Ci siamo quasi…

A breve dovremmo avere il quadro degli emendamenti presentati al Disegno di Legge Gelmini in discussione presso la VII Commissione Cultura al Senato. Maggioranza, opposizione, governo diranno finalmente come pensano di “emendare” questo sgangherato testo. Lo abbiamo detto, per noi il disegno di legge è irricevibile e inemendabile. Ma siamo curiosi. Curiosi di vedere come questo devastante progetto possa essere eventualmente reso peggiore dell’esistente, o magari svuotato di contenuti significativi. Lo ricordiamo a tutti, ci sono solo due cose che diveranno immediatamente operative una volta approvato il disegno: la cancellazione della figura del ricercatore a tempo indeterminato e l’avvio del percorso di ridisegno della governance universitaria. Tutto il resto è aleatorio, da venire.

Le indiscrezioni sugli emendamenti sono tante. Così come quelle che riportano il futuro comportamento dell’opposizione in commissione e in aula. Aspettiamo di vedere e commentare quelli effettivamente presentati. E cominiciamo dal Pd che pubblica un resoconto di quanto presentato che vi riportiamo a seguire. E’ un report, non ci sono i testi degli emendamenti, e quindi alcune delle proposte sono poco dettagliate. Entriamo, comunque, nel merito…

Queste le principali proposte contenute negli emendamenti del PD al Senato:

Sostegno agli studenti. Proponiamo di sostituire la norma del DDL Gelmini, che affida a una SPA del Ministero del Tesoro la gestione del Fondo per il merito, senza dotarlo di alcuna risorsa certa, con quanto prevede il DDL presentato nel 2009 dal PD: 100 milioni all’anno destinate a Borse nazionali di merito per il diritto allo studio, così da assicurare almeno 10.000 borse di studio da 10.000 euro ciascuna di sostegno agli studenti meno abbienti e meritevoli. Una prima base di supporto certo e costante ogni anno, che accompagni i talenti dai primi anni dei corsi triennali al compimento del dottorato, prevedendo che tali aiuti economici siano compatibili con borse per il sostegno di esperienze di studio o di ricerca all’estero.

Ricercatori, reclutamento, ricambio generazionale. Proponiamo interventi significativi sui ricercatori, sul reclutamento, sulle garanzie. L’obiettivo è dare ai giovani regole chiare, ampi spazi di crescita, percorsi aperti, competitivi, equi. Nello specifico gli interventi riguardano da un lato l’immediato e il periodo transitorio, e dall’altro il funzionamento a regime del nuovo sistema.

Nell’immediato gli interventi sono finalizzati a dare serie prospettive agli attuali ricercatori, percorsi certi per i futuri ricercatori, garanzie e stabilità per chi, nelle forme più varie, presta il proprio impegno per svolgere attività di ricerca – e spesso didattiche – nelle università italiane.

Nel periodo transitorio si prevede che per i prossimi otto anni la quota di posti complessivi sia integrata con ulteriori posti di professore di seconda fascia, cofinanziati con 100 milioni di euro all’anno, da destinare esclusivamente a ricercatori a tempo indeterminato o determinato in servizio presso l’ateneo e in possesso dell’abilitazione nazionale prevista dalla legge.

Prevediamo che tutte le attività di ricerca che si compiono nelle università si realizzino con un contratto unico di ricerca a tempo determinato, al quale sono collegate tutele assistenziali e previdenziali e un trattamento economico definito con la contrattazione collettiva. Tali contratti di ricerca si applicano sia ai “ricercatori in formazione” (per un periodo massimo di tre anni), sia a “ricercatori in percorso di ruolo” (tenure track), per i quali, a differenza del DDL Gelmini, prevediamo un percorso chiaro: già alla firma del contratto le università devono aver provveduto alla programmazione delle risorse necessarie per la loro immissione in ruolo, nel caso di valutazione positiva delle loro attività. In tal modo la possibilità di chiamata in ruolo diviene reale. La stessa procedura di chiamata diretta, sempre in seguito all’abilitazione, diviene applicabile ai ricercatori a tempo indeterminato e determinato (ex L. 230/2005).

Proponiamo poi un intervento che favorisca un forte ricambio generazionale nelle università, attraverso la previsione della cessazione dai ruoli e dagli incarichi dei docenti in ruolo che abbiano superato i 65 anni di età (con la possibilità di permanenza in servizio fino al raggiungimento dei 40 anni di anzianità contributiva), ai quali gli atenei possono affidare attività didattiche e di ricerca con contratti di ricerca.

