal blocco i magistrati e le forze dell’ordine ma restano quelli professori, ricercatori universitari e diplomatici. Abbiamo più volte sottolineato come questa norma colpisca i più giovani tra quelli, fortunati, che sono di ruolo. I colleghi della Rete 29 Aprile lanciano una provocatoria ma significativa campagna “Tremonti Tassaci!”. Meglio una tassa lineare uguale per tutti che norme che colpiscono alcuni più di altri, guarda caso i più giovani peraltro con ricadute drammatiche sulle future pensioni.

Per noi precari – che si stipendi e pensioni neppure a parlarne – restano il blocco del turn-over e il taglio del 50% dei contratti attivati su fondi ordinari e la beffa Crui. In un recente documento approvato alla unanimità la Crui chiede al governo, tra le altre cose:

maggiori garanzie per le posizioni a contratto con tenure track, rendendo vincolante l’avvio di procedure di chiamata nel caso di superamento dell’abilitazione scientifica nazionale a professore associato

Bene, i rettori confermano di essere a favore della figura del ricercatore a tempo determinato in sostituzione di quella a tempo determinato. Nulla di nuovo, un errore storico. La moltiplicazione ulteriore delle figure precarie, la scomposizione del precariato universitario tra pochissimi precari di elite e i tantissimi disperati con forme di contratto (che restano vigenti) assurde. Infine, il contrasto tra ricercatori in esaurimento e precari che segnerà il prossimo decennio. Tutte cose che nascono da questo errore storico. Ma tant’è, che almeno la tenure track sia vera…

I problemi del documento Crui sono però altri. Messi con le spalle al muro dalle lotte dei ricercatori, dei precari e degli studenti degli ultimi mesi e dalle difficoltà nel far partire l’anno accademico prossimo, i Rettori chiedono:

l’ampliamento, quantomeno nei primi sei anni di applicazione delle nuove norme sull’abilitazione scientifica nazionale e sul reclutamento, delle quote destinabili alle promozioni interne e alle procedure di selezione rispetto ai posti da destinare ad esterni;

Ossia di rivedere le quote del reclutamento oggi in teoria (tanto i soldi non ci sono) a favore dei precari. Quindi:

• il riconoscimento del ruolo fondamentale svolto dai ricercatori nella vita universitaria, da concretare in un piano straordinario, debitamente finanziato, che consenta la chiamata ogni anno di almeno 2000 ricercatori a tempo indeterminato che abbiano conseguito l’abilitazione scientifica a professore associato anche per fare fronte alla drastica riduzione in atto degli organici;

Ossia di riprendere la vecchia idea di Mussi del reclutamento straordinario, ma di associato e con concorsi riservati per i ricercatori ad esaurimento. Ipotesi di per sé condivisibile SE e solo SE partisse un serio reclutamento straordinario di ricercatori TD e se venissero confermate a regime le quote di reclutamento per i precari.

Infine:

• l’introduzione di un ruolo a esaurimento di professore aggregato al quale possano accedere a domanda e previa valutazione di idoneità scientifica i ricercatori a tempo indeterminato che abbiano svolto o svolgano per almeno tre anni attività didattiche curricolari, definendo il quadro dei relativi doveri e diritti e del trattamento economico, fermo restando che il numero di ore da dedicare annualmente all’insegnamento frontale non debba superare il 70% di quelle stabilite per i professori ordinari e associati.

L’unica tra queste proposte che potrebbe a breve diventare decreto. In questa fase si rincorrono, infatti, voci di un possibile decreto settembrino (magari come regolamento attuativo della Moratti) – nel caso in cui la protesta sia ancora forte – per tentare di spaccare il fronte della mobilitazione dei ricercatori. In altri termini la Crui chiede di attribuire a quei ricercatori che ne facciano richiesta il titolo (bada bene non il ruolo) di professore aggregato ma con una revisione (qui starebbe la novità) del trattamento economico. Il punto di contrasto tra rettori e ministero su questa proposta è ovviamente la questione del trattamento economico. E’ evidente che senza finanziamenti una simile proposta è fattibile per gli atenei solo a costo quasi zero, ossia chiamando ricercatori a fine carriera o comunque con una significativa anzianità e che non graverebbero troppo sui bilanci. Cosa che i Rettori non vogliono perché, forse, sanno bene che una simile proposta interesserebbe solo pochi ricercatori. E chiedono quindi risorse ad hoc sperando che allargando la base degli idonei possa saltare la protesta.

 Insomma, Il documento della Crui ha una triplice funzione:

a. sonda il terreno su alcune proposte (in particolare quella sul prof.aggregato);

b. suggerisce il terreno di intervento al governo sul reclutamento a favore dei ricercatori;

c. segna l’abbandono della partita precari ritenuta ormai persa.

In altri termini, è accaduto qualcosa che sapevamo fin dall’inizio succedesse: messa alle strette l’università alla fine tutelerà gli interni a fronte dei precari. Tanto più se assumere il precario ti costa di più che promuovere l’interno. Ed allora, chiudiamo con una riflessione di contesto. In queste settimane il blocco della didattica ha fatto si che finalmente anche gli studenti dicano la loro. Tenere insieme le esigenze della lotta nazionale dei ricercatori e dei precari con quella degli studenti è necessario se si vuole costruire un fronte ampio e unito per settembre. Nel frattempo, il terrore dei rettori e del ministero spinge verso iniziative finalizzate a spaccare il movimento dei ricercatori concedendo piccole cose che trovano il plauso di interessi micro-corporativi. A questo si affianca l’evidente abbandono del tema precariato da parte della Crui e dell’accademia nel suo complesso. E quindi il rischio che il confronto tra precari e ricercatori si acuisca. A questi rischi dobbiamo rispondere, con proposte. E iniziative. A voi la parola…

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