CORSI E RICORSI. L’iniziativa del CODACONS per i docenti a contratto

Il Codacons invita i docenti a contratto a ricorrere al TAR per il riconoscimento di «una giusta retribuzione e del trattamento previdenziale e assistenziale, oltre al pagamento delle differenze retributive già maturate»,  come ha dichiarato il suo presidente Carlo Rienzi.
La notizia sarebbe una vera bomba, se non fosse che ancora una volta il tentativo di costruire una dimensione collettiva di rivendicazione si infrange sulla strutturale frammentarietà dell’universo dei contratti universitari.

E non potrebbe essere altrimenti. A ciascuno il suo: visto il contratto, fai il ricorso.

Si legge, infatti, su «La Repubblica» del 13.o6.2010 che la strategia processuale proposta dal Codacons si articola in due fasi: la prima “a carico individuale” del docente e la seconda “collettiva e nazionale”. Insomma si tratterebbe di una class action senza la class, almeno nella prima fase. Oppure di una azione collettiva prioritariamente individuale?

Seppure apprezzabile nell’esito mediatico – riportare ancora una volta alla ribalta lo sproposito del ricorso ai contratti di insegnamento per tappare i buchi dell’offerta didattica negli atenei –  la proposta del Codacons suscita numerose perplessità proprio perché, delegando al singolo l’avvio dell’azione legale,  non affronta il nodo principale della questione dei docenti universitari precari: come rappresentare gli interessi di una categoria –  e chiamiamola classe, infine – di lavoratori che tale ancora non è.

Sparse le proprie opportunità di lavoro tra un’infinita varietà di contratti e consegnato il proprio futuro ad un’orda di “furbetti del contrattino”, quanti tra i docenti che guadagnano anche solo poche centinaia di euro sono disponibili ad intraprendere un’azione presso il TAR a proprie spese?

Quanti tra quelli che dall’anno prossimo rientrano nel taglio del 50% di co.co.co e “tempo determintato” imposto dalla finanziaria aggiuntiva?

Senza un progetto sul riconoscimento del ruolo dei docenti “in sub-appalto” come docenti universitari, questa iniziativa rischia di risolversi solo nell’ennesimo casus mediatico.

Ma forse i numeri delle adesioni potrebbero smentirci? Dateci notizia se partecipate.

10 risposte a CORSI E RICORSI. L’iniziativa del CODACONS per i docenti a contratto

  1. bartlindon scrive:

    La class-action e’ un modo per ottenere qualcosa su una violazione palese di un diritto costituzionale.
    Che poi possa risultare alla fine un buco nell’acqua e’ da vedere.

    Puo’ anche essere un modo per farsi pubblicita’ (il codacons non e’ una onlus…), ma fare i retroguardisti e rifiutare qualunque possibilita’ e’ da persone in malafede e pregiudiziali (come lo sono io nei confronti dei sindacati).
    Almeno provarci invece di piangerci sempre addosso?

    • ario scrive:

      Qui non si tratta di piangerci addosso, ma di non farci prendere per il culo pure dal codacons.

      Violazione palese di un diritto costituzionale? e quale? un docente a contratto firma un contratto di lavoro individuale perfettamente legale. Su quale base affermi che il co.co.co. (o pro, o il contratto di consulenza) è “incostituzionale”? E come puoi impugnare un contratto di collaborazione individuale di fronte al Tar?. L’unica via è quella di mostrare che il tuo è lavoro subordinato mascherato ma…. non essendoci un contratto collettivo nazionale in questo caso i docenti a contratto sono chiaramentente dei “professionisti”, specie di consulenti, non certo degli impiegati. E quindi questa strada non è possibile.

      Ancora, ogni università è autonoma, a che titolo la class action contro il Ministero? C’è un caso in passato simile, i Miuca (Medico Interno Universitario con compiti assistenziali). Andatevi a studiare come andò a finire…

    • misstupperware scrive:

      Che l’iniziativa del codacons, con tutte le sue sgangherate contraddizioni, desse un contributo di visibilità alla questione dell’esternalizzazione della didattica universitaria l’avevamo già segnalato nel post.
      Che fosse poi una lotta di avanguardia sociale, effettivamente non potevamo sospettarlo.
      Sospettiamo, invece, (sarà il pregiudizio?) che “isolare” l’aspetto della ingiusta retribuzione si risolva infine in una vertenza schermo: l’iniquità non sta nel quanto poco guadagni, sta nel come lavori: subordinato “mascherato” da parasubordinato o, addirittura, autonomo.