In sintesi, una serie di prime disposizioni che favoriscano l’accelerazione della carriera dei ricercatori meritevoli e regole certe per i futuri ricercatori, e che ne incentivino la mobilità. Previsioni che si accompagneranno, nelle prossime settimane, alla elaborazione di una proposta organica di revisione delle fasce di docenza in ruolo.

Unitamente a queste misure, diversi emendamenti trattano il tema dei soggetti attualmente impegnati, con varie tipologie di rapporti di lavoro, in attività di ricerca, e i meccanismi di valorizzazione dell’attività dei ricercatori a tempo determinato che non dovessero entrare nei ruoli delle università. Dunque, ancora, regole chiare per lo svolgimento dell’attività dei ricercatori in formazione, e riconoscimento di tale attività ai fini dell’immissione nella pubblica amministrazione e nell’insegnamento secondario.

Infine, si prevedono misure di welfare, quali l’estensione degli ammortizzatori sociali e dei trattamenti di disoccupazione estesi ai ricercatori “precari”, oltre al riconoscimento del diritto a usufruire di servizi di outplacement.

Si promuove poi la funzione del dottorato di ricerca, che a partire dal 2016 sarà necessario per accedere ai contratti di ricerca, e che fin d’ora viene sostenuto attraverso incentivazioni di natura contributiva per l’assunzione a tempo indeterminato, oltre che col riconoscimento in termini di punteggio nei concorsi pubblici per l’accesso alla dirigenza delle Pubbliche amministrazioni.

Valutazione e stato giuridico dei docenti. Il DDL Gelmini è una legge-matrioska, con numerosissime deleghe, rinvii a regolamenti ministeriali, possibilità di successive modifiche al contenuto delle norme delegate al Governo. Gli emendamenti del PD mirano a ridurre al minimo indispensabile questi rinvii, a semplificare e rendere immediatamente applicabile la legge. Dunque, le norme sullo stato giuridico dei docenti e sui criteri della valutazione devono essere inserite in legge, così come quelle sulla valutazione: proponiamo che in base ad essa siano ripartite quote crescenti, fino al 20%, del Fondo di finanziamento ordinario (FFO) delle università, e riteniamo decisivo che l’ANVUR possa mettersi da subito al lavoro, per far funzionare una valutazione terza, effettiva e severa.

LEP, diritto allo studio, finanziamento. È giusto affidare alla delega alcune questioni che richiedono un approfondimento tecnico, come la definizione dei Livelli Essenziali delle Prestazioni (LEP), pur considerando la necessità di coordinare l’elaborazione su tutta la materia del diritto allo studio con le Regioni, per la competenza loro attribuita in materia, e di inquadrarla nell’ambito di una revisione del meccanismo di riparto del FFO alle università. Tema che approfondiremo nelle prossime settimane, con l’obiettivo di introdurre in legge criteri di chiarezza, trasparenza ed efficacia del FFO, ancorandone il riparto alla valutazione della didattica e della ricerca, al numero degli studenti, al principio della coesione territoriale del Paese, e di incentivare la libertà degli studenti di muoversi verso gli atenei che offrano loro migliori opportunità, oltre che la regolarità dei loro studi. È nell’interesse dei nostri giovani poter ampliare le loro scelte essendo correttamente informati e orientati, è interesse loro e del Paese avere un numero maggiore di laureati e una maggiore regolarità dei loro percorsi formativi.

Sistema di governo delle università. Prevediamo una semplificazione delle norme e maggiore libertà di organizzazione degli atenei, sottraendoli a un sostanziale commissariamento governativo dalla dubbia legittimità costituzionale; una più chiara ripartizione dei ruoli di indirizzo e gestione tra senato e consiglio di amministrazione, aprendo quest’ultimo alla presenza di qualificate presenze esterne, individuate secondo criteri certi; regole chiare anche per l’adozione di accordi di programma tra Ministero e atenei.

