Lombardia e Sistema Universitario nazionale . Il rischio della regionalizzazione è dietro angolo.

Mentre lo Stato, pur invocando l’importanza della formazione e della ricerca, ha ridotto ancora i finanziamenti, la società si faccia avanti per sostenere la formazione e la ricerca come antidoto alla crisi economica. Come ? Con una sorta di federalismo per l’Università come per la sanità e con l’ingresso della “borghesia illuminata” nel governo economico dell’Ateneo”.

Questo e’ solo un segmento dell’appello lanciato dal neo- Rettore, Stefano Paleari, dal palco del Teatro Donizetti per l’inaugurazione del 41° anno accademico dell’Università degli Studi di BERGAMO.

Il giovane Rettore ha inoltre aggiunto: “dal momento in cui un Ateneo svolge un servizio pubblico con elevate ricadute sulla collettività, ci sono le condizioni per un esperimento di welfare community che si affianchi al welfare state”.

Il suo intervento non si può di certo considerare una voce “fuori dal coro”! In Lombardia la prima fase di questa “Regionalizzazione dei processi” è iniziata da qualche anno ed ha già raggiunto un apice significativo con la firma dell’accordo quadro del luglio 2009 tra Regione Lombardia e i 12 Rettori delle università pubbliche e private della Lombardia, accordo che prevede, tra le tante situazioni, quella di uno stanziamento di 60 milioni di Euro finalizzato al finanziamento della cosiddetta “dote ricercatori”.

Se da un lato è comprensibile che a fronte di tagli statali al Fondo di finanziamento ordinario (FFO) gli Atenei sono obbligati a rivolgersi al territorio, alle istituzioni ed alle forze imprenditoriali locali, per cercare in primis di sopravvivere, dall’altro non e’ accettabile che passi il principio che sia il territorio a sostituire lo Stato nazionale nei suoi compiti “istituzionali” e nelle sue responsabilità costituzionali.

Non vi è dubbio che a seguito delle continue denunce di sprechi e distrazioni di fondi da parte degli Atenei sia doveroso e urgente aprire un dibattito sui criteri di erogazione dei finanziamenti e sulle pratiche di rendicontazione, tuttavia questo non può legittimare una continua e progressiva riduzione dei finanziamenti da parte dello Stato.

Oggi in Lombardia, anche se nessuno ancora parla d’intervento sostitutivo del territorio rispetto a quello istituzionale dello Stato, si va facendo largo l’idea di un’opera di “affiancamento” al sistema universitario nazionale da parte in particolare di Regione Lombardia.
Questo “scivolare” verso il basso dal livello di responsabilità da parte dello Stato trova terreno favorevole dentro i contenuti previsti dal DDL approvato di recente in Consiglio dei Ministri (cosiddetto DDL Gelmini) e che andrà in discussione nei prossimi mesi in parlamento, in quanto in esso è prevista una sostanziale messa in discussione nonché un forte ridimensionamento della stessa autonomia universitaria. Infatti, l’accentramento previsto di forti poteri nelle mani del Rettore e del Consiglio di Amministrazione può contribuire in modo determinante per l’apertura d’intese che rischiano di favorire derive istituzionali. Si tenga presente in proposito che i futuri Consigli di Amministrazione verranno nominati probabilmente dai Rettori e con il vincolo di una presenza pari ad almeno il 40% di componenti esterni all’Ateneo. E’ inoltre previsto un reale svuotamento di ruolo del Senato Accademico al quale verrà dato il solo compito della formulazione di proposte e pareri in materia di didattica e ricerca in raccordo con le strutture interne. In ultimo il Direttore Amministrativo si trasforma in Direttore Generale assumendo così una spiccata connotazione manageriale. Come si vede il rischio di snaturamento dell’identità istituzionale del sistema nazionale di alta formazione e ricerca è davvero grande.

Questo “fiorire” di situazioni nuove a livello territoriale nell’ambito del sistema universitario nazionale deve potere interrogare tutta la società civile, sindacato compreso. Non possiamo e non dobbiamo rischiare di rimanere semplici spettatori di questi processi.
Questa nuova situazione ci deve vedere impegnati in una grande opera di vigilanza sia verso le possibili e forti fughe in avanti e sia rispetto all’attuarsi della nuova dimensione regionalistica degli Atenei.
Di fronte a questo scenario non riteniamo più possibile il rinvio dell’apertura dei tavoli di confronto regionale al fine di verificare le disponibilità e i termini con i quali le istituzioni intendono sostenere il nuovo sistema universitario.

04-02-2010

FLC CGIL lombardia
http://www.flccgil.lombardia.it/cms/view.php?search=autonomia&action=search&search_dir_pk=1&dir_pk=10&cms_pk=2177

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