  2. miriam scrive:

    Mi sembra che incollare il parere del ricercatore di diritto amministrativo sia stato improprio. E’ evidente che lui si riferiva ad un eventuale ricorso dei ricercatori contro il ddl Gelmini, sostenendo giustamente che sarebbe infondato, e non al ricorso dei docenti a contratto proposto dal codacons.

    • misstupperware scrive:

      l’ho riportato, perchè mi sembrava chiarisse quali opportunità reali (nulle sembrerebbe) ha in Italia la procedura della class action.
      Scusate, avevo dimeticato l’arte di spaccare il capello in 44 in cui tutti i precari sono specialisti.😉

  3. ingegnere scrive:

    Io sono ingegnere, non giurista ma mi stupisce che un ricercatore di diritto amministrativo distorca cosi la questione.
    Il ricorso è relativo ai docenti a contratto, figura di precario attualmente disciplinata da:
    – Art. 1, comma 10 della legge n. 230/2005
    – D.M. 8 luglio 2008
    Quindi non ha a che fare ( dal punto di vista giuridico con finanziaria e DDL gelmini)

    In particolare le università italiane hanno attivato migliaia di corsi universitari affidati a personale precario e pagati poche centinaia di euro (alcune univeristà addiritura 1 euro). Questo lede l’art.36 Cost. che recita:
    “Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa.”
    Ora il ricorso si basa proprio su questo: la retribuzione per questi contratti di docenza non è proporzionata nè alla quantità, nè alla qualità del lavoro svolto.
    Credo che questa sia una solida “base giuridica”, sebbene oggi poco applicata.
    Per quanto riguarda il codacons: saranno pure truffatori, ma possono uscirsene con queste cose perché altri non hanno mai fatto veramente nulla per questa questione.

  4. misstupperware scrive:

    vi incollo utile parere:

    Caro xx,

    quale ricercatore di diritto amministrativo (facoltà scienze politiche) ed autore di un recente studio in materia di class action contro le P.A. desidero dare il mio contributo con alcuni chiarimenti e riflessioni:

    – il ricorso individuale al TAR e la class action sono due strumenti di tutela diversi (per presupposti e per effetti) che pertanto possono essere promossi indipendentemente l’uno dall’altro;

    – la class action introdotta dal codice del consumo (art. 140 bis, come riformato dalla Legge 99/2009) per la tutela dei consumatori/utenti è uno strumento di tutela risarcitoria (molto simile a quello statunitense al quale si ispira) ma mi sembra difficilmente applicabile alla categoria dei ricercatori lesi dal DDL Gelmini o dai tagli della manovra finanziaria;

    – più interessante sarebbe verificare la proponibilità della cd. class action pubblica introdotta a dicembre scorso dal D. Lgs. 198/2009 che, pur non avendo l’obiettivo di assicurare risarcimenti ai componenti della categoria, mira a sottoporre al controllo del giudice (amministrativo) la “qualità” dell’azione delle P.A. (in parole povere verificare se l’azione ammministrativa è veramente efficiente, economica, efficace); anche in questo caso però mi pare che rispetto all’iniziativa legislativa del governo (trasfusa nel d.d.l. Gelmini) la strada della class action non sia percorribile.

    In conclusione, la tutela dei ricercatori in sede giudiziaria, a mio avviso, presuppone in primo luogo l’approvazione della legge di riforma (prima della approvazione mancherebbe un interesse a ricorrere giuridicamente inteso).

    Una volta approvata la legge le strade in sede giudiziaria potranno essere principalmente due:

    1) stimolare un giudizio della Corte Costituzionale sui molti aspetti critici della riforma (sono molte secondo me le violazioni dell’art. 3 della Cost., che com’è noto detta il principio di uguaglianza, o dell’art. 97 Cost. che detta il principio della imparzialità e buon andamento della P.A.);

    2) promuovere ricorsi al TAR collettivi (uno per ciascun ateneo promosso da tutti o quasi i ricercatori strtturati) contro gli atti (amministrativi) che le Università adotteranno per dare esecuzione alla nuova legge.

    Resto a disposizione per ulteriori chiarimenti che si rendessero necessari essenzialmente a colleghi che operano in settori diversi da quello giuridico.

    cari saluti
    xxx

  5. vittoria scrive:

    il ricorso non ha nessuna base giuridica, è una presa in giro e un modo per spillare soldi ai precari facendosi pubblicità. Una vergogna

  6. lapidaria scrive:

    lavoratori o consumatori,
    that is the question

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