Risorse. Un disegno di rilancio dell’alta formazione e della ricerca richiede investimenti, non tagli. Finora la scure di Tremonti ha tagliato di oltre un miliardo di euro (il 15% in pochi anni) il FFO, ed è noto che, oltre ad avere enormi difficoltà anche ora, dal prossimo anno gli atenei italiani non saranno in grado di assicurare neppure le funzioni minime. Senza risorse persino l’attuale proposta Gelmini è inattuabile, e per questo sosteniamo che in realtà sia priva di copertura finanziaria. Ma a un governo che toglie al futuro per dare alle rendite (intento chiaro fin dalle prime mosse: oltre 3 miliardi di euro per abolire l’ICI alla fascia più ricca della popolazione e per il “salvataggio” Alitalia), noi chiediamo di più. Se vogliamo competere quantomeno coi paesi europei più forti – con la Francia, ad esempio, che nei prossimi anni investirà 19 miliardi di euro in università e ricerca – dobbiamo raggiungere, entro il 2020, la media europea di spesa per il sistema universitario. Per avere il doppio dei laureati e molti più ricercatori, e stare così al passo con i paesi più avanzati. Se condividiamo questi obiettivi, se il governo almeno su questo tema cruciale per il futuro dell’Italia dimostra una minima sensibilità all’interesse generale, proponiamo di affrontare la questione in sede tecnica. Definiamo insieme, maggioranza e opposizioni, il quadro di risorse necessario per finanziare la ripresa dell’università italiana. Noi, in linea con il DDL presentato dal PD nel 2009, partiamo dalla richiesta di ripristino delle risorse del FFO, e di nuovi investimenti che ci portino a passare dallo 0,8% all’1,3% del PIL in istruzione universitaria. Per raggiungere, seppure nel 2020, quanto già attualmente investono in media i paesi europei che fanno parte dell’OCSE

16 risposte a Ci siamo quasi…

  1. andreamicc scrive:

    Cari colleghi, lasciamo stare le frecciatine e cerchiamo di capirci con semplicità.
    1) l’ottimismo deriva da una semplice considerazione: in un anno si è imposto nell’agenda politica il problema precariato universitario, prima del tutto estraneo al dibattito pubblico. E’ un fatto ed è un fatto positivo. Da qui si parte per risolvere problemi concreti.
    2) non ho detto che il documento del PD fosse la trionfale risoluzione dei nostri problemi, da sventolare in assemblee e scampagnate (visto che si avvicinano 25 aprile e 1 maggio). Ho detto che all’interno del documento ci sono spunti apprezzabili che mi sembrano chiaramente mutuati adi nostri documenti e piattaforme tra cui, e solo come esempio:
    a) il merito è legato ai finanziamenti ed al ringiovanimento e non è più slogan ideologico da comunicazione politica di bassa lega. Insomma si afferma il principio delle opportunità crescenti e reali in un sistema fluido in cui la ricerca sia asse della competitività del Paese. In un sistema di opportunità reali, ma qui siamo nella teoria, la precarietà può anche diventare flessibilità.
    b)si parla di contratto unico di ricerca con diritti previdenziali, si parla di welfare, di riconoscimento del dottorato, di rapporti con istruzione e amministrazione (perchè mica siamo tutti bravi, qualcuno meno bravo ci sarà pure). Insomma saranno solo parole che sanno di elezioni e propaganda, ma sono un dato politico comunque.
    Detto questo rimango convinto della bontà della piattaforma della FLC-CGIL. Se il PD ha detto qualcosa di nuovo è perchè noi diciamo cose nuove.

    • misstupperware scrive:

      Niente ottimismo, è vero gli emendamenti tolgono il fiato, ma neanche panico. (Se cadi sette volte, rialzati otto…si disse in una famosa piattaforma)
      E’ vero nelle nuove posizioni del PD c’è molto del lavoro di tanti di noi. E non è autoreferenziale farlo notare. Anzi, è utile a fare chiarezza nei nostri programmi futuri, a mettere a punto la nostra agenda. Non è una novità, del resto,che ci sia un gap tra il grado di consapevolezza sulle questioni del precariato maturato “tra di noi” e quanto dice e pensa “il resto del mondo”, parlamentari inclusi.
      Non c’è freschezza nel mettere le cose una dietro l’altra, ma senso di responsabilità, mi pare.
      E per colmare il divario tra la famosa agenda della politica e le nostre rivendicazioni è necessario continuare a dire la “nostra”.
      Non cadiamo nella trappolona paralizzante dell’aut aut tra l’aspettativa dei risultati concreti della lotta e la rassegnazione alla mediazione del “meglio di niente”.
      Dobbiamo continuare a starci dentro fino al collo, dentro l’università e la ricerca e dentro l’opposizione all’azione del Governo.
      Le ultime sulla corsa all’emendamento “salva-il-salvabile” ci dicono solo una cosa: non c’è niente da salvare nel DDl.
      Pensiamo piuttosto a come metterlo ancora una volta in evidenza con l’adeguata nettezza.
      Saluti dal fresco sud,

      • Giordano scrive:

        Vorrei dire pubblicamente che ora c’è un solo modo per ostacolare la riforma Gelmini…favorire in tutti i modi i candidati alle regionali che si oppongono a quelli della maggioranza con probabilità di vittoria.

