Dall’associazione 20 Maggio una riscrittura in senso progressista del titolo III del ddl Gelmini

L’Associazione Venti Maggio

Ha presentato un documento centrato sull’istituzione nell’Università Italiana di un ruolo unico di docenza, articolato in tre fasce. Credo che sia un’idea da prendere in considerazione sopratutto perché è un concreto tentativo per iniziare un percorso di superamento dell’organizzazione verticistica di cui soffre da …centinaia di anni l’Accademia e non solo nel nostro paese. Alcuni penseranno non cambi nulla nella sostanza…invece dal punto di vista politico iniziare a pensare che il ruolo della docenza non è differenziabile in netti gradi da scalare con concorsi ex-novo come l’attuale legge impone, apre all’idea che una organizzazione orizzontale della università è non solo possibile ma funzionale alla ricerca scientifica. Tale scrittura così concerta gli interessi degli strutturati con quelli dei non strutturati  – senza operazioni di macelleria sociale nei confronti dei precari  di lungo corso- per queste ragioni  è una proposta da discutere.

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6 risposte a Dall’associazione 20 Maggio una riscrittura in senso progressista del titolo III del ddl Gelmini

  1. Facciamo un passo in più??!! scrive:

    Giusto per aggiungere qualche considerazione in piu’ a quello gia’ scritto da Sandro…e tentare di fare un passo in piu’ oltre al semplice emendiamo/non emendiamo o come emendiamo se emendiamo.
    La proposta e’ del PD. La FLC ha le sue piattaforme, che abbiamo costruito con il coinvolgimento dei precari nei vari nodi in Italia dove siamo attivi, o al contrario nel caso in cui parte dei precari che hanno costruito le rivendicazioni in oggetto siano poi entrati in FLC. Ad ogni modo, sta proprio qui la differenza! Infatti una piattaforma piu’ completa nelle rivendicazioni (intese a 360 gradi del problema precariato), e piu’ vicine ai bisogni che (io sento come primari) dei precari (vedi problema del transitorio soprattutto per gli over 30, piuttosto che misure di welfare…) la trovate:

    http://www.flcgil.it/notizie/news/2009/settembre/precari_universita_piattaforma_rivendicativa_proposta_dal_coordinamento_precari_flc_cgil.

    Intendo quindi moratorie sui licenziamenti, welfare, ricollocamento… insomma, ma a questi precari over 35 ci vogliamo pensare. Prima che abbiano accesso ad un concorso (su cui ci picchiamo per farlo diventare il piu’) ideale (possibile), hanno tempo a non aver piu’ accesso a nessun assegno o cococo per limiti di eta’ o ripetitibilita’ dei cococo.

    Fatemi solo capire, ma sento solo io questo problema del transitorio???? Solo io che ho 28 anni, e ancora non ci sono arrivata a 35 con una famiglia a carico? C’E’ QUALCUN’ALTRO CHE SI E’ POSTO COME ME QUESTO PROBLEMA E SA CHE NON SI RISOLVE CON IL SEMPLICE EMENDAMENTO AL DDL???? PROVIAMO PER UNA VOLTA A RAGIONARE SU QUESTO, E COSTRUIRE MOBILITAZIONI CONDIVISE?

    Tutta la parte (concedetemi di chiamarla) piu’ prettamente sindacale delle misure di emergenza manca nel doc PD, e anche nella protesta attuale degli strutturati, come si percepisce da:
    http://www.flcgil.it/notizie/news/2010/aprile/il_coordinamento_nazionale_precari_universita_flc_cgil_partecipa_all_assemblea_nazionale_dei_ricercatori_convocata_a_milano_per_il_29_aprile.
    (attenzione a non rompere la stringa dei link!).

    Spero che il 29 a Milano venga portata proprio questa voce per ribadire che non c’e’ solo un problema futuro di reclutamento “ideale”, ma esiste una reale emergenza (soprattutto in tempo di CRISI) della massa di migliaia di precari a rischio licenziamento… per i quali servono misure immediate.

    Per quanto riguarda il doc PD, dicevate riprende anche dei punti della nostra piattaforma/articolato del ricercatore a TD come unica forma di precariato (costruita nel 2008 anche qui con la partecipazione attiva di diversi nodi della vecchia RNRP). Se vi interessa e’ qui:

    http://precariunito.freeforums.org/bozza-di-piattaforma-unitaria-nazionale-rnrp-flc-cgil-t37.html,

    ma dopo i vincoli introdotti sulla figura TD (per il calcolo turn over) andrebbe rivista con una forma di “ricercatore in formazione”.
    Vale

  2. Gianluca scrive:

    Commenti preliminari (poi leggero’ con calma l’articolato).

    Mi sembra una buona proposta, ampiamente condivisibile dalle diverse anime dei precari. Sul periodo di precariato alcune possibili variazioni:

    1) Per accorciare il periodo di precariato e tendere alla riduzione delle tipologie di contratti precari, si potrebbe ipotizzare di ridurre a due gli anni di assegno e lasciare 3 + 3 per il ricercatore in formazione: totale 8 anni e segnale chiaro che l’assegno “non e’ il contratto per i precari”, ma uno strumento assolutamente temporaneo.

    2) Sul ricercatore in formazione (RiF):

    a) se si volesse allargare la “base” sul primo trienno e poi fare un po’ di filtro all’inizio del secondo, si potrebbe ipotizzare che all’inizio del primo contratto sia allocata una percentuale inferione al 100% del budget (per es 33% o 50% o 66%, equivalenti a rispettivamente ad un rapporto RiF/RTI_potenziale 1/3, 1/2 e 2/3), mentre all’inizio del secondo triennio gli atenei dovrebbero allocare il 100%;

    b) la valutazione (per il rinnovo e per la chiamata diretta) dovrebbe essere fatta un anno prima della scadenza del triennio, per lasciare il tempo, in caso di valutazione negativo, di cercarsi un altro posto

  3. antonio scrive:

    Caro Lucas, avevo compreso le motivazioni; apprezzo in particolare che si sia evitato il solito slogan DDL inemendabile, e si avanzino proposte concrete, e fattibili.

  4. Lucas scrive:

    La proposta è scritta come intervento sul ddl Gelmini e ne mantiene le linee fondamentali per tentare di essere spendibile, quindi mantiene le stesse figure.

    Premesso questo, si risolvono divrese cose: il “ricercatore in formazione” ha accantonato il budget per l’ingresso in ruolo fin dall’inizio e non è in alcun modo in competizione con personale già strutturato, per cui l’esito positivo dipende solo da lui e questa è una situazione molto più ragionevole della carneficina proposta dal ddl. Inoltre la proposta assegna alla contrattazione la possibilità di arrivare gradualmente (non dall’oggi al domani, per evitare di togliere lavoro ai precari attuali) ad una riduzione del tempo di assegno.

    Comunque la proposta è aperta alla discussione, per cui si può ragionare sull’ipotesi di convertire il “ricercatore in formazione” in un 2+2 o in un 2+1.
    Scrivete questi suggerimenti sul gruppo facebook.

  5. antonio scrive:

    Ma nella proposta restano cosi’ confermati i 10 anni di precariato:
    4 di assegno + 3+3 di ricercatore TD.
    Inoltre, al termine del ricercatore TD (“in formazione”… ovvero tenure track) si diventa ricercatori. Almeno nel DDL Gelmini (imperfetto e pericoloso su questo punto non prevedendo l’accantonamento del budget) prevedeva il passaggio a prof. associato!

    Cosa si e’ risolto?

    Ottima invece la richiesta di pensionamento a 65 anni e 40 anni di contributi!!! Finalmente!

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