Quale progetto per l’università? Una discussione sul DdL Gelmini

 Alla Sapienza di Roma un dibattito appassionato e competente sulle politiche del governo per l’università organizzato dalla FLC Cgil. Non c’è riforma, ma tagli su tagli. Fine del sistema universitario nazionale e del diritto allo studio. Eppure di idee ce ne sono tante. L’auspicio che riparta un movimento riformatore ampio e motivato.

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3 risposte a Quale progetto per l’università? Una discussione sul DdL Gelmini

  1. valebioch scrive:

    Anche se ammetto di non essere riuscita a venire a Roma il 2… stavo leggendo il resoconto su: http://www.flcgil.it/notizie/news/2010/marzo/quale_progetto_per_l_universita_una_discussione_sul_ddl_gelmini

    Brutta storia l’entrata dei privati: “A nome del PD ha parlato anche Maria Chiara Carrozza che ha illustrato l’idea di università su cui lavora il suo partito: un’università pubblica fondata su ricerca e didattica con un finanziamento misto (il FFO, le regioni e privati)”!

    E poi, lasciate riagganciarmi anche al rischio di regionalizzazione dell’FFO. Car*, lo sapete che chi ha presentato la proposta di legge sul federalismo dell’FFO sono proprio i “cari” (si fa per dire….) Bresso e Bairati (candidati PD, rispettivamente presidente e assessore ricerca, alla Regione Piemonte)! Ebbene sì…. Lo sappiamo bene noi torinesi, perchè questa idea ce la propinano (e lo faranno di nuovo l’11 che ci hanno convocato per fare un po’ di campagna elettorale….) ogni volta (devo dire poche e inconcludenti per i precari) che li vediamo. Chissà che ne vogliono fare della tanto amata Costituzione!!!

    Forse dovremmo convincerci di più tutti noi precari (e non solo) che non basta rincorrere una sponda politica o limitarci a fare pressione sui politicanti perchè cambi la situazione dei precari; o per lo meno, se l’abbiamo fatto finora, dobbiamo RICONOSCERE CHE QUESTA STRATEGIA è STATA UN FALLIMENTO. La vera opposizione la possiamo FARE NOI NELLE PIAZZE E NEI RETTORATI OCCUPATI!

    E poi…. mi sento di riaprire la discussione, anche se conscia di riaprire un grosso argomento, sull’autonomia universitaria. Il solito quesito: “il dilagare del precariato selvaggio non è forse figlio dell’autonomia universitaria”????
    Non condivido il quadro fatto da:

    “Di governance e valutazione ha parlato Paolo Rossi, ordinario all’università di Pisa e componente del Cun. L’autonomia è l’unico strumento per avere un’università funzionante ed efficiente – ha detto. È questo il modello della grandi università anglosassoni, quelle alle quali si guarda con ammirazione. Il fallimento della nostra autonomia è causato dalla mancanza di risorse e di valutazione. La valutazione è la condizione necessaria per ottenere i fondi pubblici, essenzialmente pubblici, ha voluto precisare. Il 90% dei fondi per la ricerca di Harvard è di origine pubblica. Negli Usa, infatti, grandi agenzie pubbliche di finanziamento agiscono proprio in base alla valutazione dei risultati, cioè ex post.”

    Occorre forse guardare meglio ai modelli britannico e statunitense…e chiedersi se la ricerca di base sia stata tutelata oppure no.

    Ultimo punto…la nota che io cerco di valutare in positivo.

    Un collega torinese ha postato ieri la notizia sulle liste torinesi:
    “— Mar 9/3/10, Paolo Ariano ha scritto:

    Da: Paolo Ariano
    Oggetto: [uniricercaprecaritorino] Precari News
    A: “Precari” , “Torino, Precari” , “Precari” , precaridsp@yahoogroups.com
    Data: Martedì 9 marzo 2010, 14:48

    [….]

    2. Il rettore (a UNITO, ndr) in senato ha riportato quanto vi avevo già anticipato:
    per l’ultima tornata di bandi da Ricercatore per 58 posti hanno ricevuto
    1400 domande, si non è un errore sono millequattrocento, chiaro segnale
    che là fuori qualcosa non va …”

    E se questa iscrizione in massa ai concorsi fosse un segno di presa di coscienza dei precari…..? Resi conto che questa è (tra le) ultima/e possibilità di concorso per un RTI; che cercano di rompere quella spirale secondo cui solo il tuo prof ti può dire quando presentarti ad un concorso….. insomma, una presa di coscienza che il fondo lo stiamo toccando, che lavorare all’università non è più quel sogno idilliaco che credevamo? Di solito una presa di coscienza, perchè sia duratura e porti ad una svolta “RIBELLE”, deve ovviamente passare per una testa sbattuta o un fondo toccato (quindi l’aver realizzato l’aspetto negativo della notizia dei 1400, e cioè che l’Università ed il mondo del lavoro esterno non riescono ad assorbire tutti). Questo deve farci riflettere sulle nostre piattaforme per il futuro reclutamento…ma soprattutto per le EMERGENZE: licenziamenti dei precari della ricerca, gestire un transitorio, possibili richieste da fare agli enti per ricollocamento e ammortizzatori sociali.
    Spero di non essere stata troppo criptica….

    Quanti si sono stati gli iscritti negli altri atenei italiani? Che dite della mia ipotesi sulla presa di coscienza???
    🙂
    Vale

  2. ario scrive:

    magari la pubblichiamo in un post ad hoc, centrandola sulle cose che ci riguardano in maniera particolare?😉

  3. Leonida scrive:

    Un invito a leggere la relazione di Marco Broccati…

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