        Occorrono risposte politiche serie e un voto intelligente.

        Far perdere le regionali alla maggioranza può valere più di 100 comunicati contro il DDL.

  2. Gattopardo scrive:

    Ha ragionissimo Miriam. Se sei d’accordo con la precarizzazione a vita dei ricercatori (PhD + Asseggno di Ric. + 3+3, ma stiamo scherzando?), tutto il resto è acqua fresca. Anche l’appello all’ottimismo da fresconi lascia il tempo che trova.

    • fulvio scrive:

      non si sarebbe mai dovuta accettare l’idea di sostituire la figura del ricercatore TI con quella TD. Un errore fatto dall’accademia, dai partiti, da qualche associazione di precari. E non si sarebbe mai dovuto cedere alle pressioni che hanno schiacciato i ricercatori sulla didattica.

      Ora se ne può venire fuori solo:
      a. bloccando la gelmini (e cancellando la Moratti)
      b. facendo vere tenure track a td, su tanti posti, e che sostituiscano tutte le forme di precariato esistenti (compresi gli assegni di ricerca). Evidentemente per ottenere questo è necessario far ritirare i tagli… e convincere più di un parlamentare di maggioranza e opposizione

      Insomma, tutte quelle cose che sono state dette più volte anche al PD e che non hanno voluto recepire (almeno quella parte del Pd che poi prende le decisioni… non dimentichiamoci chi è e dove lavora la Carrozza!

      Forse, però, c’è ancora tempo…. per qualche emendmento dell’ultimo momento!

    • insorgere scrive:

      c’è una cosa buona tra le tante vaccate proposte dal PD, è la proposta di abbassamento dell’età pensionabile a 65 anni (e 40 di contributi) per tutte le fasce. ciò porterebbe nelle casse del sistema universitario subito un MILIARDO di euro. è costringerebbe al ricambio generazionale.

      va segnalato però che la norma, originariamente scritta da APRI e Via-Academy, prevedeva l’obbligo di stanziare la maggioranza dei soldi risparmiati nel reclutamento di giovani. curiosamente questo comma è andato perso nella trascrizione: lost in copy and paste.

    • Gianluca scrive:

      “Curiosamente” …🙂

      Concordo pienamente con la proposta sul pensionamento fatta da APRI e Via-Academy; il problema e’ che dovrebbe accompagnarsi con la rimozione del blocco del turn-over al 50% (che la 133/2008 prevede fino al 2012), altrimenti meta’ di quelle risorse, se gli emendamenti fossero accettati, non potrebbero essere spese per il reclutamento.

      • fulvio scrive:

        e dovrebbe pure accompagnarsi con la norma che impone di utilizzare le risorse per reclutamento dei ricercatori. Altrimenti mandiamo gente in pensione per far fare cassa a Tremonti o per fare passaggi di carriera!

        • insorgere scrive:

          concordo con gianluca e fulvio. noi un vincolo ad usare quei soldi per il reclutamento lo avevamo messo.
          ora quel che conta è stanare il ministro. ha dichiarato per mesi che vuole un ricambio generazionale, ebbene ora c’è sul tavolo una norma che lo consente e loro devono prendere posizione. vedremo un po’ come si evolve la cosa, dai primi sondaggi sarei moderatamente ottimista

  3. mesto scrive:

    il punto è che non si capisce il PD cosa voglia. La Ghizzoni dice A, la Carrozza poi fa B…. Ci sono evidentemente anime diverse che spingono in direzioni differenti e credo che la parte più forte sia quella che vuole un disegno di legge condiviso con la maggioranza che faccia piazza pulita dei “precari più maturi” per aprire la strada domani (così sperano) a più giovani. Tanto mica sono loro a finire in mezzo ad una strada dopo aver dato tanto per tanti anni…

  4. miriam scrive:

    Andrea, se si sono appiattiti sulla scomparsa dei ricercatori, siamo comunque massacrati. Con qualche buon emendamento, ma massacrati. Li metteremo assieme ai fiori sulle nostre tombe.

  5. andreamicc scrive:

    una prima considerazione: la nuova proposta del PD è molto mutata rispetto anche solo ad un anno fa. Viene attribuita centralità alla questione precariato, alla ricerca, al ringiovanimento del mondo accademico quando in passato si trattava di questioni solo accennate o del tutto eluse.Vengono riconosciuti diritti ad un universo di lavoratori che finora ne sono stati privi,e si riqualifica il dottorato di ricerca, questione tutt’altro che trascurabile. Si richiedono maggiori finanziamenti, si cerca di e dare maggiore concretezza al diritto allo studio.
    Questa, a mio avviso, è una vittoria soprattutto per chi, come tanti compagni della FLC ma non solo, ha lottato per accendere i riflettori su diritti, istanze e prospettive di una categoria debole come quella dei ricercatori precari. A me pare un indubbio cambiamento di paradigma.Ed è stato merito nostro. Ci sono certamente passaggi discutibili, ma la direzione intrapresa è comunque promettente. Saluti e un po’ di meridionale ottimismo

  6. gazao scrive:

    Il ddl Gelmini fa fuori generazioni di studiosi col limite di 10 anni per cumulare Td e assegni di ricerca (anche quelli svolti prima dell’approvazione del ddl)!

    Al PD la questione del limite di 10 anni è stata sottoposta più e più volte, sia da parti interne al PD stesso che da parte della Flc Cgil (non ultima all’incontro romano).

    Evidentemente, nonostante le rassicurazioni date, su questa cosa la pensano come il governo…. Una vergogna. Macelleria generazionale! Ne sono co-responsabili!

  7. miriam scrive:

    Diciamoci la verità: nel 2005 i DS e la margherita fecero opposizione per finta alla riforma Moratti, in realtà i baroni che ispiravano la politica di quei partiti (soprattutto dei DS) erano ben felici della precarizzazione dei ricercatori. Per questo ora non si stanno opponendo all’abolizione dei ricercatori a tempo indeterminato. E siccome vogliono indorarci la pillola, ci propinano questa storia dei 100 milioni che sono la stessa cosa del milione di posti di lavoro di berlusconi nel 1994. Per di più li offrono per la maggior parte all’ope legis dei ricercatori attuali. Bel servizio.
    Questo è il nostro centrosinistra, bastano pochi anni per sposare le posizioni della destra (abolizione dei ricercatori) e pure i metodi (promesse da marinaio fatte dall’opposizione con soldi che non vedremo mai).

    Ora, se i partiti di centrosinistra si sono dedicati all’opposizione per finta alla riforma Moratti, probabile a questo punto che si stiano dedicando per finta ad ogni opposizione: Probabilmente sono d’accordo anche con il depotenziamento dell’articolo 18, con l’assalto alla giustizia…

    E i candidati governatori che vorrebbero farci votare fra due settimane? Probabilmente saranno favorevoli al nucleare anche se dicono il contrario, ai piani casa che devasteranno i nostri territori…

    Così si cancella ogni affidabilità e davvero non possiamo fidarci più di nessuno. Chi gli darà il voto con fiducia, a questo punto? L’affidabilità dovrebbe essere la prima cosa per un partito…

  8. Gattopardo scrive:

    La proposta del PD è semplicemente indecente. A quanto pare ha ragione chi parla dell’equazione: PD = PDL – L. Del resto sono rimasto sbigottito girando per strada e vedendo un manifesto elettorale che recita, tronfio: “Assegno di disoccupazione per i precari!”. Qui c’è tutto il PD attuale, cioè una cozzaglia di aziendalisti radical-chic con t-shirt del Che da 100 euro. Altro che sinistra! I poveri Zaccagnini e Berlinguer si staranno rivoltando nella tomba. Sfido a trovare le differenze col PDL e allora… tanto vale votare l’originale. Il Ministro Mussi e il Presidente Prodi, con tutti i limiti dimostrati, almeno sui fondamentali non mostravano crepe: posti straordinari (ancorchè pochi) e terza fascia di docenza. Ora di questo non c’è più traccia e per avere critiche significative al fenomeno del precariato e al DDL Gelmini bisogna stare a sinistra di Bertinotti o a destra di Storace. Spero che almeno il sindacato tenga duro, anche se sono ormai anni che è delegittimato ad arte, ultimamente sotto lo slogan ipocrita del merito. Ho paura che in questo contesto il destino dei precari sia segnato, e forse il peggio non l’abbiamo ancora visto. Saluti. Gattopardo

  9. lapidaria scrive:

    Unica proposta accettabile: fine del precariato nel settore pubblico.
    Il resto è un tentativo rabberciato di tamponare le falle aperte da Treu e Berlinguer.

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